Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mi anni, prodotte in oltre 90 paesi del mondo, con l ’ URSS largamente maggiore produttore mondiale (ca. 150 milioni di tonn./anno) davanti ad USA e Giappone che con 100/110 milioni di tonn./anno si alternano al secondo posto in funzione dell ’ andamento economico annuale. Nel 1982 sia la produzione mondiale che quella dei singoli paesi è stata largamente inferiore alle cifre fin qui riportate a cau sa dell ’ approfondirsi della crisi economica; le prime stime parlano di circa 660 mi lioni di tonnellate prodotte nel mondo nel 1982. Dal 1974, mentre la tendenza alla proliferazione dei paesi produttori è continua ta, l ’ aumento della produzione mondiale si è praticamente arrestato; essa si è stabi lizzata, salvo anche larghe fluttuazioni annuali, attorno alle 700 milioni di tonn./anno. Questi due fenomeni comportano una progressiva perdita di posizioni produttive da parte dei tradizionali paesi industrializzati (Europa Occidentale ed USA in particolare), mentre guadagnano posizioni sia i paesi social-comunisti (Est Europeo, Nord Corea, Cina) sia i paesi di nuova industrializzazione quali Sud Co rea, Formosa, Brasile, Spagna, Messico ecc. In pratica la siderurgia mondiale si presenta come una industria oramai matura, con produzione totale stabilizzata (anche se fluttuante) che tende a spostarsi verso i paesi di recente industrializzazione in via di sviluppo e verso i paesi socialisti. Questa fase non è nuova; anzi è la tipica fase di un prodotto «maturo», già vissuta da altri prodotti industriali: i paesi più industrializzati e tradizionali produttori di acciaio possono salvare la loro industria siderurgica solo tramite un salto di qualità in termini di ricerca di prodotti più sofisticati e di una maggiore produttività con tecnologie ancora più avanzate. E comunque chiaro che i grandi paesi industrializ zati dell ’ occidente, e in particolare l ’ Italia, non possono certo rinunciare ad avere una industria siderurgica che bene o male sarà ancora per molto tempo se non la molla almeno la base indispensabile per una buona parte dell ’ industria del paese. Si pone quindi il problema sia attuale sia di prospettive future sul tipo di indu stria siderurgica che deve avere un paese industrializzato. Quale modello produttivo? La maggiore svolta nella siderurgia mondiale si ebbe a metà del secolo scorso con l ’ invenzione del processo Bessemer per produrre acciaio: esso permise di arrivare a produrre rapidamente enormi quantità di acciaio a prezzi decisamente bassi o addi rittura trascurabili rispetto al passato. Qualche anno dopo esso venne migliorato con l ’ introduzione di un processo analogo (processo Thomas), basato sugli stessi principi (insufflaggio di aria nella ghisa fusa) ma capace di utilizzare il tipo di ghisa fosforosa che si otteneva negli altiforni col minerale prevalente nell ’ Europa conti nentale e in Gran Bretagna. Con l ’ introduzione di questi processi di produzione di massa dell ’ acciaio si pose subito, non per motivi ecologici ma economici, il problema del recupero dei rotta mi di ferro ed acciaio: ciò sia per la grande quantità di rottame che si ha durante la stessa produzione siderurgica sia perché i manufatti d ’ acciaio prodotti dall ’ indu stria meccanica sono notoriamente soggetti a deperimento per corrosione, obsole scenza, rotture, ecc. , e ciò comporta una forte quantità di rottame: basti pensare al la rotomazione di auto, navi e vario altro macchinario. Il problema del riutilizzo del rottame viene risolto pochi anni dopo l ’ introduzione del processo Bessomer con l ’ invenzione del processo Martin-Siemens (1864): questo processo ha dominato nel la siderurgia mondiale per oltre 100 anni, cioè fino agli anni ’ 60 di questo secolo. Dal punto di vista del recupero del rottame l ’ industria siderurgica si può conside rare una delle più sensibili, fin dalle sue origini, al riutilizzo delle risorse conse guendo un grande risparmio di energia e anche un vantaggio ecologico, perché con sente di evitare cataste enormi di rottame. Dal punto di vista del consumo energeti co l ’ acciaio ottenuto partendo dal rottame richiede circa un terzo dell ’ energia ne cessaria per produrre acciaio da minerale.
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