Problemi della transizione 1983

Marx e la transizione

dando il principio della «combinazione» fra pianificazione statale centralizzata e autonomia decisionale delle imprese e individuando il criterio di questa combina zione nel «calcolo economico» degli utili e delle perdite. All ’ antico rapporto di su bordinazione delle imprese agli organi statali di piano è così sostituito un rapporto dialettico, che abilita le imprese a discutere le direttive di piano ed a sollecitare le modificazioni che il calcolo degli utili e delle perdite rende necessarie. Per evitare, d ’ altra parte, che la autonomia decisionale delle imprese degeneri a sua volta in un governo tecnocratico delle unità produttive, per altro verso lontano dai principi dell ’ autogoverno dei produttori, si sono attribuiti vasti poteri di controllo sulla ge stione ai collettivi dei lavoratori e poteri di informazione e di ispezione ai singoli membri dei soviet. La resa di questi correttivi è stata di fatto insensibile. Non basta, a fare un merca to, l ’ esistenza di una pluralità di imprese dotate di una più o meno estesa autono mia decisionale rispetto allo Stato e poste in grado di agire in competizione tra loro. Questa è una condizione necessaria per instaurare un mercato, ma non è ancora una condizione sufficiente. Può tutt ’ al più evitare che la pianificazione statale degeneri in governo burocratico dell ’ economia; non può, però, scongiurare il rischio che l ’ autonomia decisionale delle imprese degeneri, a sua volta, in governo tecnocratico delle unità produttive. Un ’ altra condizione è necessaria per costituire un mercato: bisogna che tutte le funzioni del processo economico, e non solo la funzione im prenditoriale, siano organizzate secondo regole di mercato. Mi riferisco ai rapporti di finanziamento delle imprese (mercato del risparmio), ai rapporti fra imprese e consumatori (mercato del consumo); e mi riferisco anche ai rapporti che investono l ’ erogazione della forza-lavoro (mercato del lavoro). La separazione del lavoratore dal controllo dei mezzi di produzione è, in ogni modo di produzione combinato (e a tutt ’ oggi, ripeto, non ne esistono altri né all ’ Ovest né all ’ Est), un dato di fatto che si potrà attenuare e ridurre (ad esempio, con l ’ autogestione in atto nella Jugo slavia), ma non eliminare. E allora si comprende che parlare di mercato del lavoro ha senso anche nei paesi socialisti; che neppure là si può negare ai lavoratori la pos sibilità di negoziare le condizioni e il prezzo di erogazione della forza-lavoro. Que sto è, precisamente, il senso della battaglia combattuta dagli operai polacchi per un sindacato indipendente e per il diritto di sciopero. L ’ ostacolo che si è frapposto, in quei paesi, all ’ instaurazione di un mercato nel si gnificato più esteso dell ’ espressione è stato la convinzione della necessaria unità or ganizzativa, rappresentativa e operativa della classe operaia. Questa unità indivisi bile doveva essere lo Stato, e non poteva essere che lo Stato. Ora in questa convin zione si stanno aprendo brecce: i primi passi sono stati compiuti in Jugoslavia, e non alludo al fatto in sé della soppressione della proprietà statale dei mezzi di pro duzione (presa in sé, la sostituzione della proprietà statale con la «proprietà sociale» dei mezzi di produzione può apparire un cambiamento solo nominale); mi riferisco alle innovazioni sostanziali. Ecco la più significativa per un discorso sul mercato nei paesi socialisti: l ’ autogestione dei lavoratori non è solo autogestione dei lavoratori in quanto produttori; è costruita anche come autogestione dei lavoratori in quanto consumatori, attraverso le comunità autogestite di interessi, che operano nei più di versi settori della domanda di beni o di servizi. C ’ è, perciò, autonomia, in Jugosla via, della funzione dei lavoratori in quanto produttori (organizzati nelle imprese autogestite) dalla loro funzione di cittadini (organizzati nelle istituzioni politiche rappresentative) e, ancora, dalla loro funzione di consumatori (organizzati nelle co munità di interessi autogestite). Su questi elementi si costruiscono, in quel paese, i soggetti tra i quali instaurare rapporti di mercato. Anche la resa di queste innovazioni, tuttavia, resta condizionata da un persisten te principio di organizzazione complessiva di quelle società (compresa la stessa so cietà jugoslava), pur sempre basate sul partito-guida, che è mediatore e arbitro uni co di tutti i conflitti che insorgono entro la società, di tutte le decisioni su ciò che si deve produrre e su ciò che si può consumare. Poco conta che si riconosca l ’ autono mia decisionale delle imprese o che ci si approssimi alla loro autogestione. Resta il

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