Problemi della transizione 1983
Marx e la transizione
ciali? Ancora: in questo superamento, ad opera del Marx del Capitale, della origi naria scomposizione della società capitalistica in proprietari e lavoratori, e nella identificazione di un emergente ceto di nuovi dirigenti non proprietari, destinato a svilupparsi in connessione con le esigenze della produzione capitalistica, c ’ era la scoperta in nuce di quel fenomeno di stratificazione sociale che, ai nostri giorni, si è dilatato nella cosiddetta «complessità sociale», ossia nella crescente complessità tec nologica del processo produttivo e nella conseguente proliferazione delle classi in termedie fra classe proprietaria e classe operaia. Certo manca nel Capitale il senso delle proporzioni che il fenomeno avrebbe assunto (fino a collocare la classe operaia nella posizione di classe numericamente minoritaria). C ’ è però l ’ intuizione del principio generatore di questa complessità, della immanenza di quella che oggi si definisce come «società post-industriale» alle esigenze di riproduzione del capitale. Ecco un ’ altra domanda: quanta consapevolezza c ’ è stata, nell ’ analisi critica e nella progettazione strategica, di questo rapporto fra l ’ odierno capitalismo post industriale e i marxiani momenti necessari della transizione? 4. Marx ed il «socialismo reale» Bisogna ora formulare questa constatazione, che a cent ’ anni dalla morte di Marx non esiste, sulla faccia del nostro pianeta, altro modo di produzione che non sia quel «modo di produzione combinato», generato dalla rivoluzione industriale, che si basa sulla separazione del lavoratore dalla proprietà dei mezzi di produzione. La constatazione vale anche per i paesi del «socialismo reale». Qui Marx serve per espri mere un giudizio sulle strategie messe in campo con l ’ obiettivo di eliminare o, quanto meno, di ridurre quella separazione, per tendere ad una «società organizza ta come un ’ associazione dei produttori cosciente e sistematica». Alcune formule marxiane sono però da aggiornare alla luce dell ’ esperienza. In tanto non è più sufficiente parlare di «appropriazione privata del prodotto sociale»: bisogna parlare, piuttosto, di «appropriazione proprietaria», giacché le repliche del la storia hanno messo in clamorosa evidenza che la lotta all ’ appropriazione privata può condurre ad un risultato negativo, all ’ abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, ma non necessariamente ad un risultato positivo, alla socia lizzazione della produzione; e può convertirsi in un ’ altra forma di espropriazione dei produttori, all ’ appropriazione statale del prodotto sociale. Il punto dolente re sta l ’ alienazione del lavoro: alienarlo ad un proprietario pubblico, anziché privato, è una ben magra consolazione. E non è neppure una consolazione se il prezzo di una economia statizzata è la sottoccupazione delle risorse materiali ed umane, il ri tardo nello sviluppo complessivo della società. Analizzo, con la brevità imposta dallo spazio assegnatomi, il modello di società di transizione al socialismo nato dalla rivoluzione d ’ Ottobre e poi recepito, con marginali varianti, nei paesi socialisti dell ’ Est europeo ed asiatico (accolto anche in Jugoslavia fino alla legge costituzionale del 1953 e poi superato per fasi successive, l ’ ultima e più significativa delle quali è la Costituzione del 1974, seguita dalla leg ge sul lavoro associato del 1976). Il modello poggia, fondamentalmente, su questi principi cardine: a} abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e trasferimento della loro proprietà allo Stato; Z») attribuzione del potere statale alla classe operaia e alle altre classi lavoratrici. Il primo principio è di valore negativo: importa la soppressione dell ’ appropria zione privata del prodotto sociale, il superamento del capitalismo; il secondo ha va lore positivo, tende alla costruzione del socialismo, dell ’ autogoverno dei produtto ri; determina l ’ attribuzione della proprietà dei mezzi di produzione, per il tramite intermedio dello Stato, alle classi lavoratrici. La combinazione dei due principi spiega l ’ affermazione contenuta nella generalità delle costituzioni di questi paesi, e ripetuta nell ’ ultima Costituzione sovietica come nell ’ ultima Costituzione cinese, secondo la quale la proprietà statale dei mezzi di produzione è la fondamentale for
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