Problemi della transizione 1984

Ambiente e politiche energetiche

valido di quella battaglia (importante è abbandonare ideologismi e schema tismi una volta esaurita la loro funzione maieutica). Nacquero allora, con ca rattere sufficientemente diffuso, idee-guida come la conservazione dell ’ ener gia, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il rapporto fra energia e territorio; e uscirono dal recinto degli addetti ai lavori questioni come il nucleare, il pe trolio e il rapporto fra paesi industrializzati, paesi produttori e paesi in via di sviluppo. Nei contributi della sinistra al dibattito furono certamente commessi erro ri di previsione, in particolare per quanto concerne la sovrastima della capa cità delle compagnie petrolifere di controllare una transizione del mondo e della propria strategia aziendale dalla monocultura del petrolio alla pluricul- tura energetica 1 . Analogamente con eccessivo volontarismo si sono anticipati gli orizzonti temporali per la maturità di alcune tecnologie alternative, so prattutto per la conversione in energia elettrica di fonti rinnovabili, mentre si sono colte in pieno le potenzialità del risparmio energetico. Al di là dei limiti e degli errori, risulta insomma confermata l ’ importanza di quel dibattito, delle idee che ne sono scaturite, ma soprattutto della loro diffusione. Non voglio dare al fenomeno una dimensione di massa superiore a quella effettiva, tuttavia proviamo a confrontare il livello di diffusione del la cultura energetica con, ad esempio, quello delle conoscenze di robotica o di informatica: l ’ eccezionaiità dei risultati conseguiti nel primo caso emerge rebbe al di là di ogni ragionevole dubbio. Fatto di particolare rilievo, anche se in modi e con strumenti diversi, que sta ventata di creatività e di impegno culturale ha coinvolto ambiti fra di loro molto differenziati, sia culturalmente sia politicamente, investendo in parti colari settori non trascurabili dello establishment dei paesi occidentali 2 . A ti tolo di esemplificazione si ricordano qui lo studio noto come WAES (Work shop on thè Alternative Energy Strategie r), alcuni rapporti al Club di Roma e, last but not least, il Progetto Interdipendenza sui rapporti fra paesi pro duttori e consumatori di petrolio, prodotto dall ’ ENI. Persino a livello fede rale americano si elaborano politiche velleitarie ma certamente molto ambi ziose e con intendimenti e obiettivi di grande respiro, quali il Progetto Indi pendenza presentato da Nixon e il programma dell ’ Amministrazione Car ter, in larga misura quest ’ ultimo derivante da specifiche elaborazioni pro dotte dalla Commissione Trilaterale. Oggi non solo per la presenza alla Casa Bianca di un ex-attore di serie B questo tipo di dibattito e di impegno programmatico appartiene ai ricordi di com ’ eravamo. Anche se il riflusso sul contingente e sul pragmatismo è palese solo a livello dell 'establishment , in pratica, al di là delle suggestioni verbali, persino a sinistra il dibattito è diventato molto più settoriale e parcellizzato. Chi discute più seriamente della strategia del petrolio, dei rapporti Nord- Sud, delle relazioni fra paesi produttori e consumatori? La Conferenza di Nairobi dell ’ ONU del 1981 sulla collaborazione Nord-Sud nel campo delle nuove fonti di energia è stata sotto questo profilo il canto del cigno di una stagione di notevole impegno politico e culturale.

1 In proposito cfr. G.B. ZORZOLI, Le sfide ener getiche degli anni ’ 80, in «Politica ed Econo mia», luglio-agosto 1983. 2 Sempre per carità di patria (socialista) evito qui di diffondermi sui ritardi e sulla superficialità con cui questi temi sono stati viceversa trattati nei paesi dell ’ est europeo.

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