Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

stato operaio. I più vecchi tra noi si ricordano bene di questa fiducia tra operai e in tellettuali, fortificata dall ’ immunità sovietica alla crisi mondiale e dalla funzione chiaramente liberatrice dell ’Urss soprattutto nell ’ epoca dell ’ antifascismo. Ma la si tuazione è cambiata negli ultimi trent ’ anni, e adesso è evidente che il socialismo realmente esistente — e io non voglio negare la sua esistenza né i suoi risultati im pressionanti — non corrisponde, in molteplici suoi aspetti, né all ’ ideale socialista tradizionale, né ad una vita accettabile per la maggioranza della popolazione occi dentale, compresa la classe operaia nell ’ anno 1982. E un complesso di sistemi con gravi problemi e crisi, inferiori in gran parte (materialmente e culturalmente) all ’ occidente. Si impone quindi una riflessione fino ad ora trascurata sull ’ evoluzio ne storica delle società post-capitalistiche — e ce ne sono adesso parecchie — sulla loro problematica concreta, sui vari modi di transizione, e soprattutto sul contenuto di quel socialismo che noi invitiamo il mondo a costruire cioè sul pensiero marxista sul socialismo. Né il marxismo, né le varianti differenti del socialismo neo-marxista sono in gra do di rispondere a tali questioni, sia perché nel caso comunista il socialismo costrui to sotto direzione dei partiti marxisti non è quello che piace a noi, e che vogliamo costruire noi, sia, nel caso socialista, perché ciò che è stato costruito non è nessun ti po di socialismo, ma soltanto qualcosa di molto più modesto. 4. Questa crisi triplice nelle relazioni tra teoria e prassi, è stata messa in rilievo drammatico dalla crisi economica attuale, la più grave del sistema mondiale negli ultimi cinquant ’ anni. In questo momento, quando il capitalismo è pienamente incapace di superare le sue contraddizioni; anzi, quando vive sul terrore di un crollo economico mondiale e forse dell ’ ultima catastrofe di una guerra mondiale; in questo momento quando i governi, i banchieri, gli economisti, tanto keynesiani quanto monetaristi, non san no come uscire dalla crisi, anche noi ci troviamo nel buio: nell ’ impotenza e nel di sorientamento. La trasformazione socialista non è all ’ ordine del giorno di nessun partito serio della sinistra occidentale. Le forze della sinistra si trovano di fronte alla sfida di trovare una soluzione per la crisi del capitalismo che ha portato alcuni di es si al governo — in Francia, in Svezia, in Grecia, in Spagna — e fino adesso non hanno trovato soluzioni molto convincenti. Senza riuscire nel risanamento dell ’ eco nomia attuale, non saranno in grado di spingere avanti quelle riforme strutturali che potrebbero contribuire — e non si sa precisamente come — alla transizione ver so il socialismo. Si pone anche la questione: ma che socialismo? Queste osservazioni non sono un invito al pessimismo. Su molti aspetti la situazione delle sinistre oggi — soprattutto delle sinistre unite — pare ben meno nera che non, per esempio, negli anni 1930-35 e nel 1938-41. È piuttosto un invito a rispondere, alla luce dell ’ analisi marxista, alle questioni: Dove siamo? Quali sono le condizioni determinanti delle possibilità e delle limitazioni della nostra azione politica? Dove vogliamo andare? Che fare? 5. C ’ è tanto da fare. Vorrei in conclusione suggerire due punti, fra i molti altri, per una riflessione approfondita. Sono punti di interesse tanto teorico quanto prati co. Primo punto: la indagine sui limiti — e le capacità — dell ’ azione politica su sca la nazionale, inclusa l ’ azione dei singoli stati e governi, in una tappa dell ’ evoluzio ne in cui l ’ economia mondiale capitalista si sta internazionalizzando in un modo che non ha precedenti. Il senso pratico di tale indagine è evidente. Dal punto di vi sta economico, come possono i governi — di sinistra oppure altri — uscire dalla crisi con una politica limitata ai singoli paesi, protezionista o no? Come organizzare una azione coordinata su scala internazionale? E così via. Co me possono i sindacati nazionali difendere gli interessi dei loro membri in una si tuazione in cui le effettive decisioni economiche non sono prese dallo stato né da capitalisti nazionali, ma altrove? Dal punto di vista della politica internazionale è

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