Problemi della transizione 1984
Produrre che cosa?
Le merci non sono neutrali, indifferenti, ma possono soddisfare in varie maniere gli stessi bisogni, con diverse soluzioni produttive, con diversi effetti sull ’ uso delle risorse naturali, sull ’ occupazione, sugli scambi internazionali, sullo sviluppo della scienza e della tecnica, sul benessere. L ’ attitudine di una merce a soddisfare dei bisogni, gli effetti della sua fabbricazione, non sono riflessi dal prezzo, l ’ unico elemento con il quale siamo abituati a caratteriz zare le merci. Lo aveva già indicato, fin dal 1859, Marx nell ’ opera Perla critica dell'Eco- nomia Politica, distinguendo fra la reale utilità, il valore d'uso, dei beni ma teriali, e il loro valore di scambio e precisando che il valore d ’ uso, in quanto tale, «esula dal campo di osservazione dell ’ economia politica». In nota a questo passo Marx aggiungeva: «Cose ragionevoli sui “ beni ” dovranno essere cercate in un “ avviamento alla merceologia ” », un concetto ripreso nel Capi tale. Qui, fin dalla prima edizione del 1867, Marx ribadiva che «i valori d ’ uso delle merci forniscono il materiale di una particolare disciplina di insegna mento, la merceologia». Con questo Marx sottolineava la necessità di determinare, al di là del valo re di scambio, il valore d ’ uso delle merci attraverso uno studio specifico, ne cessario per un corretto sviluppo dei processi produttivi. In nota al citato passo del Capitale Marx rilevava: «Nella società civile do mina la fictio juris che ogni uomo, in quanto acquirente, possegga una cono scenza enciclopedica delle merci». Se ci guardiamo intorno si vede che si tratta davvero di una finzione giuri dica perché nella nostra società borghese non solo l ’ acquirente delle merci non possiede una conoscenza enciclopedica delle merci, ma il produttore ha tutto l ’ interesse che di conoscenze merceologiche non ne abbia nessuna. Solo così il prezzo, il valore di scambio imposto dai rapporti capitalistici di produzione, può essere contrabbandato come indice del valore delle merci, pur non avendo alcuna relazione con la loro utilità reale. Guai, infatti, se il consumatore, l ’ acquirente delle merci, si chiede che co sa significa il nome della merce che compra, come è fatta e come funziona, se si chiede a che cosa serve, se pone in discussione il messaggio pubblicita rio, se cerca di sapere quanta acqua o quanta energia una macchina consu ma, se cerca di confrontare il valore nutritivo degli alimenti con il loro prez zo. La produzione è regolata, è vero, da disposizioni legislative che impongo no certe denominazioni e caratteristiche, ma tali disposizioni sono decise dalla classe dominante e pertanto, in genere, non si propongono di assicura re al consumatore il massimo valore d ’ uso al minimo prezzo, ma servono alla protezione di interessi settoriali, agrari o industriali o commerciali. Lo stesso sistema di repressione delle frodi colpisce le frodi che violano le leggi protezionistiche, ma ben poco quelle, ben più sottili, che contrastano con l ’ interesse dei consumatori e della loro salute. Del resto basta guardare le confezioni dei prodotti per costatare che le ca ratteristiche merceologiche sono indicate con nomi e sigle incomprensibili alla maggior parte degli acquirenti, anche se previste — anzi, proprio perché previste — da leggi ben precise. La spiegazione, l ’ interpretazione, delle varie denominazioni — anche di quelle più semplici come «pane», «tensioattivo», «olio», «lana», eccetera — è di fatto possibile soltanto a pochi che gestiscono la merceologia ufficiale e
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