Problemi della transizione 1984

Ambiente e politiche energetiche

di Giovan Battista Zorzoli

La ricorrenza dei dieci anni dalla crisi del Kippur (e, per restare ai fatti di casa nostra, dei vent ’ anni dallo «scandalo Ippolito») non va utilizzata per stendere uno dei tanti bilanci «da anniversario»; esistono infatti motivazioni più sostanziose per una riflessione sull ’ evoluzione della questione energetica e in particolare sul modo con cui essa viene «letta» da diversi soggetti econo mici e sociali. La crisi del Kippur ha introdotto una di quelle discontinuità che, di tanto in tanto, costringono a prendere coscienza del fatto che, a differenza della natura linneiana, la storia può procedere per salti. Naturalmente si tratta di salti provocati dall ’ accumularsi di tensioni, di problemi irrisolti, nello speci fico di significativi mutamenti nella disponibilità di determinate risorse, ecc. : in altri termini, giudicando col senno di poi simili crisi non solo appaio no prevedibili, ma con più accorte politiche evitabili a favore di una evolu zione graduale. Resta il fatto che nella coscienza pubblica la discontinuità viene avvertita come uno shock e/o la messa in discussione di un equilibrio pregresso. Le reazioni, e lo abbiamo sperimentato subito dopo il 1973, sono abbastanza divergenti: c ’ è chi, come il Don Ferrante di manzoniana memo ria, nega addirittura il fenomeno, mentre altri ne traggono stimoli per più o meno radicali ripensamenti sulle problematiche oggetto della crisi. Per carità di patria (una patria estesa al mondo intero) rinuncio al gioco al massacro di ricordare oggi nomi e affermazioni di chi allora attribuiva alla crisi energetica una portata puramente congiunturale, perché i relativi con tributi alla comprensione del fenomeno sono stati pressoché nulli. Più inte ressante l ’ altro lato della barricata, contrassegnato da una battaglia delle idee che, a distanza di dieci anni, appare certo segnata da eccessivi ideologismi e da schematizzazioni alquanto arbitrarie. Tuttavia ideologismi e posizioni troppo unilaterali sono ingredienti inevitabili nei momenti di una rottura culturale con il passato. E questa rottura, insieme alla sprovincializzazione e despecializzazionc della questione energetica, rappresenta il contributo più

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