Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
imprenditori solo con 0,6 miliardi di marchi in meno ogni anno (Schàrfer, 1982, pag. 579 sgg.). Lo smantellamento degli interventi sociali si mostrò nella privatizzazione dei rischi nell ’ ambito del bilancio sanitario attraverso una diversa ripartizio ne dei costi e con riduzioni nel settore delle pensioni e dei sussidi di disoccu pazione. L ’ indirizzo di politica finanziaria restrittiva contribuì all ’ accelera zione della disoccupazione: la media annuale della disoccupazione registrata salì a circa 1.300.000 unità nel 1981 e a 1.900.000 nel 1982. Coloro che veni vano coinvolti in questa situazione subivano non solo danni psicologici ma anche evidenti perdite materiali (circa il 50/60% del salario netto) (Welzmuller, 1982, pag. 447 sgg). «È sicuramente giusta la constatazione che la politica finanziaria non può completamente appianare tutte le difficoltà in altri settori (per esempio la politica monetaria, la domanda estera, lo shock causato dall ’ aumento del prezzo del petrolio). Tuttavia, come si può riconoscere da quanto è successo negli ultimi anni, l ’ influenza della politica finanziaria non può essere sotto valutata né all ’ interno di un orientamento espansivo, né di uno restrittivo» (Lerch, 1982, pag. 14). In ultima analisi essa è subordinata all ’ economia pri vata. L ’ abbattimento massiccio di posti di lavoro non può dunque essere ad debitato in prima istanza alla politica finanziaria pubblica. Anche la lotta per i posti di lavoro non è compito solo della politica finanziaria: dunque la critica che qui si esprime vale con queste riserve. La caratteristica di stop and go della politica finanziaria a partire dal 1974 comportava degli inconve nienti rispetto a un progetto di stabilizzazione, necessaria e costante nel tempo, dell ’ occupazione. Ciò si mostra con molta chiarezza nel settore delle costruzioni. Le limita zioni di spesa derivate dalle decisioni del 1975 condussero nell ’ anno seguen te a un sovradimensionamento nel settore dell ’ industria delle costruzioni. Insieme ad esso furono ridotti anche i posti di lavoro. Quando con l ’ inversio ne della politica finanziaria le commesse ripresero ad affluire, gli effetti pre visti della ripresa congiunturale rimasero senza conseguenze, non in ultimo per il motivo che la riduzione di capacità produttiva e dell ’ occupazione si traduceva in un aumento dei prezzi (Memorandum ’ 81, pag. 87 sgg.). Que sti effetti mettono al tempo stesso in luce che una politica finanziaria orien tata socialmente e che abbia efficacia, non può prescindere da maggiori in terventi nella formazione dei prezzi (controllo dei prezzi) e da una più estesa partecipazione ( z W z /Z ’ ^ j / z / zzzzzzzzz ^). Nel complesso si vede che la coalizione social-liberale non ha assolutamente contribuito in misura sufficiente, con i programmi congiunturali, alla lotta per risolvere il più urgente problema so ciale, cioè la disoccupazione di massa. Un ’ indagine più dettagliata degli ef fetti distributivi della politica fiscale e delle sue motivazioni ufficiali è conte nuta nel capitolo seguente.
4. Redistribuzione dei redditi per mezzo della politica fiscale?
Il cancelliere Brandt aveva affermato nelle dichiarazioni programmatiche del governo nel 1969 che era urgente una redistribuzione della ricchezza so ciale a favore dei lavoratori: «La dotazione di risorse di vasti strati — soprat tutto in quelli dei lavoratori — è completamente insufficiente; essa deve es
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