Problemi della transizione 1983

Prospettive della siderurgia

nazione, di piccole e medie dimensioni (100-500.000 tonn./anno di capacità pro duttiva) per i così detti prodotti lunghi: tondo per cemento armato, barre, travi, profilati vari e molti acciai speciali. Questi impianti in futuro saranno sempre più basati, oltre che sul rottame, anche sulla riduzione diretta. I giganteschi impianti a ciclo integrale potranno essere integrati da centri di se conde lavorazioni, che possono però anche essere piazzati più vicini alle zone di uti lizzo, quali linee di rivestimento, linee di taglio e centri di finitura in genere. II rapporto fra i due tipi di impianto può essere pressoché paritario ma può anche variare in funzione del tipo di sviluppo economico del paese: se un paese produce o vuole produrre molte auto e navi dovrà ovviamente privilegiare il primo tipo di im pianto; se invece vuole produrre più ponti, strade, case, palazzi dovrà favorire il se condo tipo; in genere il rapporto dovrebbe essere nell ’ ambito di un 40/60 o 60/40. Produzione d ’ acciaio in Italia In base ai criteri sopra descritti vediamo come si può pensare di impostare la pro duzione di acciaio in Italia. Il consumo, pur soggetto a forti fluttuazioni, varia da 20 a 25 milioni di tonn./anno. Questo significa una produzione a ciclo integrale che può andare da un minimo di otto ad un massimo di 15 milioni di tonn. / anno. Tenuto conto che esiste in Italia il moderno impianto di Taranto che ha una capa cità di 10,5 milioni di tonn./anno, appare chiaro che rimane spazio per uno o al massimo per due altri impianti minori, della capacità di 2/3 milioni di tonn./an no; ora in Italia di tali impianti ne esistono tre (Bagnoli-Napoli, Piombino, Genova-Cornigliano). Molto probabilmente almeno uno dei tre nel medio o lungo periodo dovrà sparire. Oggi sembra farsi strada la tendenza che porta alla chiusura del ciclo integrale di Genova-Cornigliano; a mio avviso una simile linea di azione è svantaggiosa in quanto tende a concentrare la produzione solo nel Sud d ’ Italia. Se da un punto di vista politico-sociale si può certamente capire che si tenti di te nere almeno questa grande industria nel Sud sottosviluppato, dal punto di vista economico-manageriale la concentrazione di queste produzioni nel Sud crea: da una parte gravi problemi di economicità nelle gestioni aziendali, data la distanza dei centri di produzione da quelli di consumo (concentrati nel nord del paese); si introducono così, anche per il mercato interno, oneri di trasporto che possono aggi rarsi almeno attorno al 10% del costo totale del prodotto finito e che possono quin di gravare pesantemente sui bilanci aziendali; dall ’ altra parte proprio per questi maggiori costi di trasporto e per i tempi più lunghi ad essi connessi, si facilita il compito della concorrenza da parte delle ferriere europee, che in molti casi finisco no per avere i loro impianti più vicini ai centri di consumo del Nord Italia di quanto non lo siano quelli italiani di Taranto e Bagnoli. Infine esiste un principio strategi co generale: è errato concentrare in un ’ area troppo ristretta tutta la produzione a ci clo integrale del paese. Pertanto, da un punto di vista strettamente manageriale e di economicità, la ten denza che sarebbe da attuare oggi in Italia nel campo del ciclo integrale siderurgico, sulla base dell ’ attuale situazione impiantistica sarebbe: — sfruttamento quantitativo fino ai suoi massimi di Taranto e suo continuo mi glioramento qualitativo e tecnologico; — ammodernamento di Genova-Cornigliano e Piombino per renderli competi tivi come Taranto; — chiusura del ciclo integrale di Bagnoli-Napoli. Una ulteriore razionalizzazione potrebbe addirittura portare alla chiusura di uno dei due centri di Piombino o Genova-Cornigliano, in funzione degli andamenti del mercato mondiale dell ’ acciaio nei prossimi anni. E chiaro che scelte di questo tipo, fatte sulla base di criteri strettamente economi ci e manageriali, possono essere invece errate da un punto di vista politico e sociale: però se prevalgono questi criteri, occorre che sia ben chiaro dall ’ inizio quanto essi

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