Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
E allora, con la scusa di conservare l ’ occupazione, si vendono merci che producono merci che non si vendono, si continuano a vendere merci inutili o anche nocive, e nello stesso tempo si dipende dalle importazioni per altri manufatti che contribuirebbero al reale progresso del paese. Penso, per esempio, alla nostra dipendenza dalle importazioni per la strumentazione per i laboratori scientifici, la cui produzione Gramsci indica come uno dei se gni del progresso di un paese! A questo punto la soluzione alla crisi va cercata riconoscendo che la cosa più importante, in una economia, è rappresentata dalle merci, dai beni ma teriali e dalla maniera in cui sono fatti. Il loro scopo è quello di soddisfare dei bisogni umani e, tanto per comin ciare, occorre una grossa operazione culturale per riconoscere quali sono i bi sogni primari e quali quelli superflui, quale è il minimo di bisogni da soddi sfare per un dignitoso livello di vita e fino a che punto possiamo accettare di sfruttare le risorse del pianeta — senza correre il rischio di una catastrofe — per assicurare a tutti i terrestri merci al di là — e quanto al di là — di questo minimo. Il passo successivo consiste in una analisi critica dei metodi di produzione delle merci e della qualità e natura delle merci e dei beni materiali. Bisognerà così riconoscere che esistono merci utili, ma anche merci oscene — le armi, per esempio — anche se la loro produzione assicura posti di lavo ro e profitti. Certo, non è facile distinguere fra la produzione di merci inutili, ispirata soltanto al profitto privato ed imposta con le raffinate tecniche della persua sione a consumatori ormai sazi nelle loro necessità elementari di cibo e di la voro, e produzione di merci che assicurino un minimo di vita umana a quelli che oggi vivono in condizioni sub-umane. Non è facile riconoscere quando economia, tecnica e produzione sono al servizio degli esseri umani e quando sono al servizio dei bilanci aziendali. Non c ’ è bisogno di dire che una nuova attenzione merceologica mette in discussione i canoni fondamentali della società dei consumi, cioè della so cietà degli sprechi. Produrre diversamente non significa essere più poveri, ma anzi significa creare nuovi posti di lavoro, richiede innovazioni tecniche e scientifiche, co stringe il capitale a rinunciare ai profitti facili e ad investire per innovare real mente i processi produttivi. È anche chiaro che il processo di cambiamento è più facile in una società socialista e pianificata, nella quale gli interessi settoriali possono essere ripor tati ad un quadro di riferimento, ad un piano, di bisogni e interessi collettivi e sociali. Così come la società capitalistica è intrinsecamente incapace di affrontare un cambiamento che va contro le regole su cui basa la propria sopravvivenza. Ed ecco allora che la transizione ed altri modi di produrre e di usare le merci, imposta dall ’ attuale crisi, è anche una grande occasione per trasfor mare la società paleotecnica, selvaggia e disordinata, in cui il capitale ci co stringe a vivere, in una società neotecnica, più razionale e pulita, in cui l ’ in teresse collettivo prevale su quello privato. Insomma è un ’ occasione per la transizione verso una società socialista.
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