Problemi della transizione 1984
La politica sociale nella RFT
sere decisamente rafforzata».La riforma fiscale, già annunciata nella fase del la «grande coalizione» sarà «realizzata dal governo federale. Con ciò adem piamo al dettato costituzionale della costruzione dello Stato sociale. Non ab biamo intenzione di intaccare i patrimoni già esistenti attraverso imposizioni fiscali che li confischino. Noi vogliamo cercare anche nella politica fiscale le premesse per una più larga dotazione di risorse». Ciò significava per Brandt «un atto necessario di simmetria sociale». La sinistra della SPD accentuò questi propositi. Al congresso di Bonn nel 1971 essa richiese di «mettere alla prova i limiti di tolleranza dell ’ economia» (Jochen Steffen). Era necessario, da parte dello Stato e attraverso la politica finanziaria e fiscale, correggere sulla base di criteri sociali, la distribuzione dei redditi determinata in primo luogo dal mercato e giudicata ingiusta. La redistribuzione alla quale si puntava si basava sulla premessa che la reale di fesa dell ’ uguaglianza delle opportunità dipendeva in primo luogo dal potere d ’ acquisto. L ’ ammontare delle pensioni, la protezione materiale dell ’ esi stenza contro i rischi come le malattie e la disoccupazione, potevano essere migliorate in modo duraturo solo se il fisco fosse riuscito a procurarsi i mezzi adatti con una più forte tassazione del capitale. Anche nel campo dell ’ istru zione era necessario non solo facilitare le condizioni di accesso e di diritto allo studio con riforme di struttura del sistema scolastico (per esempio la istitu zione della Gesamtschule , la creazione di gradi differenziati e un aumento del numero dei posti di studio), ma anche superare le barriere materiali all ’ interno dei gruppi di reddito più bassi, mettendo a disposizione incentivi allo studio. Accanto a questa redistribuzione prioritaria a favore del lavoro e a spese del capitale era necessario anche, all ’ interno dei rispettivi gruppi so ciali, ridurre le condizioni di favore per i gruppi a reddito più elevato e tra sferire le risorse, che in tal modo si liberavano, ai gruppi a reddito minore. Fin dall ’ inizio tuttavia si manifestò una resistenza contro una tassazione troppo pesante a carico dell ’ economia. Così il ministro dell ’ economia e delle finanze, Karl Schiller sosteneva la necessità di instaurare rapporti amichevoli con il capitale e si espresse con questa metafora: la vacca deve essere munta, ma «bisogna anche preoccuparsi che essa possa pascolare e rimanga sana» (Congresso del 1971). Nel 1974 il governo federale, dopo lunghe mediazioni con il Bundesrat (camera dei Lànder), presentò un disegno di legge per la riforma dell ’ impo sta sui redditi, gli assegni familiari e gli incentivi al risparmio. Questa legge di riforma prevedeva uno sgravio per i cittadini di circa 14 miliardi di mar chi. Nel rapporto governativo annuale per il 1974 ciò viene giudicato come aderenza a criteri di giustizia: «La legge ripartisce più equamente il carico fi scale, sgrava coloro che percepiscono redditi bassi e medi fino al livello del ceto medio dipendente e autonomo, grava moderatamente sui percettori di alti redditi con tasse più alte, abolisce situazioni di privilegio ingiustificate e possibilità di abuso e crea facilitazioni e alleggerimenti amministrativi. E da sottolineare in modo particolare la riforma degli assegni familiari, che tiene conto del principio dell ’ eguaglianza delle opportunità per tutti i bambini. Le quote di reddito non soggette a imposizione fiscale per i lavoratori con fi gli (Kinderfreibetrag) vengono sostituite con un contributo unitario per tutti i percettori di reddito a partire dal primo figlio (Kindergeld). Con ciò è ga rantito uno sgravio finanziario uniforme, indipendentemente dall ’ ammon tare delle entrate dei genitori» (Rapporto governativo annuale, 1974, pag. 187).
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