Problemi della transizione 1983
Innovazioni tecnologiche
commercializzare la sua invenzione. Cioè, nel linguaggio di oggi, di introdurre una innovazione tecnologica. Ma l ’ impresa era molto costosa e Gutenberg dovette ricor rere nel 1450 e poi ancora nel 1452, ai prestiti del finanziere Johannes Fust. Nel 1455, in un perfido processo, Fust rovinò finanziariamente Gutenberg ed entrò in possesso della «casa editrice»; la stampa della Bibbia mazarina (circa 200 esemplari) terminò nel 1456. Nei dieci anni successivi gli artigiani tedeschi introdussero la ri voluzionaria innovazione in molti paesi europei, in alcuni dei quali in breve tempo l ’ industria della stampa divenne fortemente competitiva con quella tedesca. La storia della diffusione della stampa fornisce alcuni elementi utili sul processo di innovazione tecnologica: a) l ’ inventore in genere non è in grado di garantire da solo l ’ innovazione tecnologica perché non sa valutare gli ostacoli da superare per la realizzazione della produzione su vasta scala: si deve infatti a Fust, buon imprendi tore, la gestione efficiente della stamperia; b) i primi innovatori possono essere su perati dai loro imitatori successivi: Venezia in breve tempo divenne un centro di stampa ben più famoso di quelli tedeschi; c) il costo per sviluppare l ’ invenzione in un prodotto commerciale è elevato; la disponibilità di capitale fu l ’ elemento essen ziale che determinò il successo di Fust; d) il trasferimento degli specialisti è uno de gli elementi importanti per la diffusione di una tecnologia. Fu un artigiano tedesco a introdurre la stampa a Venezia, dietro l ’ impegno del senato veneziano che per cinque anni egli avrebbe avuto il monopolio e che per lo stesso periodo non sareb bero stati importati libri stampati altrove. Questo sembra uno dei primi casi di bre vetto (1469); e) la situazione culturale del paese è una condizione importante per accogliere e sviluppare una nuova tecnologia; il differente sviluppo della stampa in Italia e nell ’ impero Ottomano, dove la nuova tecnica si diffuse solo due secoli più tardi, ne è la prova. Venendo ai giorni nostri, è noto che l ’ invenzione fondamentale nel campo dell ’ elettronica a stato solido, il transistor, è stata fatta nel 1947 dai ricercatori ame ricani dei Laboratori Bell, e che ancora a ricercatori americani si deve la maggior parte dei brevetti fondamentali nello stesso settore; tuttavia oggi l ’ industria giap ponese dei beni di consumo basati sull ’ elettronica a stato solido (circuiti integrati, ecc.) compete con successo con quella americana sui mercati internazionali. 2. Il caso giapponese Esso merita un ’ attenzione particolare per le sue peculiarità rispetto ad altre espe rienze. Gli elementi alla base della capacità delle aziende giapponesi di rispondere con prontezza alle nuove opportunità commerciali sono l ’ eccellente management e l ’ engineering, insieme alla stretta relazione fra business e governo. Invece di con servare la base industriale pre-esistente, il Giappone si è proiettato nel futuro; par tito, negli anni ’ 50, da prodotti come vestiti, scarpe, giocattoli, passato negli anni ’ 60 a industrie ad alta densità di capitale (acciaio, cantieri navali), quindi ad auto mobili e TV, si è infine assestato nell ’ ultimo decennio sui prodotti ad alta tecnolo gia, circuiti integrati, macchine utensili a controllo numerico, elaboratori elettroni ci. In Giappone esiste una forte rete informativa sulle strategie del mercato che lega aziende, banche e agenzie governative. La politica tariffaria è stata usata con deci sione per proteggere l ’ industria emergente fino a che essa avesse raggiunto la forza di competere sui mercati internazionali. Il Giappone ha saputo sviluppare una politica industriale organica e articolata, dove gli interessi delle grandi imprese vengono armonizzati dal MITI, un supermi- nistero dell ’ industria e del commercio internazionale 2 . Il MITI, istituito nel 1925,
2 C halmers J ohnson , MITI and thè Japanese Mtracle: Thè Growth of Industriai Policy, 1925-1915, Stanford University Press (1982).
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