Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
lizzato si produrrebbe, in alcune aree, una pluralità indefinita di dipartimenti affi ni o cognati, che annullerebbe ogni seria ipotesi di ristrutturazione dell ’ università e di ricomposizione del sapere. Per tacere delle logiche esterne alle ragioni della ricerca scientifica e del confronto culturale che si metterebbero immediatamente in movimento, vanificando ogni proposito di intervento razionalizzatore a livello dei corsi di laurea, dei curriculi e dei profili professionali. Il criterio disciplinare introduce inoltre la questione, molto discussa, dalla di mensione del dipartimento: l ’ aggregazione di materie omogenee e affini presenti in istituti e facoltà diverse potrebbe dare luogo a macrodipartimenti difficilmente gestibili, scientificamente e didatticamente inagibili. Si pensi, per Bologna, al di partimento di storia o a quello di lingue e letterature straniere, che dovrebbero ac corpare consistenti gruppi di discipline di 3 o 4 facoltà. In questi casi diviene oppor tuna l ’ articolazione delle aree in una serie di dipartimenti coordinati da un centro interdipartimentale che implicherebbe anche biblioteche e servizi comuni. L ’ area linguistica, ad esempio, potrebbe distribuirsi secondo questa articolazione:
a) filologia romanza Z») filologia germanica c) filologia slava d) filologia orientale e} linguistica generale e applicata.
Per l ’ area storica non è stato possibile fare riferimento a nessuna ipotesi precisa, nella misura in cui l ’ unica proposta discussa — un sistema dipartimentale scandito secondo sequenze diacroniche (storia antica, medioevale, moderna, contempora nea) — ha incontrato numerose e precise opposizioni. Lasciando aperta la questione dei dipartimenti tematici, è possibile individuare e porre in discussione un nucleo essenziale di dipartimenti disciplinari, oltre a quelli già ricordati:
a} filologia italiana Z>) filologia classica f) filosofia d) scienze dell ’ educazione geografia
f psicologia g) sociologia.
Nucleo essenziale, si è detto, che non esaurisce certamente la complessità dei problemi sul tappeto: si pensi alla storia dell ’ arte, alla realtà del DAMS e, infine, alla costellazione delle discipline sistemiche e di quelle specialistiche aperte, che possono trovare soluzione solo all ’ interno di una curvatura tematica. Per tre dipartimenti (geografia, psicologia, sociologia) si rendono necessari un chiarimento e una intesa che interessano tutto o quasi il settore umanistico. Si trat ta, infatti, non tanto di aggregare singole materie disperse, ma di unificare e di omogeneizzare gruppi consistenti di discipline o istituti dislocati in facoltà diverse da lettere e magistero. Per il dipartimento di scienze dell ’ educazione sono state sol levate numerose perplessità circa la sua natura, almeno a Bologna, multidisciplina re (materie pedagogiche, sociologiche, psicologiche, antropologiche, ecc.) che fini rebbe per ostacolare la creazione di altri dipartimenti disciplinari e rischierebbe, per molti versi, di proporsi come dominante nei confronti di alcuni corsi di laurea. L ’ istituzione di un dipartimento di scienze dell ’ educazione è da vedere sulla base dei seguenti orientamenti: a~) presenza in esso delle discipline pedagogiche, psicologiche e sociologiche di rettamente connesse alla ricerca e all ’ insegnamento relativi ai processi formativi e al loro sviluppo storico; b) collocazione delle discipline psicologiche e sociologiche non collegate ai pro cessi formativi nei dipartimenti disciplinari o tematici ai quali esse hanno attinen za;
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