Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ad una tecnostruttura autocooptantesi e arbitra, a propria discrezione, delle sorti delle imprese, convinta del compito, che si è arrogata, di interprete fondamentale degli ideali dell ’ umanità; ed ai liberate americani non è rimasta che la isolata e in tellettuale denuncia della crescente contraddizione fra tecnocrazia economica e de mocrazia politica, fra potere assoluto delle tecnostrutture e sovranità popolare 26 . Ma è anche un fatto che nelle aree socialdemocratiche e laburiste del Vecchio conti nente l ’ evoluzione manageriale si è fortemente intrecciata con l ’ azione dei partiti e dei sindacati dei lavoratori. In Germania, la «codeterminazione» dei lavoratori nelle imprese procede dal ’ 52 con sistematica progressione, nonostante la mai doma ostilità padronale. Nel ’ 79 il Bundesverfassungsgericht respinge ventinove ricorsi proposti (uno di essi dalla stes sa Confindustria tedesca) contro la legge di Mitbestimmung 4 maggio 1976, e sta tuisce che la cogestione non viola, come lamentato dai ricorrenti, il diritto di pro prietà. La Corte costituzionale tedesca conviene che la presenza dei rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza delle grandi imprese (dei lavoratori in «colletto bianco» come di quelli in «tuta blu»), con il potere di concorrere nella no mina degli amministratori, di discuterne i piani aziendali e di controllarne l ’ opera to, tocca il diritto di proprietà degli azionisti e, in particolare, la «loro funzione di guida del capitale». Ritiene, tuttavia, che questo «vincolo sociale» sia compatibile con la protezione costituzionale del diritto di proprietà quando «l ’ utilizzazione del la proprietà richiede la cooperazione dei lavoratori», e «l ’ uso del potere del proprie tario incide con ciò sulla sfera dei diritti fondamentali di costoro». In linea con queste valutazioni è, in Gran Bretagna, il Company Act del 1980: stabilisce che, nell ’ adempimento delle loro funzioni i managers debbono «prende re in considerazione così gli interessi dei dipendenti della società come quelli degli azionisti». Con il che si spezza anche formalmente il nesso fra proprietà e funzione del capitale; si attribuisce ai managers un compito che non è più di attuare solo l ’ interesse dei proprietari del capitale, ma di coordinare fra loro l ’ interesse di costo ro con quello dei lavoratori. Il nucleo comune alle esperienze tedesche e britanni che sta nel considerare che gli interessi della proprietà sono solo uno degli interessi in gioco nelle decisioni che attengono al capitale industriale, e che la «funzione di guida del capitale» postula la codeterminazione di altri soggetti (modello tedesco) o deve ^comunque, essere esercitata anche nell ’ interesse di costoro (modello britanni co). È poi evidente che il principio del Company Act è implicito nel sistema tede sco: gli amministratori della società, in quanto nominati con il concorso del voto dei rappresentanti dei lavoratori, debbono amministrare ricercando costantemente il punto di equilibrio fra le ragioni del capitale e le istanze dei lavoratori. Non è però vera la reciproca: il principio del Company Act non postula, come l ’ esperienza britannica dimostra, una democrazia economica di tipo cogestionale, ed è compati bile anche con un sistema conflittuale di relazioni industriali, basato sulla contrat tazione degli investimenti. E un fatto, ancora, che negli Stati Uniti le proposte di azionariato operaio hanno sempre mirato (in queste proposte, mai peraltro coronate da successo, l ’ operaio do veva diventare individualmente azionista, con personale partecipazione agli utili) a convertire la classe operaia alla logica proprietaria del profitto. Ma è anche un fatto che, in Svezia, il riproposto piano di Rudolf Maidner rilancia l ’ idea di una crescente partecipazione collettiva dei lavoratori al capitale azionario (da realizzarsi, in parte, con il prelievo di una quota dei profitti aziendali e, in parte, con l ’ assorbimento di una quota degli aumenti salariali), in vista di una sempre più estesa appropriazione
collettiva delle funzioni del capitale. 26 In Democrazia in Occidente, in «Problemi della transizione», 1979, 1, p. 1 ss., ho analizza to questa denuncia liberal. Qui cito ancora il li bro di DALY, L o stato stazionario, trad. it. , Fi renze, 1981, p. 101 ss., dove è anche riferita la posizione di Okun.
Made with FlippingBook Ebook Creator