Problemi della transizione 1983
America Latina
morte per stroncare i bisogni, schernire l ’ utopia, eliminare i «diversi», terrorizzan do, contemporaneamente, i sopravvissuti. Non è dunque superfluo sottolineare co me l ’ impiego sistematico della rappresentazione (della comunicazione) del terrore, come ricorso alla minaccia generalizzata, indiscriminata e fissa contro l ’ individuo, svolga un ruolo di paura e di pedagogia negativa insieme: il potere si manifesta co municando, attraverso il terrore (messaggi, comunicazioni, immagini) ciò che si de ve o non si deve fare, chiedere, esigere, «aver diritto». In questa dinamica (indivi duale e sociale insieme) si possono distinguere almeno tre momenti: a) si obbliga il dominato, colui che è oggetto di angoscia e di paura, ad assumere una condizione esplicita di minorità (di rinuncia alla sua piena identità, al suo essere soggetto uma no di diritti); b) questa inferiorità viene spacciata, resa pubblica come qualcosa di naturale, di originario, di atavico che rende quegli uomini non soggetti di diritto, appunto perché incapaci di esercitarlo; c) si impiegano i mezzi che il sistema ha a disposizione per comunicare, divulgare e imporre (su scala sempre più planetaria) le immagini della violenza con cui è avvolto il dominato come conferma dell'ine luttabilità del punto a) e del punto b) e del loro «naturale» collegamento causale; come conferma proclamata cioè che i dominati, i diversi, i violenti, gli emarginati, i non cittadini sono assai difficilmente recuperabili alla società «civile», preda come sono dei loro stessi, atavici, limiti naturali-storici. Così l ’ odierna economia politica del potere si cela dietro alla «natura del sottosviluppo». «Alle società massacranti di un passato arcaico, adepte alla messa a morte rituale e legale, erano succedute nell ’ età classica le società reclusionarie , dell ’ incarcerazione giudiziaria e sanitaria fi no alle cliniche psichiatriche dei sovietici nell ’ era moderna». Ora in America Latina si compie un nuovo ciclo della rappresentazione della morte: essa viene generalizza ta come se fosse un fatto naturale 9 Sembra che l ’ era post-moderna, nel suo diffon dersi sussultorio nelle periferie, dove la garanzia di (rimanere in) vita è una variabi le impazzita, eserciti ormai — ha scritto Virilio — «sistematiche procedure di spari zione a vista che hanno, per così dire, instaurato le società della scomparsa legale, forma originale di esecuzione capitale in cui il potere transpolitico punta a identifi carsi con il potere medico decretando chi è morto e chi è vivente, ma specialmente quali sono i mortiviventi, cittadini del non diritto, in libertà provvisoria permanen te» 10 . 3. Immersi nel Panoptikon planetario dei circuiti della comunicazione e delle immagini, ci troviamo tutti (i visti o i vedenti, a seconda dei punti di osservazione) ad assistere ad una rappresentazione in cui la realtà viene sistematicamente sovverti ta, in quanto il soggetto (l ’ osservato) diventa oggetto (dell ’ osservatore); in cui colui che appare nell ’ immagine diventa strumento del vedente; in cui, soprattutto, i
9 Questo nuovo recente ciclo di pratiche dittato riali e mortuarie non conferma affatto, a mio av viso, la generalizzazione di Neumann secondo cui «la dittatura totalitaria pienamente sviluppa ta è figlia dell ’ industrialismo moderno» (ivi 352). Anche in questo la peculiarità latinoamericana non ripete affatto i modelli «occidentali» di svi luppo storico. Come aveva visto Germani, «per i regimi di destra, in molti paesi latinoamericani, la soluzione autoritaria fu considerata come un tentativo deliberato di rifiutare la modernizza zione, o quanto meno, di ritardarne il processo, di ritornare a forme preindustriali di integrazio ne o di leadership, abbassando in vari modi sia il livello politico e sociale delle classi popolari, sia le loro forme o gradi di partecipazione» (G. GER MANI , Democracia y autoritarismo en la sociedad moderna, in Criticay Utopia, n. 1, p. 27). 10 P. VIRILIO, Transpolitica, in Alfabeta, n. 22, marzo 1981, p. 4. «Così, commenta ancora Viri lio, contrariamente al passato in cui lo stato di di ritto si identificava politicamente con lo stadio
d ’ assedio (sociale) della Città e poi della Nazio ne, lo stato di non diritto in via di costituzione in America Latina eccede tutti i limiti verso uno sta to di urgenza, transpolitico, forzatamente delo calizzato, è dunque del tutto logico che il morto scompaia e che così la morte cessi (...) non già per un fine umanitario ma in una prospettiva escatologica: quella di (poter) perpetuare indefi nitamente lo sterminio, figura ultima dello Sta to» (ivi).
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