Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
un ’ analisi di questo tipo si sarebbe focalizzata soprattutto sulle conseguenze di due grandi innovazioni tecnologiche, da poco introdotte, una nel campo delle comunicazioni, e l ’ altra nel settore dei trasporti. Mi riferisco, ovvia mente, al telefono, che dopo ventotto anni di anzianità di servizio era già di uso comune nei rapporti d ’ affari ma ancora piuttosto raro nelle abitazioni private; ed all ’ automobile, che, introdotta già da un decennio sul mercato, era ancora una sorta di giocattolo di lusso per i ricchi — mancavano ancora quattro anni al lancio del modello T della Ford ed otto alla sua produzione alla catena di montaggio. Sinceramente, non sono sicuro che allora saremmo stati in grado di prevedere l ’ impatto che queste due innovazioni avrebbero avuto in seguito sulla vita della gente. Ma qualcuno era stato buon profeta: tre anni prima, nel 1901, H.G. Wells, in Anticipations of thè Reaction ofMechanicalandScientific Progress Upon Human Lifeand Thought previsto con inquietante esattezza che verso la fine del secolo XX le automobili sarebbero sfrecciate per tutto il pae se, lungo particolari strade loro riservate (Wells, 1902, cap. 1). E va notato che la prima autostrada in assoluto venne inaugurata a Berlino solo diciotto anni dopo, nel 1919- Egli anticipò inoltre che l ’ automobile avrebbe condot to ad una «suburbazione» di massa, trasformando tutta l ’ Inghilterra meri dionale in un unico, immenso dormitorio per Londra. Ed in effetti, se diamo un ’ occhiata ai rilevamenti della crescita demografica in Gran Bretagna negli anni ’ 70, dovremo riconoscere che a volte anche i visionari di genio possono avere ragione. Per quanto ne so, invece, nessuno era riuscito a fare previsioni altrettanto esatte sul futuro del telefono. Nel 1904 sarebbe stato logico supporre che il telefono — così come l ’ automobile — era destinato ad enfatizzare le ten denze al decentramento. E l ’ opinione comune sarebbe stata più o meno la stessa oggi così diffusa relativamente alla nuova tecnologia informatica: che il telefono, cioè, avrebbe permesso alla gente di vivere e lavorare ovunque. Eppure, ottanta anni di «liberazione» automobilistica e telefonica hanno avuto l ’ effetto complessivo di intensificare il processo di concentrazione delle industrie dell ’ informazione nel cuore delle grandi città; e, se anche vi sono i segni di un ’ inversione di tendenza, questa è certo molto recente. Quanto detto dimostra, a mio parere, la complessità dell ’ impatto della tecnologia informatica. Se da un lato, infatti, questa permette di intensifica re lo scambio di una gran quantità di informazioni provenienti da luoghi molto lontani, dall ’ altro, e di conseguenza, aumenta le esigenze e le doman de di comunicazione diretta tra i soggetti che si scambiano informazioni. Per fare un esempio, questo stesso articolo, che come ho detto ho realizzato tut to a casa mia proprio grazie alle nuove tecnologie, mi ha peraltro indotto a prendere parte ad un convegno su questi argomenti, svoltosi a migliaia di chilometri di distanza. Per cui, se il cammino del personal computer finità per ricalcare almeno in parte la storia del telefono, tutte le previsioni finora fatte potrebbero venire sorprendentemente smentite. Ma, nonostante tutta la cautela che si può raccomandare di fronte alla ten tazione di lanciarsi in profezie azzardate, non per questo occorre rinunciare ad abbozzare un quadro delle possibili tendenze dei prossimi anni. Il mo dello della città del futuro potrebbe con buone probabilità risultare una ver sione sofisticata di quello attuale. Continuerà cioè la tendenza alla crescita, ma anche al decentramento dei principali centri di servizi a livello regionale — quelli cioè dotati di infrastrutture turistiche e di un sistema di trasporti
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