Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

streng, Galtung hanno mostrato che l ’ asimmetria dei flussi informativi internazio nali sta nelle strutture stesse che governano tali flussi. Riportare tutto a matrici deci sionali su basi politico-ideologiche serve a ben poco per evitare il ripetersi quotidia no di questo tipo di black-out. Oggi si parla del Salvador, mentre il vicino Guate mala subisce una sorte non diversa nella penombra. Attivarsi una tantum su questo o quell ’ episodio “ corregge ” solo in misura minima le distorsioni continue che pro vengono dalle strutture del sistema informativo» 19 . 5. Anche per l ’ America Latina si sono dunque perfezionati i meccanismi che hanno fatto sì che la sua conoscenza sia diventata monopolio dei sistemi dei circuiti informativi. «Nelle nostre società contemporanee — aveva già osservato Pierre Nora — è esclusivamente attraverso i media e per il loro tramite che l ’ avvenimento ci col pisce e non può evitarci. Stampa, radio, immagini non agiscono solo come mezzi da cui gli avvenimenti sarebbero relativamente indipendenti, ma come la condizio ne stessa della loro esistenza. La pubblicità modella la loro stessa produzione. Avve nimenti capitali possono avere luogo senza che se ne parli. E il fatto di apprenderli retrospettivamente che costituisce l ’ avvenimento (...). Il fatto che gli avvenimenti abbiano luogo non li rende storici: perché ci sia avvenimento occorre che esso sia co nosciuto» 20 . E dato che i flussi informativi fanno sistematicamente apparire o no in tere zone o situazioni concrete del pianeta, ci troviamo permanentemente in preda a una condizione paradossale e contraddittoria in cui siamo, contemporaneamente, sottoposti alla «sovrainformazione perpetua* (per certi flussi) o alla «sottoinforma- zione cronica* per certi altri 21 . Il potere gestendo i circuiti informativi — essendo egli stesso mezzo e mercato di comunicazione — ha dilatato immensamente la sfera della sua influenza: infatti re 19 Notizie dal Salvador, a cura di Index-Archivio

industriale, né il liberalismo vennero dalla Spa gna o dal Portogallo. Anzi qualche «liberal» degli Stati Uniti, come il kennediano Charles Maech- ling jr. , proprio in questi giorni ha ricordato che le atrocità spietate sono inseparabili dai conflitti latino-americani e fanno parte del retaggio di brutalità militare trasmesso dai “ Conquistado res ” spagnoli nelle antiche colonie (lo scrittore aggiunge, senza tema di apparire parziale, che si mili costumi sarebbero pressoché inconcepibili “ by anglosaxon standards ” ). Seguendo poi le tracce dei fattori che caratterizzano il rivoluzio- narismo endemico, frammisto ai nazionalismi e ai rimpianti della “ hispanidad ” o della “ lusitani- dade ” , riaffiorano i modelli arcaici dell ’ anarchi smo iberico (bracciantile o intellettuale) trapian tati nel risentimento della popolazione contro la violenza del dominio coloniale». 20 P. NORA, Il ritorno dell'avvenimento, inj. L e GOFF e P. N ora , Fare Storia, Temi e metodi del la nuova storiografia. Torino, Einaudi 1981, p. 141. 21 In questo senso è considerato — come viene qui suggerito — nella sua visione globale, il siste ma informativo dei media fa pervenire a coloro che ricevono (in questo caso, ad esempio, a tutti coloro che non conoscono dall ’ interno le situa zioni sociopolitiche latinoamericane, diciamo, per estensione, agli extra-latinoamericant). cose inintelligibili. «Ci bombarda con un sapere inter rogativo, privato del suo nucleo, privo di senso, che si aspetta che gli conferiamo il suo senso, ci frustra e insieme ci riempie della sua evidenza in gombrante: se non intervenisse una riflessione storica, non sarebbe, al limite, che un rumore che disturberebbe l ’ intelligibilità del proprio di scorso. Chiediamo sempre più avvenimenti, per

critico dell'informazione . in Alfabeta, n. 34, 1982, p. 31. Vi sono però anche eccezioni; so prattutto quando l ’ informazione viene sviluppa ta da giornalisti di rilievo nazionale che «produ cono» notizie di indubbio rilievo politico ideolo gico. A. Ronchey, ad esempio, in un suo recente articolo {Salvador metafora anti-Usa, Repubbli ca. 6-4-82) è riuscito a immettere nel circuito in formativo italiano una sua interpretazione della realtà salvadoregna che vale (e in qualche misura le supera) tutte le notizie (già sufficientemente distorte dalla struttura del sistema informativo che le genera) che in quel giorno si potevano leg gere su Repubblica o su altri quotidiani italiani sullo stesso tema. Trascrivo a modo di esempio alcuni brani dove ovvietà e infondatezza si so stengono a vicenda generando opinioni (ideologico-politiche): «perché gli Stati Uniti avrebbero avuto interesse a mantenere le Ameri che latine in condizioni feudali, o almeno prein dustriali? Dopo tutto, il piano Marshall offerto dagli Stati Uniti all ’ Europa e i capitali finanziari o tecnologici prestati nel dopoguerra al Giappo ne dimostrano che la massima società industriale può avere interesse a suscitare sviluppo anziché soffocarlo, alimentare la propaganda dei mercati e delle economie d ’ alto reddito anche a rischio di trovarsi poi dinanzi a forze competitive potenti. Perché il Nord America, dotato di risorse naturali simili e colonizzato pressoché nello stesso tempo, ha avuto uno sviluppo che nel Sud e nel Centro è mancato, o s ’ è interrotto come in Argentina e nell ’ Uruguay? (...) Seguendo le tracce dei fattori che caratterizzano le tendenze autoritarie nel sub-continente centro-meridionale, non si vorrà dimenticare che le sue ascendenze culturali e po litiche derivano dalla penisola iberica e che né il Rinascimento, né la Riforma, né la rivoluzione

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