Problemi della transizione 1983
Teoria e prassi nel marxismo
già chiaro che la lotta contro la guerra nucleare, cioè nel momento attuale contro la pericolosissima politica degli Stati Uniti, è effettiva nella misura in cui si è già svi luppata un ’ azione simultanea antinucleare in vari paesi, soprattutto europei, che ha già influito sulla politica di certi stati. Ogni azione efficace invece, dipende da una diagnosi della nuova situazione mondiale. L ’ internazionalizzazione dell ’ economia significa un certo grado di do minio delle imprese multinazionali, che sfuggono al controllo dei singoli paesi: ce ne sono 500 che — si dice — da sole controllano l ’ 8O % del commercio internazio nale (Gordon Tether, Times 8-12-82). Significa l ’ esistenza di mercati e di enti fi nanziari internazionali formalizzati o no, che rendono quasi incontrollabile il siste ma monetario e del credito internazionale. Significa inoltre uno spostamento geo grafico massiccio delle industrie fuori dal vecchio mondo industrializzato. È quindi una gravissima crisi per le classi operaie di questi paesi. Anche prima della fase di grave crisi, l ’ industria dell ’ acciaio era in difficoltà in tutto il vecchio occidente. Dove va la struttura dell ’ economia internazionale? Quali sono le sue implicazioni per la nostra azione? Un ’ analisi approfondita e si stematica si impone con grande priorità. Secondo punto: l ’ indebolimento delle classi operaie e delle organizzazioni col lettive dei cittadini in generale. Le prospettive politiche della sinistra e delle forze democratiche non sono negati ve. Le vittorie elettorali in Francia, in Spagna, in Svezia, in Grecia, l ’ hanno prova to. Esse però non sono più basate su partiti di massa operai o socialisti, fortemente strutturati, su «movimenti» nel vecchio senso di mobilitazioni permanenti e strut turate, ma piuttosto su spostamenti più o meno grandi, senza grande stabilità, dell ’ opinione pubblica nei vari ceti. E un fenomeno positivo, nel senso che apre delle possibilità alla sinistra di uscire dal suo ghetto politico e di mettersi ancora una volta alla testa delle nazioni. E negativo nella misura in cui mancano quei lega mi che assicuravano una volta la fedeltà dei sostenitori ai partiti e ai governi e, ciò che è più grave, la capacità di mobilitare la base, di ispirare l ’ azione democratica e autonoma. Nel 1936 la vittoria elettorale dei fronti popolari in Francia e Spagna si traduceva subito in un massiccio risveglio delle masse, in un aumento drammatico della forza sindacale. Dopo il 1980 non si è verificato in Francia niente di paragonabile. Invece di au mentare, i sindacati continuano a perdere aderenti. Tra governo di sinistra e cittadi ni c ’ è un gran vuoto, un vuoto che lascia aperte le possibilità di una nuova soluzio ne a destra. La relazione tra direzione e base nei partiti e nelle altre organizzazioni di massa, fra organizzazioni e masse, è cambiata. Ci sono eccezioni, ma anche nei partiti così fortemente radicati nelle loro classi operaie, come i laburisti lo erano in Inghilterra e il PCF in Francia, le conseguenze sono state drammatiche. Mi sembra chiaro che questa situazione riflette, in un modo o in un altro, le tra sformazioni avvenute nella società e nelle classi operaie degli ultimi decenni. E mi pare evidente che ci vuole uno sforzo sistematico per analizzare questa società tra sformata nelle sue dimensioni politiche, e soprattutto nella sua relazione con le va rie vecchie tesi dei marxisti sul ruolo esclusivo o centrale della classe operaia orga nizzata in movimento operaio nella lotta per la trasformazione sociale. Questo lavoro di ricollegamento tra teoria e prassi nel marxismo è tanto più ur gente perché, negli ultimi decenni, soprattutto nell ’ occidente, la teoria marxista si è in grande misura staccata dalla prassi. Da una parte per una concentrazione, tal volta eccessiva, sull ’ astrazione filosofica e sull ’ accademismo, dall ’ altra per un certo empirismo politico oppure per la ripetizione di vecchie parole d ’ ordine, assai spesso ridotte all ’ ala estremista del nostro movimento, in una collezione di frasi astratte. Questo non è mai servito e non serve. Bisogna ristabilire l ’ unità tra teoria e pras si. Non c ’ è altra base per questo che l ’ analisi con il metodo marxista della realtà concreta del mondo di oggi, in relazione stretta con la nostra concezione degli obiettivi della nostra lotta e dei compiti politici che ne derivano. Non vogliamo, non possiamo imporre le nostre speranze alla realtà. Vogliamo invece stabilire nella
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