Problemi della transizione 1983

Marx e la transizione

modello adattabile a quelle regioni del pianeta che via via si emancipavano dal co lonialismo ed alle quali l ’ eredità coloniale aveva lasciato, insieme ad una società ci vile «primordiale», una concentrata struttura di potere. Per queste vie del Terzo e del Quarto mondo — bisogna dirlo chiaro e tondo — il modello ha ricevuto le più incredibili applicazioni, è servito da vessillo alle più disparate e discutibili cause; e la stampa mondiale (dal momento che nessuno ha il copyright del marxismo) si sente oggi autorizzata a parlare, con assoluta disinvoltura, di «regimi marxisti» e, addirittura, di «truppe marxiste». Quale rapporto c ’ è fra Marx e simili «marxismi»? Probabilmente, lo stesso rapporto che intercorre fra Machiavelli e il machiavelli smo, ossia nessuno. Altre strade, invece, si sono rivelate innaturali, in conflitto con il grado di svilup po della società. Il giudizio è offerto dall ’ esperienza storica: quel modello ha provo cato ripetute reazioni di rigetto quando è stato imposto, come è accaduto dopo la seconda guerra mondiale e gli accordi di Yalta, in paesi affacciati Sull ’ Occidente, dalla Polonia alla penisola balcanica. Sono vicende ben note, come è altrettanto no to che i consensi raccolti dai partiti comunisti dell ’ Europa occidentale, al di là del confine segnato dagli accordi di Yalta, si sono rivelati direttamente proporzionali al loro distacco dal modello nato con la rivoluzione di ottobre, restando soprawanzati dai partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti dove quel distacco non c ’ è stato o ha tardato ad arrivare. 3. Il «Capitale» oggi Non c ’ è un passo del Capitale, un solo passo, nel quale la proprietà statale dei mezzi di produzione si trovi menzionata come forma propria di una società sociali sta o di una società di transizione al socialismo. Bastino qui le seguenti rapide con statazioni: a} lo Stato non figura mai nei discorsi sulla società socialista, o di quella di tran sizione: a volte le forme della complessiva organizzazione sociale sono lasciate del tutto impregiudicate ed il soggetto agente è genericamente indicato nella «società» tout court. Così: «la società ripartisce forza-lavoro e mezzi di produzione nelle di verse branche» 8 ; «la società deve calcolare in precedenza...» 9 ; «la società controlla efficacemente la produzione regolandola in anticipo» 10 . Altre volte soggetti agenti sono i «produttori associati»: così quando si ipotizza che «la forma capitalistica della società sia abolita e che la società sia organizzata come una associazione cosciente e sistematica» 1 ’ ; o quando, riguardo al rapporto fra l ’ uomo e la natura, è detto che «i produttori associati regolano razionalmente questo loro ricambio con la vita, lo por tano sotto il loro comune controllo» 12 ; b} l ’ antitesi alla proprietà privata non è, coerentemente, la proprietà statale dei mezzi di produzione, ma la loro «proprietà sociale», ossia «nelle mani dei produtto ri associati» 13 ; così come l ’ antitesi al «potere privato del capitalista» sono le «condi zioni di produzione sociali, comuni, generali» 14 . A volte proprietà sociale diventa proprietà collettiva o proprietà comune: «possesso collettivo della terra e dei mezzi

14 Ibidem, III, 1, p. 322.

8 MARX, Il capitale , I, 2, a cura di R. Panzieri, 7 a

ed., Roma, 1973, p. 14. 9 Ìbidem, II, 1, p. 332.

10 M arx , Il capitale, I, 1, a cura di D. Cantimo ri, 7 a ed., Roma, 1973, p. 235. 11 Ìbidem, III, 2, a cura di M.L. Boggeri, 7 a ed., Roma, 1973, p. 59

12 Ìbidem, III, 2, p. 232. 13 Ìbidem, III, 2, p. 126.

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