Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

— «accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, vale a dire del proletariato stesso organizzato come classe dominante» 1 — e la loro congenialità ai caratteri della società che con la rivoluzione d ’ Ottobre realizzò il leniniano «Stato borghese senza borghesia» 2 : una società nella quale — lo rileverà Gramsci 3 — «lo Stato era tutto, la società civile era primordiale». Marx ed Engels avevano poi corretto il tiro anche in rapporto agli obiettivi del Manifesto', nella prefazione del ’ 72, «di fronte alle esperienze pratiche», avevano avvertito che «la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi propri fini» 4 . Ma già nello stesso Manifesto si erano mostrati gradualisti: avevano precisato che l ’ obiettivo sopra menzionato si sarebbe dovuto realizzare «a poco a poco», e con mi sure che «saranno diverse da paese a paese». Solo «per i paesi più progrediti» aveva no indicato, come misure immediate, la statizzazione della terra, del credito, dei trasporti; mentre parlavano solo di «aumento delle fabbriche nazionali», insieme alla misura di una «imposta fortemente progressiva» che, chiaramente, presuppone va la permanenza di grandi fonti di ricchezza in mani private 5 . Ancora: nella prefazione all ’ edizione russa del 1882 essi avvertivano che, in Rus sia, l ’ ordinamento capitalistico e la proprietà fondiaria borghese si stanno «forman do solo ora»; e sentivano il bisogno di porre l ’ interrogativo se la comunità rurale russa «potrà passare direttamente a una più alta forma comunistica di proprietà ter riera, o dovrà attraversare prima lo stesso processo di dissoluzione che costituisce lo sviluppo storico dell ’ occidente». All ’ interrogativo davano una risposta (trentacin- que anni prima della rivoluzione d ’ Ottobre) che appariva, allora, «la sola risposta oggi possibile». Era una risposta che esponeva questa condizione: solo «se la rivolu zione russa servirà di segnale ad una rivoluzione operaia in Occidente, in modo che entrambe si completino» 6 . Questa condizione storica non si realizzerà: verrà a man care quel necessario «completamento» che, in ipotesi, avrebbe potuto fare della ri voluzione russa il «punto di partenza di una evoluzione comunista». Qui sta la ra gione profonda di quella constatazione che, con singolare coincidenza di termini, sarà formulata in tempi e luoghi diversi (dalle lettere di Gramsci ai documenti dei comunisti jugoslavi, al recente giudizio di Enrico Berlinguer, maturato sulla scia degli eventi polacchi) come l ’ esaurimento della «forza propulsiva» della Rivoluzio ne d ’ Ottobre 7 * * * . Evoluzione ci fu, ma fu tutta in Oriente. Condusse, nella società sovietica, a quel «socialismo di Stato» entro il quale furono rapidamente bruciate le tappe del cauto gradualismo suggerito dallo stesso Manifesto. Il modello del socialismo di Stato si propagò; ma si propagò seguendo le sue vie naturali, quelle dell ’ Oriente, come

zione capitalistica e non ritardarla con riforme giuridiche. Su questa vicenda si veda ora l ’ edi zione postuma di G. SOLARI, Socialismo e diritto privato, Milano, 1980, p. 162 ss. 6 M arx -E ngels , Manifesto, cit., p. 37. 7 Queste le parole dettate da Gramsci nel 1926 in una lettera rivolta al Comitato centrale del Partito comunista sovietico: «voi siete stati, in questi nove anni di storia mondiale, l ’ elemento organizzatore e propulsore delle forze rivoluzio narie di tutti i paesi (...)• Ma voi oggi state di struggendo l ’ opera vostra, voi degradate e correte il rischio di annullare la funzione dirigente che il Partito comunista dell ’ URSS aveva conquistato per l ’ impulso di Lenin; ci pare che la passione violenta per le quistioni russe (...) vi faccia di menticare che i vostri doveri di militanti russi possono e debbono essere adeguati solo nel qua dro degli interessi del proletariato internaziona le» (in Opere di Antonio Gramsci, La costruzione del partito comunista, 1923-1926, Torino, 1978, p. 128).

1 Cito da MARX-ENGELS, Manifesto del partito comunista, a cura di F. Ferri, 15 a ed., Roma, 1976, p. 87. 2 L enin , Stato e rivoluzione , a cura di V. Gerra- tana, Roma, 1970, p. 175. 3 G ramsci , Quaderni del carcere, II, Torino, 1975, p. 866. 4 M arx -E ngels , Manifesto, cit., p. 33, dove è citata, per il più diffuso sviluppo del concetto, Lz guerra civile in Francia. 5 MARX-ENGELS, Manifesto, cit., p. 88. Va qui segnalato che, dei dieci punti in cui si riassumeva quel programma, il più drastico appariva il pun to 3, «abolizione del diritto di eredità»; ma al Congresso dell ’ Internazionale del 1869 a Basilea Marx giudicò la formula «falsa in teoria e reazio naria in pratica», essendo l ’ avvento del sociali smo condizionato dall ’ evoluzione completa del capitalismo, onde bisognava favorire l ’ accumula

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