Problemi della transizione 1984
Nuove tecnologie e trasformazione delle città
sufficientemente sviluppato. Chi opera in attività fondamentali, d ’ altra par te, sarà libero di scegliere una residenza lontano dal proprio luogo di lavoro, dato che la possibilità di comunicare coll ’ ufficio attraverso strumenti infor matici avrà eliminato la necessità di lavorarvi a tempo pieno. Altri invece po tranno procedere ad una vera e propria ri-colonizzazione dei vecchi centri cittadini, che verranno così risanati e torneranno a popolarsi; ma occorre sot tolineare che questo movimento finirà in ultima analisi per provocare, in modo alquanto perverso, un ulteriore decentramento, poiché la densità abi tativa di questi white collars sarà senza dubbio inferiore a quella dei vecchi abitanti blue-collars . In ultima analisi, il grande perdente di questo processo sarà proprio la città ad economia puramente industriale, sia grande che pic cola — anche se qualcuna di queste potrà scoprirsi una nuova vocazione in campi estremamente specializzati, come centro di attività artigianali o come zona di archeologia industriale. Lo stesso potrà accadere alle città rurali mi nori dislocate in siti meno attraenti, ed in particolare in zone di agricoltura industrializzata (agribusiness) lontane dai centri regionali. Ma torniamo in ultimo alle grandi città, quelle cioè, ricordiamolo, che su biscono più delle altre le tendenze alla contrazione, e che, per la loro stessa natura, vivono una situazione assai più complessa. Quasi senza eccezione, esse sono o sono state tutte dei centri dell ’ industria manifatturiera. Londra, ad esempio, è sempre stata il più importante centro industriale della Gran Bretagna, anche se la sua immagine è in genere diversa; e non mi meraviglie rei se anche Madrid avesse la maggiore concentrazione di lavoratori indu striali in Spagna. Molte di queste città, inoltre, sono in genere centri portuali o costituiscono comunque importanti nodi della rete nazionale dei trasporti. Come abbiamo visto, entrambe queste attività — sia la produzione manifat turiera che i trasporti via nave — hanno subito negli ultimi vent ’ anni un de clino catastrofico. Però, occorre anche considerare che gran parte (certo non tutte) di queste grandi città hanno sviluppato nel tempo anche una diversa base economica, radicata proprio nel settore dell ’ elaborazione di informa zioni. Così, il futuro di queste grandi città dipende essenzialmente da due fattori: innanzitutto, dall ’ incidenza nell ’ economia cittadina di questa sovra struttura informativa rispetto alla sottostruttura imperniata sulla lavorazione ed il commercio dei beni; ed in secondo luogo, dalla misura in cui l ’ espleta mento di questo genere di attività richiederà anche in futuro come condizio ne essenzialeuna dislocazione accentrata nelle città. Per riassumere, sotto molti importanti aspetti il futuro delle grandi città si presenta assai incerto. Come è già successo, continuerà la tendenza dei loro abitanti ad abbandonarle; e certo, a meno che non si verifichi una crisi eco nomica senza precedenti, non si intrawede nell ’ immediato futuro alcuna contro-tendenza in grado di interrompere questo processo, che è in atto da ormai molto tempo. Ma ci sono forti incertezze anche rispetto al futuro dell ’ attività economica in queste aree: possiamo anche, come abbiamo fatto, tentare qualche previ sione sull ’ impatto che potrà essere esercitato dalle nuove tecnologie dell ’ in formazione sulla dislocazione geografica delle attività economiche, ma non possiamo certo attribuire a tali anticipazioni un valore assoluto. Le grandi città del mondo sono riuscite già in passato a farsi beffe di tutte le previsioni elaborate sul loro conto, e certo potranno farlo ancora, anche a spese di quel li tra noi che sono tanto sconsiderati da proclamarsi urbanisti di professione. (traduzione di Gilberta Franzoni)
97
Made with FlippingBook - Online catalogs