Quindici 1968
Quindici/IO/VI
ritarismo accademico e quindi apparentemente meno generale c comprensivo, in pratica meno idealìstico. In definitiva, fino a questo momento la lotta degli studenti, scarsamente organizzata a causa di un'analisi ancora parziale, reagisce alla contin genza senza interpretarla nella sua multideriva bilità. Solo un salto qualitativo a livello orga nizzativo può permettere una lotta più globale e penetrante: l'analisi che ne deriverà sarà più totalizzante e meno astratta. Cioè l'aspetto analitico e in relazione dialet tica con la progressiva organizzazione polìtica del Movimento Studentesco. La rappresentanza. Nei confronti della con traddizione specifica universttaria gli studenti colgono progressivamente la necessità dì darsi nuove forme di organizzazione (in cui al mo mento democratico si accompagni il momento prassico) con una partecipazione diretta della base. In questo contesto « ... la gestione assembleare costituisce un fondamentale salto qualitativo nei confronti della cosiddetta rappresentanza tradi zionale (leggi UNURI. UGI. INTESA, MAGI STRATUS, ecc.). Tale rappresentanza aveva com portato una frattura incolmabile tra vertice e base studentesca, quando con la mistificazione della presunta democraticità del voto aveva detcr minato di fatto un totale assenteismo dei giovani verso i problemi della scuola e della società in generale, rivelandosi così organo conservatore e burocratico, contrario alla necessità di un rinno vamento prodotto dalla base studentesca allar gata e consapevole. Non sosteniamo il valore dell'assemblea in sé o alla maniera tradizionale come momento informale e casuale (a conoscenza di pochi) di mobilitazione degli studenti, ma individuiamo nell'assemblea ¡1 momento di riuni ficazionc e coordinazione del lavoro politico e culturale svolto in precedenza dal Movimento Studentesco, e il luogo in cui il Movimento stesso decide gli obiettivi che intende perseguire e gli strumenti pratici per la loro realizzazione. Nella misura in cui l'assemblea raggiunge livelli di consapevolezza e omogeneità politica qualita tivamente più elevati, tramite strumenti politici mediani quali gruppi di studio, controcorsi, inter venti a lezioni c seminari, si pone il problema del rapporto con le altre forze sociali, e in primo luogo con quelle componenti del movimento attualmente costrette ai margini della realtà uni versitaria (studenti lavoratori, fuori sede, ecc.) » (Potere Studentesco n. 6). L'assemblea si accompagna necessariamente al metodo di lotta dell'occupazione di studio e di lavoro. Questo tipo di occupazione, intesa come conclusione di un processo di educazione e auto educazione — rapporto dialettico tra avanguardia e massa — ha permesso ad una base sufficiente mente allargata di giungere ad alcune conclu sioni fondamentali; ad esempio sul problema dell'autonomia dell'università: « a proposito del discorso sull'autonomia, l'analisi delle forze so ciali e l'intervento sotto forme diverse della repressione da parte del potere centrale ha por tato ad una contraddizione generalizzata c diffusa della non-autonomìa che si risolve anzi in una subordinazione e compenetrazione profonda e articolata del potere accademico con quello della classe dirigente, delle strutture universitarie con le strutture sociali capitalistiche » (Potere Stu dentesco n. 6 ) . Così attraverso la lotta per identificare e sma scherare l'autoritarismo accademico ci si accorge sia dei limiti oggettivi delta struttura universi taria, sia dei « propri limiti ». Lo sviluppo attuale del capitalismo ha condotto alla crisi acuta del l'università, cioè dì uno dei mezzi fondamentali che il sistema possiede per mantenere la sua egemonia. Si apre quindi un nuovo spazio di lotta; una contraddizione che le classi dirigenti si preoccupano di occultare: sono pronte ad una certa razionalizzazione, a venire incontro alle richieste di una parte degli studenti, a ledere gli interessi più retrivi e feudali del potere acca demico (non più funzionale, in certi suoi aspetti, al sistema capitalistico stesso). 11 Movimento Stu dentesco utilizza la parola d'ordine « Potere Stu dentesco »: è una parola d'ordine generica, nel senso che può essere riempita dei più vari con tenuti, ma è anche una tappa indispensabile a cui conduce la lotta stessa. Serve per mettere in crisi la soluzione che Gui aveva proposto per supe rare le più grossolane strutture feudali, può essere evirata dal potere politico attraverso con cessioni razionalizzanti, ma si può anche riem pire di un più chiaro contenuto rivoluzionario: tutto dipende da come sarà condotta la lotta stessa. Con le occupazioni di febbraio '68 il ragiona mento, nato dall'Università, tende a cogliere m maniera più globale il rapporto tra Università e Società. Nelle diverse occupazioni, ma soprattutto a Lettere, Magistero, Fisica e Medicina, il di scorso approfondisce il problema dell'inefficienza dell'Università a preparare individui in modo consono alle esigenze produttive, e nello slesso tempo supera tale momento di analisi attraverso la presa di coscienza di cosa significhi adegua mento dell'università al sistema sociale capita listico. « I rapporti di produzione in una società a capitalismo avanzato sono tali per cui una pro gressiva razionalizzazione del sistema dominante si realizza a discapito delle qualità umane dei singoli individui, in modo tale che qualsiasi qua lità o peculiarità umana pare un errore dannoso al funzionamento calcolato in anticipo di quelle leggi del mercato date come naturali. La forza lavoro mercificata, la posizione di divisione e separatezza dell'uomo gli impediscono di modifi care la realtà data. Il capitalismo che si estrin seca in forme diverse, dalle più "democratiche " alle più scopertamente fasciste, è un sistema repressivo che tende attraverso l'ideologia del benessere c della razionalità a mistificare la realtà classista » (Assemblea di Magistero). Si vede così che l'insegnante non può che essere un « burocrate » dell'insegnamento, il tec nico « un tecnico incapace di assumere una posi zione critica nei confronti del processo produt tivo stesso e costretto a vendere la sua forza lavoro nelle condizioni più svantaggiose ». il me dico « un meccanico del corpo umano ». un buro crate teso a reinserire il lavoratore nel mecca nismo produttivo al più presto possibile, inca pace di cogliere nella società le cause di malattia e di abolirle, incapace cioè dì cogliere il livello scientifico della medicina stessa, quello pre ventivo. Alla battaglia contro l'autoritarismo accade mico si accompagnano pertanto delle richieste: di una conoscenza critica, di un diverso tipo di insegnamento, di un diverso rapporto tra didattica e ricerca, ecc., inserite in un contesto polìtico che permetta di intenderle come momento transitorio di un processo rivoluzionario gene ralizzato. Nel frattempo il meccanismo democratico messo in atto favorisce l'allargamento della base, porta a scontri con la parte più avanzata del potere accademico. Porta, in altre città, allo scon tro con la polizia e cioè con le strutture repres sive dello stato borghese, e permette una più
Da quest'ultimo punto si disvela allora l'im portanza, sinora latente, del tecnico che ha l'im mediato controllo dei mezzi di produzione e della forza-lavoro e l'importanza del suo even tuale dissenso a quella mediazione. Ma il dissenso dei tecnici non può sorgere dalla dialettica dì classe in cui non sono coinvolti rispetto a] loro ruolo professionale. Dove risalire, per fare del tecnico un uomo in possesso di dimensione critica? Si risale alla scuola, all'I.T.I. in cui si opera il processo di reificazione che preclude ogni di scorso di tipo critico. Come è possibile chiedere antagonismo critico verso la struttura industriale ad un tecnico reificato in essa, che cioè veda in essa una estensione della propria persona? L'isti tuto tecnico diviene quindi anacronistico umana mente ed effettualmente: esso deve sparire as sieme ai licei per dar luogo ad una scuola media superiore unica che annulli ogni selezione di classe ed informi l'allievo ad una preparazione metodologica critica che gli consenta una mag giore efficienza professionale e l'assunzione di strumenti critici riguardo a] suo stesso ruolo pro fessionale. Quale deve essere la tattica di lotta immediata se la strategia prevede uno sconvolgimento to tale della attuale struttura scolastica? Gli stu denti Medi non hanno • obbiettivi interni » nel quadro della contestazione globale così da poter adottare in quel quadro, « mutatis mutandis », la tattica elaborata dagli studenti di Trento, che riscuote in campo nazionale numerose adesioni ed è ormai generalmente nota come « linea di Tren to ». Al vertice della piramide scolastica l'alter nativa strutturale proposta dagli studenti univer sitari è validissima proprio perché opera al ver tice, e, a ben vedere, non muta la realtà di clas se, immanente alla scuola italiana. 11 punto cro ciale, la zona d'attrito in cui i mutamenti sa ranno veramente rivoluzionari, è rappresentato dalla scuola media inferiore e superiore; perciò l'unica analisi pregnante della struttura scolasti ca italiana rimane quella eseguita dagli allievi di Don Milani nel libro « Lettera ad una pro fessoressa » a cui rinviamo. Le relazioni sulla scuola ad opera di collettivi' di lavoro universitari trascurano il ruolo del l'IT, ne consegue che la mancata individuazione della sua azione reificante invalida ogni analisi che voglia estendere la sua superfìcie al di quà dell'università. E' significativo, infatti, che l'unica analisi nel senso da noi indicato è presente, ancorché in nu¬ ce, nella carta rivendicativa degli studenti del Liceo Bcrchct (in «Quindici», 8). Ma «che fare?» all'interno dell'IT.? Ritornare alle rivendicazioni di carattere setto riale tendenti a rendere più congrua la prepara zione professionale? Ricercare « obbiettivi in terni? ». L'unica strada aperta, l'unico « fare » che ab bia forza eversiva, si crea nel congegnare il la voro dell'Assemblea generale e dei gruppi di studio in modo tale da farne strumenti di auto educazione degli studenti, e demolire quindi una concezione del tecnico che favorisce la reifica zione procedendo alla conquista della dimensione critica: ciò al fine di realizzare l'inutilità della vecchia nozione di scuola, avanti di promuo vere la fondazione della nuova. Lo scienziato e la violenza Documento elaborato da un gruppo dì docenti e ricercatori dell'Università di Padova Uno dei tanti miti di cui vengono imbevuti gli studenti e j giovani ricercatori e che servono a mantenerli disarmati di fronte ad una realtà oppressiva, è il mito della scienza e dello scien ziato. L'iconografia ufficiale descrive il ricerca tore come una persona animata solo da alte idealità culturali, come un prodotto esemplare di un mondo perfetto e operoso che progredisce indefinitamente attraverso i toccasana universali della tecnica e della scienza. Questa mitologia, alimentata a difesa dello status quo da parte di chi ha interesse a difenderlo, serve a privare dei necessari strumenti ideologici chi potrebbe rove sciarlo, serve a isolare la scontentezza dello stu dente e del ricercatore nell'ambito individuale, a reprimere ti suo malessere come vergognosa colpa individuale e manifestazione di disadatta mento. In realtà l'ambiente dell'università è un ambiente con fortissime tensioni interne e pro fondamente imbevuto di violenza, che è lo stru mento che serve a farlo restare in piedi così co m'è: quella stessa violenza interna di cut sono impregnati tutti i rapporti umani nelle nostre civiltà « tecnologicamente avanzate », sia dell'Est sia dell'Ovest, c di cui il Vietnam e i ghetti negri USA non sono che esplosioni occasionali più vi stose delle altre. Chi fa la ricerca prima di tutto la violenza la esercita: la esercita non solo nei confronti del contadino che zappa per lui la terra o dell'ope rato che ripete mille volte lo stesso gesto fino all'imbecillimcnto per permettere a lui di dedi carsi alla « produzione delle idee», ma la eser cita anche nei confronti dello studente che è lo strumento che gli permette di perpetuare la « ge rarchia del sapere » sotto il pretesto di svolgere una funzione di • trasmissione del sapere »: la violenza che esercita quando considera Io stu dente un oggetto da selezionare invece che da formare, quando boccia per aumentare il presti gio della propria disciplina scientifica e scremare i pochi eletti da cooptare nella élite di cui egli già fa parte. II ricercatore inoltre la violenza la subisce: la subisce da parte dì coloro che stanno più in ulto nella scala gerarchica: ì professori di ruolo da parte dei colleglli più potenti, gli assistenti da parte dei professori di ruolo; tutto questo, se da un Iato può trovare le sue meschine compensa zioni in maldicenze e frizzi sul • capufficio » tipiche di tutti i subalterni del mondo, dall'alto incanala tulle le energie individuali nella scalata della scala gerarchica, nella lotta per la • carrie ra ». E' qui che arriviamo al terzo tipo di vio lenza: quella cioè contro i propri colleghi; a questo punto appare con la massima chiarezza tutta l'ipocrisia che si nasconde dietro il mito della scienza, dietro la passione per la ricerca, che non sono che la facciata dietro alla quale si svolge la lotta per sopraffare gli altri ricercatori e arrivare primi al vertice della • piramide del sapere ». La ricerca diventa il campo di batta glia e l'intelligenza l'arma individuale, tanto più efficace quanto maggiore è l'aggressività con cui la sì usa (e questo nel migliore dei casi, perché spesso il servilismo e il peso della carta stam pata diventano armi migliori dello stesso valore scientifico); in questo modo ¡1 mito borghese del successo individuale sostituisce il mito della scienza e l'università invece che una fabbrica dì sapere diventa una fabbrica di arrivisti. Tutte queste tensioni interne non possono ri manere a lungo inespresse, esse devono trovare inevitabilmente il loro sbocco nella violenza col lettiva come risposta alla violenza giornaliera subita dai singoli individui. Questo sì verifica quando il singolo individuo oppresso capisce che la sua liberazione non può avvenire sul pia no individuale, ma solo attraverso l'unione con gli altri per ottenere con la lotta una struttura dove siano scomparsi privilegi e gerarchie. Que sto è quanto è avvenuto durante le recenti agi tazioni universitarie ed è in embrione in alcune lotte di assistenti e ricercatori.
facile identificazione del potere accademico col potere economico-politico. A Bologna ciò -non avviene: ma la minaccia è sempre presentò, il Senato accademico sì divide su questo (vedi le dimissioni del Rettore Battaglia). Nello stesso tempo l'approfondimento dell'analisi, attraverso il lavoro comune, e attraverso la lotta costante, conduce alla scoperta dei nessi che collegano non solo c non più il potere accademico al potere politico, ma in particolare permette di vedere che l'Università rappresenta il tramite tra classe dominante e formazione di intellettuali intesi come merce c tecnici ad alto livello di specializzazione, « strutturati » secondo la logica del profitto. Questo tipo di intellettuale e questo tipo di tecnico saranno comunque utilizzati dal sistema capitalistico per il mantenimento del capitalismo: qualunque ipotesi cogestionalc, o tesa comunque al miglioramento della prepara zione della forza-lavoro stessa non potrà essere accettata. O meglio, su questo punto si accende un primo duro scontro politico all'interno del Movimento Studentesco. II rifiuto della coge stione è infatti nella sua sostanza, rifiuto « della logica della ridistribuzione del potere e della protesta », è presa di coscienza del suo contenuto riformistico. Tale consapevolezza politica deter mina, ad esempio, il rifiuto di inviare rappre sentanti del Movimento Studentesco nel consiglio di facoltà allargato di Magistero. Da notare che le decisioni prese in questa sede avevano valore deliberativo e non solo consultivo. • Occorre ricordare che se il Movimento Stu dentesco riconosce nella controparte accademica la controparte reale, riconosce anche che essa rap presenta la mediazione tra il potere statuale e gli studenti e che quindi accettare la logica del con siglio di facoltà allargato significherebbe accettare la logica del potere contro cui il Movimento Studentesco di fatto si sta battendo ». « Da una parte quindi il Consiglio di Facoltà composto da ordinari, incaricati, assistenti, rappresenta U nu cleo di potere funzionale alle scelte politico-eco nomiche dello stato; dall'altra l'assemblea orga nizzata come si è detto sopra, rappresenta il nu cleo di potere funzionale alle esigenze di fondo del Movimento Studentesco in lotta ». Il rischio del rifiuto della cogestione è il distac co dalla base, l'accettazione è l'integrazione del Movimento. E' un momento di crisi. Per superarla è neces sario uscire « dal ghetto dell'università, cioè dalla logica della ridistribuzione del potere e della pro testa ». 11 Movimento Studentesco deve definire una propria autonomia politica, e cioè si deve misurare con l'arco generale dei problemi posti dallo sviluppo capitalistico. Per trovare una propria collocazione politica, e affinché la lotta non si riveli sterile è d'altra pane necessario approfondire ulteriormente la analisi e cioè prendere coscienza del proprio li vello di classe. « Lo studente in quanto tale utilizza plusva lore prodotto dalla classe operaia, e quindi in ri ferimento alle strutture produttive vive in una situazione di privilegio e dunque la sua defini zione sociale non si presenta come antagonista al sistema capitalistico. A questo livello non ci sembrano corrette tutte quelle ipotesi che ten dano a definire meccanicamente il Movimento Studentesco come il soggetto rivoluzionario per eccellenza, sia attraverso la definizione degli in tellettuali come unica forza non integrata e non integrabile nel sistema capitalìstico » (dal docu mento elaborato in comune da diverse forze poli tiche dell'istituto di fisica. A. Righi occupato). Nello stesso tempo ¡1 sistema capitalistico nella sua fase suprema dell'imperialismo rende sempre più intenso ìl processo dì proletarizzazione del¬ l'intellettuale da un lato — senza, come sì è detto prima, parificare meccanicamente lo studente alla classe operaia: esso infatti non produce plusva lore, ma anzi ne consuma — e dall'altro aumenta il processo di espropriazione intellettuale. Ora nessuna riforma può risolvere questo problema legato alle insanabili contraddizioni del sistema capitalistico. Perciò non si tratta di pensare a delle riforme bensì a stabilire delle alleanze con le altre forze sociali che hanno interesse a con durre la lotta antimperialista. In conclusione, considerando il processo di autocritica del Movimento Studentesco, dal primo rifiuto delle rappresentanze tradizionali al rifiuto della cogestione, si è delineato chiaramente il si gnificato di autonomia politica del Movimento stesso e di gestione autonoma della lotta. L'autonomìa politica non significa certamente istituzionalizzazione del movimento « nel senso dì una struttura politica chiusa su un certo asset to universitario », ma significa bensì individua zione dì strumenti politici originali per condurre avanti la lotta, e di forme nuove per il collega mento colle altre forze antagoniste al sistema nel contesto della generale lotta anticapitalistica e antimperialistica. Compito precipuo del Movimento Studentesco diviene a questo punto di porsi come linea stra tegica degli obiettivi che siano « dirompenti nei confronti delle istituzioni » (convergenza nella lotta con la classe operaia, lotta extra-parlamen tare nel contesto di una strategia nazionale e so vranazionalc, collegamenti con gli alni movimen ti, S.D.S.. J.C.R., Vietnam Solìdarity Youth, S.D.S. americana, etcì. Nello stesso tempo il Movimento Studentesco non rifiuta a priori obiettivi tattici « integrabili », purché riconosciuti come tali e funzionali per un allargamento della base. E' quindi ora corretta « la richiesta di strumen ti politici non istituzionali (l'assemblea e tutte le forme dì organizzazione intema del movimento studentesco) la cui funzione sarà quella di tra durre in termini politici generali all'interno del l'università i rapporti tra le forze politiche e sociali ». Dopo 50 giorni di occupazione in 7 facoltà, si è passati ora all'occupazione della sede centrale. Essa trova i presupposti nella linea politica delle sìngole occupazioni. Così ci si esprime il 28 marzo 1968: « U Mo vimento Studentesco ritiene che qualsiasi prospet tiva di apertura di discussione tra le forze agenti nell'università non può che passare attraverso il riconoscimento politico da parte del Senato Ac cademico della libertà di organizzazione c del l'autonomia politica del Movimento Studentesco, verificati attraverso i propri obiettivi e la propria prassi politica concreta » (dalla mozione appro vata al meeting d'ateneo). • L'assemblea degli occupami della Sede Cen trale di Bologna, riunita ¡1 9 aprile 1968. par tendo dalla mozione approvata a conclusione del meeting d'ateneo del 28 marzo 1968, e in seguito alla discussione avvenuta durante l'occupazione indica nella conquista di uno spazio politico autonomo intemo all'Università, il momento at traverso il quale si attua di fatto, c non formal mente. ¡1 riconoscimento del Movimento Studen tesco come movimento politico autonomo. Tale spazio si attua fondamentalmente attraverso la conquista dei seguenti punti: a) sospensione del l'attività didattica un giorno alla settimana per i lavori del movimento; b) un'aula libera tutti i gior ni della settimana per riunioni, seminari, contro corsi, gruppi di lavoro politico, etc; c) i fondi versati dagli studenti, fino ad ora amministrati dall'ORUB, vengono amministrati dall'assemblea. 11 raggiungimento di questi obiettivi non com¬ porta in nessun modo una limitazione della pos sibilità di azione c di intervento del Movimento Studentesco. Al di là di questi punti infatti il Movimento Studentesco si riserva di agire all'inter no dell'Università nelle forme e con i tempi che volta a volta verranno scelti dalle Assemblee di Facoltà o di Ateneo. Approvato il 9 aprile I96S. all'unanimità, dal l'assemblea degli occupanti ». In sostanza il problema del riconoscimento po litico del Movimento Studentesco risponde ad una prima necessità fondamentale nell'ambito di una strategia globale di lotta: quella di uno « spazio politico • permanente che garantisca la sua pos sibilità di organizzazione senza dover ricorrere ogni volta alle occupazioni intese come creazione di «spazio politico». Nel momento in cui il Senato Accademico ac cetta i punti proposti dalla mozione degli stu denti occupanti la centrale, la lotta non può dirsi conclusa. Quali prospettive si aprono per il Movimento bolognese? Dal! 'occupazione della sede centra le — la discussione è ancora in atto — sono emer se tesi diverse: a) lotta extra-parlamentare de! Movimento Studentesco su obicttivi che non garantiscono l'appoggio della base studentesca. b) lotta su obiettivi che siano in funzione di un ulteriore allargamento della base studentesca. Questo è il nuovo tipo di discorso. (Emilio Rebecchi - Otello Ciavatth
classi dominanti, amministratori pseudourbani sti e le Sovrintcndenze ai monumenti, gestiscono l'organizzazione spaziale del territorio. A titolo di esempio, alcune indicazioni nel l'ambito regionale: i non costituiti parchi di Migliarino c S. Rossore, il litorale livornese, lo sconcio di Punta Ala e Riva del Sole, la città giardino di Viareggio, gli intrallazzi dei partili politici, la connivenza degli ordini professionali con gli interessi privati, ecc. A tutti questi temi di rilettura storica e di denuncia si affianca una proposta culturale per una elaborazione scmiologica sincronica mediante operazioni c produzioni immediate: si propone due obbiettivi principali, la pubblicizzazione del Movimento sull'utenza cittadina (allargamento delle lotte) e la contestazione all'interno della facoltà di architettura degli sclerotici schemi della progettazione razionalista (atrofia dell'og gettivo). Da Febbraio sì è aperto un cantiere nella facoltà stessa: si lavora « al vero » o sulla macro dimensione con materiali gonfiabili e cartapesta. I pezzi prodotti vengono calati con azioni di sor presa, come elementi « concreti » di rottura e di disturbo nei riti-tipo del centro storico, quali lo shopping pomeridiano, il passeggio-messa do menicale, il traffico veicolare, gli itinerari turi stici. Queste azioni di « terrorismo urbanistico » testimoniano l'apertura della facoltà ad alterna tive sovrastruttura! i ferma restando la posizione polìtica ed ideologica della lotta in generale del Movimento. 11 5 aprile è approvato in Assemblea il docu mento programmatico delle « necessità » vitali del Movimento Studentesco: — necessità che il MS. venga considerato strumento di contestazione sempre apeno — necessità che il M. si precìsi con conti nui coscienti efficaci atti di contestazione al sistema attuale — necessità che la contestazione risulti effet tivamente incisiva nella realtà — necessità che il M. si ponga anche come sollecitazione di proposte nuove — necessità che il M.S. inizi a lavorare subito in forma cosciente mediante differenti tipi dì ricerca. Il 6 aprile il Consiglio di facoltà: — esprime la propria volontà che sia uti lizzato ogni mezzo per impedire la invalidazione dell'anno accademico e per evitare interventi estemi — dichiara la propria disponibilità ad effet tuare ogni possibile sperimentazione nell'ambito della facoltà sia sul piano della ricerca che su quello della gestione, partendo anche dalle stesse forme proposte dagli studenti... Due giorni dopo l'Assemblea Generale: — denuncia ulteriormente il tentativo di ri catto che il documento del Consìglio di Facoltà prospetta... — denuncia inoltre l'ormai chiaro gioco di una larga pane del corpo docente che tenta dì coprire con l'invìo di propri documenti insigni ficanti e solo ipocritamente aperti, la propria precisa volontà di non accettare quanto l'Assem blea di facoltà ha deciso di conservare tutto il potere nelle proprie mani, disposti al massimo a « tenere presenti anche le proposte degli stu denti », in nessun caso disposti a rinunciare al proprio potere decisionale. 11 16 aprile ìl Consiglio di facoltà: — dichiara nella maniera più esplicita la propria disponibilità ad effettuare ogni speri mentazione, ai fini della riforma di facoltà, accet tando le forme del potere come prospettate nella mozione Ricci-Eco. Il 17 aprile, ore 21,05, l'A.G. approva la mozione finale: « La lotta degli studenti di Architettura, giunta all'85" giorno del suo corso, ha avuto come propri due obicttivi fondamentali inseriti nel senso della lotta di tutto il Movimento Studentesco in Italia. II primo era un obiettivo politico generale: il salario agli studenti medi ed universitari come garanzia di un effettivo diritto allo studio ai figli dei lavoratori. Il secondo obiettivo era quello relativo alla lotta contro l'autoritarismo acca demico visto come uno degli strumenti che H piano di programmazione capitalistico si dà per Ottenere quella fetta di ricerca scientifica che gli è indispensabile e che prevede sta proprio l'uni versità a fornirgli. In questa linea il Movimento della Facoltà di Architettura ha gradualmente c con forza rifiu tato, ponendovisi in contrapposizione, tutte le precedenti forme di potere esistenti nella Facoltà compresi tutti quegli organismi delegati la cui " pariteticiti " nascondeva il loro carattere misti ficato di reale supporto dei centri di poteri esi stenti. Negando con la propria forza il potere che nelle cattedre, negli istituti, nel Consiglio dì Facoltà trovava i propri nodi applicativi, ha contrapposto a questi l'Assemblea Generale della Facoltà che assume nelle proprie mani tutto il potere cautelandosi della possibilità di applica zione di questo imponendo che i vecchi centri di potere ne divenissero i burocratici firmatari agli effetti di legge. Oggi su questo punto della propria lotta il Movimento ha sostanzialmente vinto e pur pre parandosi al lavoro di consolidamento di questo potere e di avvio della nuova Facoltà che ora ha di fronte può valutare di avere ottenuto suf ficienti garanzie che giustifichino un mutamento delle proprie forme di lotta. Da oggi quindi le sedi della Facoltà verranno liberate dagli stu denti, pur permanendo lo stato di agitazione gene rale che non potrà non caratterizzare tutta la durata di questo importante esperimento. Questa Assemblea decide quindi di convocare una Assemblea Generale Costituente e a questo scopo decide la nomina di un comitato tecnico esecutivo composto da docenti e studenti che si occupi di convocarla a brevissima scadenza. Non di meno ¡1 Movimento della Facoltà di Architettura ritiene importante anche qui chia rire il suo disinteresse c il suo netto rifiuto ad una lotta di carattere eminentemente corporativo. Nel momento stesso in cui è conscio di questa propria vittoria tiene ad essere cosciente anche de lhnitj di essa c della lotta che ha portato avanti, lotta che è stata fino ad oggi tutta intema alla Facoltà complessivamente incapace di co gliere i legami profondi che collcgano un certo tipo di Facoltà ad un certo tipo di società, in grado ancora solo di enunciare, ma non di por tare concretamente avanti, obiettivi politici gene rali, come l'obiettivo del salario: incapace di trovare collegamenti reali con tutte le forze sociali in lotta. Decide inoltre la promozione di una Assem blea di Ateneo come logica conclusione di una lotta che se ha avuto per protagonista la Fa coltà di Architettura, solo nel collegamento gene rale può trovare il completamento della propria forza nella lotta contro i centri di potere supe riori: di Ateneo (Senato Accademico) e nazionali. Per garantirsi contro qualsiasi forma di repres sione gli studenti che hanno già inviato alla Magi stratura liste di centinaia di promotori ed orga nizzatori della Occupazione decide l'invio delle firme dei partecipanti all'Assemblea dì oggi che vede la partecipazione congiunta o corresponsa bile di Docenti e Studenti ». Il seguente comunicato stampa viene appro vato all'unanimità della prima Assemblea Gene rale tra Docenti e Studenti: « L'Assemblea degli occupanti la Facoltà di Architettura di Firenze, presa visione del docu mento presentato dal Consiglio dì Facoltà in data 16 aprile 1968, ha dichiarato di accettare l'inizio della sperimentazione ivi prefigurata, che tiene conto del lavoro di proposte svolto dal l'Assemblea occupante e ha deciso di confluire nell'Assemblea Generale Costituente composta da Docenti e Studenti. Ritenuto con questo di avere realizzato uno degli obbiettivi principali dell'agitazione studen tesca, intende l'Assemblea Generale Costituente e le successive Assemblee di Facoltà come il luogo in cut il movimento stesso dovrà conti nuare a far valere tutte le altre sue istanze fondamentali.
Facoltà di architettura di Firenze 85 giorni di occupazione Firenze: il 23 gennaio 1968 la facoltà di ar chitettura viene occupata dagli studenti. L'occu pazione è estesa alla maggioranza delle facoltà, gli studenti medi scioperano per tre giorni. Un sit-in di fronte al Rettorato è investito dalla ca rica della polizia: parecchi feriti. Pochi giorni dopo i carabinieri si presentano nella facoltà di architettura e prendono i nominativi degli stu denti: è un pomeriggio di festa c i presenti sono pochi, un'ottantina. Il giorno dopo vengono pre sentate in Questura dagli studenti le liste com plete degli occupanti. Non vengono accettate. Si provvede quindi a inviarle per posta. Il carattere distintivo delle lotte del Movimento Studentesco ad Arq)iilcnura è l'approvazione e la definizione del potere all'Assemblea. 11 potere assembleare è infatti indicato come necessario per stabilire una forma di contropote re rispetto agli istituti di ricerca e garantire una autonomia decisionale sul tipo di lavoro da farsi all'interno della università. Rispetto agli sterili tentativi riformistici cui ap prodarono le lotte degli anni precedenti la for mulazione del potere all'Assemblea opera un ri baltamento strutturale che — elimini la separazione fra didattica e ricerea — abbatta l'autoritarismo accademico, sia nelle forme ricattatorie che annientano qualsiasi potere contestativo da parte degli studenti (san zioni disciplinari, firme di frequenza, esami, pre salario) sia nella strutturazione piramidale di po tere cattedratico (baronie accademiche) — punti, a livello politico, all'obbiettivo del diritto allo studio e del salario generalizzato — garantisca l'uscita all'esterno delle lotte e la collaborazione con gli altri Movimenti per una contestazione globale del sistema a scala nazionale ed internazionale. II 26 febbraio è approvata dall'Assemblea Ge nerale la mozione • A »: — il potere nella facoltà è esercitato dalla Assemblea Generale: ne fanno parte coloro che ne riconoscono pubblicamente il principio di potere — i singoli membri del corpo docente par tecipano all'Assemblea Generale con gli stessi diritti dei sìngoli studenti — la forza giuridica dell'Assemblea Gene rale sarà garantita dell'obbligo che Ì professori del Consiglio di Facoltà si assumono nel momento stesso in cui riconoscono pubblicamente il potere dell'Assemblea di controfirmare, ai fini burocra tici, le deliberazioni prese dall'A. stessa — l'A. ha la facoltà di nominare comitati esecutivi non decisionali, di definire le modalità del proprio potere, di assumere direttamente il controllo e la programmazione della ricerca e della didattica e la gestione dei finanziamenti, di costituire una segreteria e un centro stampa... La mozione viene inviata al corpo docente e al rettore. Nella successiva mozione, del quattro marzo, si pone come condizione necessaria per un inìzio di dialogo con il corpo docente l'accettazione da parte dei docenti stessi della mozione A. Si prosegue intanto con la definizione delle mo dalità di esercizio del potere della A.G.: sì sta bilisce ì termini di convocazione c lo statuto di strutturazione interna, la creazione in futuro di assemblee di settore costituite da groppi dì semi nario e dei seminari, unità minime della struttura, che già si formano spontaneamente per l'elabora zione dei temi della ricerca sperimentale. Si individua la nuova funzione dei docenti sin golarmente come esperti all'interno dei seminari e collettivamente in un comitato di settore in sieme con rappresentanti degli studenti per la gestione dei fondi. Il comitato di settore dipende ed è sfiduciabile dall'Assemblea. Si ribadisce con la perdita totale del potere la sopravvivenza ufficiale del consiglio di facoltà al solo scopo di garantire la validità giuridica dei nuovi organi di potere. Il 20 marzo il Consiglio di facoltà, preso alto delle mozioni degli studenti, risponde con una mozione di minoranza (Ricci-Eco) in cui: — riconosce 1 termini di potere assembleare della mozione A — garantisce la copertura giuridica, assume la corresponsabilità delle deliberazioni dell'As semblea anche nel caso di una palese violazione delle leggi vigenti (gestione diretta) purché siano garanti di serietà scientifica. ... e con una di maggioranza che concorda sulle dichiarazioni di principio ma elude e rifiuta il punto cruciale su: tutto il potere all'assemblea. La risposta dcll'A.G. del 26 marzo, infatti: — riafferma le acquisizioni di potere (mo zione A) — giudica elusive le risposte del corpo do cente — riconosce tuttavia positiva l'acccttazione del principio del potere assembleare contenuta nella mozione Rìcci-Eco — invita ad una maggiore chiarezza tutti coloro che si sono limitati ad una accettazione di principio della mozione A — continua i lavori intrapresi con i semi nari di sperimentazione, aprendo la possibilità di collaborare a quei professori e assistenti che accettano la mozione A — riafferma il nuovo ruolo politico dell'Uni versità all'interno del paese che si esprime attra verso l'utilizzazione dei risultati della ricerca come strumento dì contestazione e dì rottura delle strutture attuali. Come detto nel documento, si è già entrati in merito ai contenuti delle ricerche sperimentali. Il primo tema generale proposto è: ANALISI DELL'USO DEL TERRITORIO DA PARTE DEL CAPITALE - uso del territorio secondo il massimo profitto da articolarsi nei seguenti punti: — fase dell'uso della città e delle concen trazioni urbane come poli produttivi dello sfrut tamento — fase dell'estensione dello sfruttamento a tutto il territorio — analisi delle tendenze in atto da parte del capitale — analisi dell'uso della città da parte del capitale vengono aggiunti i punti — analisi dell'attuale articolazione dell'im perialismo mondiale — significato politico delle lotte studente sche in Italia e nel mondo — sviluppo tecnologico, ricerca scientifica, uso del lavoro urbano. Questo lavoro di ricerca dovrà rappresentare il prodotto didattico valido a tutti gli effetti per l'anno accademico in corso. Al 70" giorno di occupazione è elaborato, approvato in Assemblea e distribuito un mani festo murario alla cittadinanza, dato il boicot taggio la mistificazione e le accuse cui è fatto oggetto il Movimento Studentesco sulle pagine de « La Nazione » e di tutta la stampa nazio nale « indipendente ». « La Nazione » non lo pubblica. Contemporaneamente, in una lettera al consi glio di facoltà — |a A.G. — indica nell'immo bilismo politico e culturale dei docenti la colpa e la causa di una eventuale invalidazione del l'anno accademico. L'occupazione continua. Continua la contesta zione radicale alla politica della gestione dei fondi, alla inadeguatezza e povertà o addirittura all'inesistenza culturale della ricerca e della didattica. Si precisano i temi di ricerca: il tema • sviluppo tecnologico e ricerca scientifica » viene articolato in: sviluppo tecnologico / supersfrottamento manuale ed intellettuale / organizzazione della società dei consumi / ricerca scientifica fina lizzata il tema « l'imperialismo » in: imperialismo e capitalismo / le lotte nel Vietnam, nei paesi del terzo mondo / nei paesi a capitalismo avanzato / la rivoluzione cultu rale cinese / le rivoluzioni russa cinese cubana algerina, ecc. Si precisa il nuovo ruolo delle materie del groppo scientifico. II tema « analisi dell'uso del territorio da parte del capitale » suscita questa proposta cul turale: — la facoltà, retta dagli studenti, può avere compito di denuncia del marasma con cui le
Urbino: un'esperienza Intervento politico nell'Università
Venerdì 5 aprile si è svolta un'Assemblea Ge nerale delle Facoltà di Magistero e di Lettere Neil'occasione si è respinta, ritenendola dema gogica e paternalistica, la risposta, data dal Rei- 1 tore a una carta rivendicativa che si poneva come l'avvio dell'azione che il Movimento Studente sco Urbinate intende svolgere nell'Università. Tale azione si basa: 1) sul rifiuto della co-gestione e di ri5tro nutazioni didattiche che aggraverebbero la discriminazione nei confronti degli studenti, che per motivi economici sono impossibilitati a frequentare (il 94%); 2) nel sensibilizzare lo studente, manipolato dall'ideologia della classe dominante, sulla sua condizione e sul ruolo so ciale che il sistema gli assegna una volta quali ficato. Pertanto il Movimento svolgerà all'intento della Università un'opera di controllo di base sul marcio vertice accademico e amministrativo, ela borando le proposte intermedie che contraste ranno: a) la ricezione passiva della cultura classista che passa nelle suddette facoltà f>) la discriminazione verso la stragrande mag gioranza degli iscritti, per motivi economici. Allargamento della base sociale del movimento Ma un lavoro politico più generale si svolge all'Istituto di Filosofia che è occupato dal 28 mar zo 1968 e di cui in una assemblea degli occu panti fatta l'S aprile 1968, si è decisa la conti nuazione dell'occupazione anche per il periodo delle vacanze pasquali. Nell'Istituto sono al lavoro un nucleo-studenti medi e un nucleo-studenti-fuori-sede. Il primo si è collegato con le Assemblee e i comitati di agi tazione delle scuole medie di Urbino. Fano, Pe saro, Fossombrone, Rimini (dove in marzo si è avuta un'occupazione del Liceo e dell'Istituto Tecnico), sviluppando gli obiettivi comuni che legano la lotta degli universitari e degli studenti medi. Il nucleo studenti medi ha promosso anche delle indagini statistiche nei vari istituti, eviden ziando la diversa estrazione sociale è quindi la discriminazione di classe tra le varie scuole (per es. tra Magistrali o Tecnico e il Liceo). L'inter vento si basava anche sull'autoritarismo istitu-, zionale del professore e quindi di tutta l'orga nizzazione scolastica; sulla cultura e sui modi di trasmissione di essa; sulla qualificazione profes sionale dei diplomati delle scuole medie; sullo sbocco sociale e sulle possibilità di lavoro offerte dal Sistema ai diplomati (si pensi ai maestri ele mentari col miraggio del posto di lavoro oppure ai tecnici diplomati che andranno a produrre plu svalore nelle fabbriche della zona a 40-50.000 mensili). Tuttavia il lavoro è stato centrato so prattutto sul diritto allo studio (con proposte intermedie quali mensa, trasporti gratuiti etc.) c sul significato della discriminazione di classe net confronti degli esclusi, di tutti gli esclusi che non riescono nemmeno a finire la scuola del l'obbligo. Il nucleo fuori sede invece svolge un lavoro che partendo dai contrasti con gli iscritti impossi bilitati a frequentare l'Università, organizza l'in tervento politico nelle varie zone della Romagna c delle Marche ove risiedono studenti lavoratori iscritti a Urbino, Ancona e in tutte le micro-Uni versità clientelar!, degli Abruzzi e delle Marche (Chicti, Pescara. Macerata etc.). L'importanza fondamentale di tale nucleo, che si decentralizza in queste zone, consiste nel com pito che esso ha di allargare il movimento alle altre forze sociali (giovani lavoratori, operai, con tadini). L'allargamento alle forze proletarie avviene su una serie di temi generali quali a) l'autoritarismo parallelo tra scuola, fabbrica e società; b) il pro blema della violenza dell'apparato statale attra verso la polizia, gli organi di informazione; c) la chiarificazione del ruolo internazionale svolto dall'imperialismo americano a difesa di un siste ma di cui l'operaio avverte la brutalità anche in Italia. Ma l'aggancio con ]a classe operaia, è fornito soprattutto dalla proposta del salario che permet te di fare un discorso politico oltre che una lotta per un obiettivo comune. La proposta schematicamente è questa: asse gno integrativo ai lavoratori (entro un certo red dito) che hanno figli in età scolare (fino al 18" anno) e salario diretto agli studenti universitari. La proposta necessita anche di una accettazione da parte del Movimento Studentesco Nazionale. Collegamento nazionale Nel frattempo il Movimento Urbinate si è posto e sta dibattendo con altre sedi, i] problema della Direzione politica nazionale del movimento. I convegni nazionali di Milano e Roma con le dispute ideologiche che hanno provocato, vanno superati ed alle loro carenze va sostituito un tentativo serio per realizzare la necessaria dire zione nazionale del Movimento. Questo appena accennato, è un grosso pro blema che investe componenti del Movimento che dànno diverse valutazioni ideologiche delle lotte fatte c delle prospettive, tuttavia non dob biamo dimenticare che la controparte sta rea gendo a tutti i livelli (concessioni paternalistiche oppure arresti, denunce) e l'estate, con il riflusso che provoca, è vicina. L'ostacolo più rilevante che divide le avan guardie più politicizzate e le dirigenze di sede del Movimento, è il problema della organizza zione politica (il futuro partito rivoluzionario), di cui alcuni gruppi minoritari « marxisti-lenini sti », ne pretendono l'egemonia sulla base dì una teoria calata deduttivamente sul Movimento. Una teoria corretta che, però, nella misura in cui manca di una strategia, di cut finora il Movi mento è stato privo, non riesce a farsi • prassi » e. quindi, a risolvere il problema. Pertanto è ne cessario per il momento proporsi obicttivi ve ramente unificanti che permettano la formazione di una Direzione Politica nazionale che sia espres sione non già di elaborazioni ideologiche di que sta o quella • confraternita ». ma del Movimento stesso e delle lotte che esso sviluppa. Parlare di organizzazione politicu è prema turo e burocratico quando manca il momento di sintesi e di generalizzazione delle lotte del Movimento. Trovare delle parole d'ordine unifi canti che facciano nascere da] basso una Dire zione Politica: è questo ¡1 nodo che dobbiamo sciogliere. Il prossimo futuro speriamo che ci presenti delle novità in proposito. (G. B.) Questo breve documento è stato elaborato da un gruppo dì studio dell'Istituto Tecnico Indu striale « A. Pacinotti » di Mestre. Qual'è la funzione «ideologica» di un istitu to tecnico? Ottenere il riconoscersi dei tecnici che prepara per la società capitalistica e bruciare in loro le basi per l'acquisizione di una coscienza • infelice », suscettiva di un'evoluzione di coscien za critica. Quindi ciò che separa realmente preparazione tecnico-scientifica da preparazione umanisiico scientifica si definisce come segue: la prima rende « il mondo oggettuale una estensione della mente e del corpo dell'uomo», costringe cioè il tecnico alla reificazione nella società industriale; la seconda si limita ad organizzare il consenso di massima dei discenti, consegnando alla società di massa il compilo di sottoporli al processo di reificazione (per questa nozione facciamo rife rimento a « Storia e coscienza di classe » di Lukàcs e a « L'uomo a una dimensione » di Marcuse). Il tecnico diviene, all'interno della struttura industriale, il lievito della coesione tra operai e dirigenti, operando in accordo con il sistema una progressiva riduzione del potenziale rivoluziona rio del proletariato. Il tecnico, quindi, costretto per educazione c per la pressione di esigenze vitali, a riconoscersi nell'organizzazione industriale capitalistica divie ne un segmento della globale struttura fuori dal la quale, ad esser divelto, trova il misconosci mento sociale. I tecnici, d'altronde, non possono costituire una classe e divenire, in seguito alle contraddi zioni interne del sistema capitalistico, una sca turigine di eversione rivoluzionaria perché non sono essi un prodotto diretto della civiltà indu striale, come lo è il proletariato; essi sono degli operatori attraverso cui si media il potere della classe dirigente, sui mezzi dì produzione. Tecnico, scuola e società industriale
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Quìndici, giornale mensile, n. 10. 15 aprile 1968 Direzione, Via del Babuino 40, Roma. Redazione, amministrazione, pubblicità, abbonamenti Via Giu lia 87, Roma. Direttore Responsabile Alfredo Giulia ni. Segretaria di redazione Giulia Niccolai. Grafico Giuseppe Trevisani. Edizioni Quindici. Direzione Edi toriale Nanni Balestrini. Segreteria Cesare Milanese. Redazione di Milano Antonio Porta. Viale Maino 32. Redazione di Torino Nico Orengo, Via Marco Polo 41. Redazione dì Bologna Ferdinando Albertazzi. Via Vit torio Veneto 30. Redazione di Palermo Michele Per rierd, c/o Libreria Flaccovio, Via Maqueda 198/200. Iscrizione presso il Tribunale di Roma n. 11565 del 15 maggio 1967. Tipografia Tipografica Castaldi. Via Casilina 49. Roma. Distribuzione nelle librerie Fel trinelli Editore, Via Andcgari 6, Milano. Nelle edicole Messaggerie Italiane, Viale Giulio Cercano 32, Mi lano. Spedizione in abbonamento postale gruppo 111. Tutti i diritti di riproduzione riservati.
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L'Assemblea Generale di Facoltà, che oggi 17 aprile 1968 ha tenuto la sua prima riunione, prende atto della cessazione dell'occupazione e stabilirà i modi di inizio della sperimentazione ». Dopo 85 giorni di occupazione, e una setti mana di « riposo » il 24 aprile è iniziato un nuovo corso nella facoltà di Arch. di Firenze, con la prima Assemblea Generale Costituente. (Vittorio Maschietto)
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