Problemi della transizione 1983
Cultura scientifica
Ciò pone problemi politici molto delicati, perché utilizzare ricerca vuol dire non solo saper operare, ma anche e soprattutto saper scegliere e decidere; se questo non è possibile, si rompe quella unità del processo conoscenza-trasformazione di cui si è parlato in precedenza; le strutture, private di autonomia decisionale, ricadono fa talmente nell ’ essere strumenti passivi, non protagonisti, e quindi ostili ad ogni pos sibile trasformazione e rinnovamento culturale. Tentare di ridare efficienza alle strutture statali significa quindi ridefinire le istanze e gli ambiti della decisione e scelta politica. 4. Il molo delle strutture pubbliche e dei dipendenti statali Le strutture sono ancora calibrate sul modello di stato ereditato dal passato: lo stato controllore. Apparati e procedure sono istituzionalmente tese non ad operare, ma a controllare che altri operino secondo le modalità previste. Manca al loro inter no ogni capacità di legarsi concretamente e attivamente ai processi di sviluppo che le leggi prodotte in questi anni hanno saputo esprimere. È da rimarcare che questo problema è stato largamente ignorato dalle forze politiche (anche spesso da quelle della sinistra) che, anziché calibrare gli obiettivi (leggi e programmi) agli strumenti necessari per realizzarli, si sono limitate solo al primo punto; questa è la principale causa del proliferare di leggi non attuate: di leggi da «cassetto». Non si è compreso a fondo che la legislazione recente nel suo complesso (sia per la parte riguardante la programmazione che per quella relativa alla gestione sociale) ha mutato profondamente la natura dello stato; non si è compreso che tale muta mento comporta una trasformazione di tutta l ’ amministrazione pubblica. Per rea lizzare la programmazione o per gestire lo sviluppo di una regione sono necessarie strutture efficienti ad alto livello tecnologico, dotate delle capacità e della possibi lità di intervenire nei processi in atto con decisione e rapidità. E inderogabile perciò una riforma dello stato che dia tale possibilità; una riforma che non si deve però so vrapporre al vecchio con normative rigide , ma al contrario che consenta la massima flessibilità di intervento e di auto-correzione. Ciò da un lato significa dare alle strutture «riformate» un potere di decisione e di autonomia, e, dall ’ altro, significa ristudiare forme nuove di controllo sociale e de mocratico. Tenuto conto dell ’ attuale situazione italiana, della «occupazione» dello stato da parte dei partiti politici di governo, questi obiettivi non sono certo cosa da poco. Si parla spesso di ridare potere alle istituzioni; da più parti si invoca l ’ eliminazione della lottizzazione diffusa, ma spesso tale invocazione è solo moralistica, e ciò non basta. Bisogna ricordare che se c ’ è un lottizzatore c ’ è anche un lottizzato. E se vince il primo, ciò è dovuto anche alla debolezza del secondo. Il lottizzato, cioè la strut tura pubblica, trae la sua debolezza dalla incapacità nel dirigere (si parla a scanso di equivoci di incapacità strutturali, che non coinvolgono le capacità dei singoli) ed è quindi facile esautorarlo delle sue prerogative. Non basta invocare la restituzione del potere alle istituzioni che ne hanno diritto, ma bisogna fare in modo che esse possano costruirsi le capacità di gestirlo. Ciò vuol dire cambiare radicalmente politica e comprendere che il fenomeno del la lottizzazione è un dato strutturalmente legato alla debolezza degli apparati pub blici; che esso non è un aspetto patologico, ma un dato fisiologico della situazione attuale. Volendo parlare per paradossi si può dire che la lottizzazione è oggi l ’ unica forma e l ’ unico ambito di decisione. Se si vuole cambiare, la via da seguire è quella di lavorare per costruire le capacità operative e il livello culturale di tutto l ’ apparato pubblico. Poiché le strutture sono fatte di uomini, è necessario parlare anche dei milioni di addetti che operano nei settori pubblici. Si è parlato spesso di tali categorie, in ma niera alterna, mai lusinghiera (dimenticando spesso le cause storiche del loro deca dimento); sono state proposte politiche salariali, qualifiche funzionali, progetti di
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