Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

i progetti finalizzati del CNR e le numerose iniziative di strutture centrali e perife riche dello stato che si sono rivolte a università e a centri di ricerca pubblici e priva ti. I flussi finanziari in gioco non sono esigui, anche se è difficile definirne la consi stenza. È stato tuttavia riconosciuto che, al di là di alcuni parziali risultati positivi, le cose non sono, in genere, andate molto bene. L ’ offerta venuta dall ’ università e dal CNR spesso non si è incontrata con la domanda della amministrazione, e, vice versa, è spesso accaduto che domande precise di servizi siano cadute nell ’ indifferen za dei centri di ricerca. Qualcuno ricorderà nella discussione sui progetti finalizzati la generale lamentela della assenza dell ’ amministrazione pubblica; taluni hanno ri tenuto che le cause di questi aspetti negativi fossero da ricercarsi o nella pigrizia e cattiva volontà del settore pubblico, oppure nella chiusura aristocratica del mondo della ricerca. Queste sono motivazioni parziali e insoddisfacenti; la situazione è più complessa, non si tratta solo di questioni soggettive. In realtà si assiste ad una divaricazione tra domanda ed offerta, e ciò per tre ordi ni di motivi: — mentre da parte dello stato si richiedono, per lo più, risposte utilizzabili in tempi immediati, la scienza in genere offre soluzioni in tempi più lunghi; — lo stato spesso richiede servizi, anziché conoscenza, sbagliando in tal modo gli interlocutori; — lo stato, una volta in possesso di eventuali conoscenze, spesso non è in grado di utilizzarle. Vi sarebbe anche da fare alcune riflessioni sul mondo scientifico-tecnologico, ma non è argomento da trattare in questa sede. In tali condizioni il rapporto con la scienza diviene piuttosto problematico. II caso dell ’ Irpinia è a tale proposito emblematico. Già prima dell ’ evento sismico erano disponibili conoscenze e tecnologie consolidate; l ’ acquisizione di esse da par te dell ’ amministrazione pubblica non è però divenuta strumento operativo; esse so no rimaste, come spesso accade, studi conoscitivi non utilizzabili in alcun modo. L ’ Irpinia è generalizzabile; salvo i casi in cui la «commessa scientifica» si configu ra come richiesta di un prodotto finito che comprende sia la fase conoscitiva che quella esecutiva, non vi è ricaduta nel reale delle conoscenze scientifiche. Si crea quindi o la ricerca da «cassetto», perché questa è la destinazione ultima del sapere, oppure la ricerca senza controllo e verifica, perché commissionata totalmente all ’ esterno delle strutture istituzionali. Quali le cause? Quale è il motivo per cui in linea generale lo stato (in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche) non è in grado di fare progetti di lungo respiro e neppure di inserirsi nel processo di produzione culturale come interlocutore qualifi cato? La ragione principale è da ricercarsi nello stato delle strutture pubbliche. Il nodo è la mancanza all ’ interno degli apparati pubblici di soggetti operativi capaci di uti lizzare il prodotto scientifico; mancano cioè all ’ interno della burocrazia statale le strutture cui trasferire l ’ innovazione. Il problema centrale non è tanto il cosa e il co me trasferire, ma a chi trasferire conoscenza. Oggi, in Italia, l ’ interlocutore del mondo scientifico è in genere l ’ uomo politico preposto ad una amministrazione, e non la struttura amministrativa che, al contra rio, è esclusa da tale rapporto. I consulenti scientifici esterni sono quasi sempre con sulenti dei «politici» e non i consulenti delle amministrazioni, che spesso li subisco no. E come se in una fabbrica l ’ innovazione fosse richiesta e trasferita solo dal e al consiglio di amministrazione, escludendo il corpo operativo della fabbrica stessa. Questo modo di operare deve essere totalmente ribaltato, anche perché i muta menti delle alleanze politiche portano a cambiamenti nelle composizioni dei gover ni e delle giunte, il che impedisce ogni continuità nel rapporto con la scienza (ogni governo si sceglie infatti i propri consulenti di fiducia). La continuità è essenziale e può essere garantita solo da strutture stabili, che non possono che essere gli apparati dello stato.

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