Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Roma, tanto per continuare i confronti — manomesso nell ’ ultimo secolo co me è stato per quelli italiani, è cresciuto l ’ «ensanche», una espansione otto centesca fra le più grandiose d ’ Europa, guidata da un piano regolatore — il Pian Castro — che, insieme al coevo Pian Cerdà per Barcellona, costituisce una fra le più belle testimonianze urbanistiche della storia moderna. Lo svi luppo vertiginoso del XX secolo, interrotto soltanto dal drammatico trauma della guerra civile, ha inglobato vecchi sobborghi, «colonias» popolari e l ’ an tiveggente, singolare trama della «ciudad lineai» di Arturo Soria; separando sistematicamente, fin nelle estreme periferie, i pretenziosi quartieri borghesi dagli squallidi dormitori operai. Nei confronti di questo sviluppo l ’ ultimo piano urbanistico, quello del 1963, anche se ambiziosamente esteso a tutti i comuni dell ’ area metropolita na, piuttosto che dare ordine ha stimolato caratteristiche indifferenziate, pu ramente quantitative, strettamente privatiste; accentuando la segregazione sociale e funzionale, il radiocentrismo e la congestione. Contemporanea mente il Comune di Madrid e tutti gli altri dell ’ area metropolitana venivano privati delle competenze urbanistiche, affidate ad una agenzia statale, che rispondeva delle proprie azioni al governo centrale e non alle comunità loca li. Con il ripristino della legalità democratica si poneva, quindi, per la nuova amministrazione elettiva, il duplice problema di aggiornare i contenuti della ormai vecchia e superata disciplina urbanistica e insieme di recuperare i po teri di pianificazione e gestione territoriale. Con grande senso di responsabi lità e concretezza la richiesta non fu presentata in termini puramente riven dicativi, ma approfittando della circostanza per formulare preliminarmente i nuovi criteri e obiettivi dell ’ urbanistica madrilena, riassunti in un uno slo gan conciso, ma significativo : «recuperar Madrid». Riottenute le competen ze, quando il nuovo ufficio municipale del piano comincia il lavoro alla fine del 1980, non si trova quindi a partire da zero: anche perché l ’ opinione pub blica — specialmente nei quartieri della periferia — è incessantemente solle citata dalle «asociaciones de vecinos», le forti ed attive organizzazioni della partecipazione popolare che si battono per una nuova pianificazione «desde abajo» — dal basso — strettamente legata alla soluzione concreta dei mag giori problemi cittadini. Lavorando a tappe forzate 1 ’ «avance del pian» — un progetto preliminare assai dettagliato — viene presentato al pubblico nella primavera del 1982, al «cuartel del Conde Duque», una antica caserma restaurata e adibita ad usi più pacifici. La consultazione che segue serve a mettere a punto la versione finale del piano, che è approvato dal consiglio comunale il 6 aprile 1983, pri ma delle ultime elezioni municipali. Attualmente è in corso la procedura delle osservazioni, analoga a quella italiana, ma non sembra che radicali mo difiche ne sortiranno. Anche perché un processo di coordinamento interco munale ha legato la redazione del piano di Madrid con quelli dei comuni vi cini ancora in corso di ultimazione e di approvazione; mentre per alcune scelte che investono i poteri centrali dello stato, le consultazioni preventive intervenute dovrebbero mettere al riparo da eccessive sorprese in questo campo. L ’ approvazione definitiva, che in base alla nuova legge sulle autono mie spetta agli organi regionali usciti dalle recenti elezioni, è quindi prevista prima dell ’ estate 1984. Un ’ operazione assai rapida, dunque, specie se si considera il punto di partenza e se si vuole continuare il confronto con analo ghe situazioni italiane.

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