Quindici 1968

Qulndici/10/V

Rapporto dall'università di Bologna Lo sanno « tutti » che l'università, conservando un carattere feudale, è un'istituzione arretrata rispetto alla struttura generale della società ita liana. E che 6 necessario modernizzarla, razio nalizzarla. A livello politico-parlamentare Gui e Codignola propongono il « piano », ricevendo l'appoggio dei professori del centro-sinistra, e la disapprovazione di quelli di sinistra e di destra. Gli studenti, forza sociale direttamente interes sata al problema, sono trascurati. Gli studenti, ovviamente, parte del « tutti », esigono di partecipare alla riforma — Santa Alleanza di « tutti » — contro il feudalesimo nell'università. Esclusi dall'elaborazione del piano Gui-Codignola, essi, tramite i loro rappresen tanti istituzionali, propongono il comitato consul tivo come primo passo per una partecipazione attiva alla riforma. Questo è un tipo di discorso. Le occupazioni del febbraio 1967 si conclu dono quando la ragione che le aveva determinate viene a mancare: gli studenti ottengono il comi tato consultivo. Tale problema si ripropone a dicembre solo in quanto verifica del suo falli mento (previsto da tutti). A riprova di tale fallimento citiamo alcuni passi dei verbali del comitato consultivo di let tere e filosofia, composto da ordinari, incaricati, assistenti e studenti: *a) alla richiesta di istituire tavole rotonde in cui ì professori, raggruppati per discipline affini, discutono fra loro e con gli studenti sulle materie di insegnamento, il preside risponde negativamente sostenendo essere dannoso che più docenti discutano tra loro davanti agli stu denti: b) alla richiesta di venire a conoscenza: I ) delle fonti, consistenza e utilizzazione dei fondi della biblioteca di facoltà; 2) del bilancio degli istituti; 3) della documentazione sulle ricer che compiute da docenti e assistenti, il preside risponde definendo assurde tali richieste; c) alla richiesta dì seminari di studi, un. professore risponde che istituire o no seminari dipende dal " capriccio " dell'ordinario, il qua le lo farà quando lo riterrà necessario, comun que non su richiesta degli studenti: d) alla richiesta di liberalizzazione degli studi, sì da rendere possibile una partecipazione più attiva e cosciente degli studenti alla vita uni versitaria, il prof. Spongano risponde rifiutando di discutere ¡I problema per mancanza di tempo ». 11 comitato consultivo rappresenta lo sbocco « democratico » di occupazioni e assemblee C67) organizzate da alcuni leaders e appoggiate dalla base studentesca perché riferite a momenti di • reazione » immediata e spontanea. Non esiste ancora una prassi politica che si ponga il pro blema di un'azione capillare, capace di formare un Movimento Studentesco organizzato polìtica mente, c potenzialmente in grado dì superare ¡1 momento riformista. Tuttavia le assemblee spontanee e informali, tenute al di fuori delle occupazioni, e le assem blee in occupazione creano i presupposti diretti per la partecipazione di una massa di studenti fino a quel momento costretta ai margini della vita universitaria, e costituiscono un tentativo di condurre la lotta in prima persona. Esse rap presentano un'alternativa agli organismi parla mentaristici che avevano « malamente » funzio nato fino ad allora. Cioè ¡1 momento democratico supera la rap presentanza tradizionale (ORUB), perché la realtà è più avanzata rispetto ai vecchi modi di inten derla. Lo studente vive delle reali contraddizioni: quella di fondo — e prima ricordata — tra università e società, che per essere oggettiva e immediatamente verificabile hanno « tutti », e quella più specifica e più vicina al momento organizzativo-politico dell'insanabile contrasto tra partecipazione attiva e delega. Si comincia a capire che il problema non è più quello di sostituire alcuni rappresentanti disfunzionali rispetto alla problematica degli stu denti con altri, bensì quello di eliminare in maniera definitiva ogni forma di eteroresponsa bitizzazione. Questo è ancora un tipo di discorso. 11 fallimento del comitato consultivo pone in sostanza due problemi: a) quello dello scontro con il potere accademico; b) quello della rappre sentanza. Lo scontro con il potere accademico. I) di scorso riformistico mirava a togliere una parte di potere a chi lo deteneva. Un indirizzo di questo tipo aveva come prospettiva naturale la « cogestione » o ridistribuzione del potere entro schemi predeterminati e controllabili dalla con troparte accademica. Si voleva che l'aguzzino invece di 10 colpi di frusta, ne desse solo 5. Ma la possibilità di inserimento, da parte degli studenti, nella struttura di pmerc accademica (« democratizzazione ») è necessariamente evirata per due motivi: se va contro l'interesse del cattedratico (e in qualche modo va sempre contro) è impedita da lui; se va direttamente contro il sistema, è impedita dal sistema stesso, con metodi più diretti e più clamorosamente repressivi (polizia, ecc.). Lottare contro gli accademici significa per tanto affrontare un aspetto determinante del problema generale; tale momento rappresenta infatti il punto di partenza necessario, in quanto l'autoritarismo accademico determina nello stu dente un disagio reale e immediato (le lezioni, gli esami, i corsi monografici imposti dal profes sore, ìl tipo della ricerca, l'organizzazione gene rale dei rapporti tra docente e studente - vedi i documenti di Torino). Ciò è vero per tutte le facoltà. Ma a Bologna, nel dicembre '67, in alcune facoltà umanistiche (Lettere, Magistero) il problema dell'autorita rismo viene immediatamente affrontato nel suo aspetto di mediazione tra potere economico politico della classe dominante e gli studenti intesi come fruitori passivi e ideologizzati: è il discorso generale posto come « a priori » teorico da cui far discendere deduttivamente il momento di prassi. La controparte, individuata nel sistema, fa scavalcare la controparte più vicina definita idealisticamente • come fittizia ». • 11 nemico numero uno del Movimento Studentesco, il ne mico che si deve contestare e combattere su ogni punto, all'apparire di ogni contraddizione interna ed esterna all'Università, è il sistema dominante dato, che ha come legge la legge del capitale internazionale e come bandiera l'imperialismo americano » (da un documento di Lettere e Filosofia). • Non è quindi un personaggio piut tosto che un altro da mettersi sotto accusa: ma è tutta una cultura, tutto un sistema politico ed economico, che trova nell'occidente la sua espres sione più matura. Non serve più distinguere tra momento conservatore e momento progressista: sono due facce della stessa realtà, quella della copertura ideologica al sistema dominante; e la faccia progressista risponde semplicemente alla esigenza di una cultura più razionale e intelli gente » (da un documento di Magistero). Nelle facoltà tecniche (Fisica. Medicina) il di scorso è invece più direttamente contro l'auto

Con molta approssimazione già oggi si pos sono cogliere le linee della prossima strategia di riforme del nuovo governo. Un primo ele mento è dato dalla diuturna, imperterrita poli tica di blandizie, false concessioni, riconosci menti e adulazioni con cui si anticipano le ma novre di attacco vero e proprio. Un dato più concreto è il ruolo ricoperto dal • sindaco socialdemocratico di Milano, Aldo Ania si, nelle giornate più calde di lotta, quando sì è interposto come mediatore tra MS, PS e ret tori, allo scopo di respingere gli studenti nello alveo della « legalità » governativa: operazione del resto fallita in buona parte, ma che ha co munque imposto al movimento uno status quo fisico che non è riuscito più a spostare. Il grosso dell'attacco è comunque atteso con la nuova legislatura. Le spinte antagonistiche verranno usate per un lavoro di funzionalizza zione delle strutture didattiche alle esigenze produttive, cosi come molti obiettivi oggi indi cati da] MS (diversa organizzazione universi taria, ecc.) saranno usati contro il MS. L'offen siva del governo cercherà di rendere più sfu mati e nascosti j centri di potere nelle Univer sità, togliendo di mezzo molte situazioni arre trate che dànno facile esca al malcontento. Dall'altra parte del fronte, si anticipano 'e mosse del nemico curando l'allargamento delle forze e la loro organizzazione. In verità, questo ultimo elemento esiste solo come generica buona volontà di guidare il movimento entro una cor nice unitaria ma non istituzionalizzata. Le lotte rifluiscono, se non sono generalizzate, e alla fine sono inevitabilmente sconfitte. 11 loro rilan cio ha bisogno — per essere tale — di essere omogeneo, e qualitativamente più avanzato delle lotte precedenti. Ma la spontaneità — che per ora e l'attributo comune a tutte le lotte — butta nell'atomismo sociale, nel disorganico artico larsi delle iniziative. Resuscitare le tradizionaF mediazioni partitiche è estraneo alle scelte del movimento, così come predeterminargli astrat tamente, dall'alto, obiettivi e scadenze. Concrete proposte organizzative sono state avanzate solo nel Convegno nazionale dei quadri del MS tenu tosi in marzo alla Statale di Milano: s'è par lato di un giornale che raccogliesse le notizie da tutte le sedi italiane. Complessivamente però, l'esigenza dell'organizzazione rimane per ora niente di più che un'inclinazione comune. Al ' massimo è definita in negativo: l'organizzazio ne non può essere l'istituzionalizzazione di una avanguardia, né il Partito degli studenti, o il contrapporsi in termini idealistici di rifiuto ad ogni istituto politico e sindacale. Ma la sua consistenza progredisce nelle cose stesse, eoi cre scere del potere che nei fatti ¡1 MS si sta con quistando. Tuttavia questo processo è ben lungi dall'ap parire pacìfico od automatico. All'interno della struttura universitaria, la prevedibile offerta di cogestione da parte delle autorità farà emergere i contrasti d'indirizzo oggi già presenti nel MS, riproducendo le tradizionali fratture del movi mento operaio: acccttazione riformistica o ripul sa massimalistica degli strumenti di cogestione, contrapposte allo sforzo di elaborare una utiliz zazione tattica della cogestione come uno degli elementi della contestazione permanente, di demi stificazione dell'autoritarismo e di allargamento della consapevolezza politica e del potere degli universitari. Diversificazioni che si proietteranno anche nei rapporti lotte studentesche — lotte operaie e più in generale nei rapporti università società. E che in ultima analisi ripropongono in modo evidente possibilità e limiti del MS. Mo mento di costruzione di una nuova alternativa al sistema, ma non momento egemone; nella mi gliore delle Ipotesi catalizzatore di un processo che per la sua realizzazione ha bisogno di apporti ben più vasti ed articolati. Entro questi limiti il maggiore contributo da parte del MS potrebbe venire dalla liquidazione oggettiva delle vetuste divisioni ideologiche, dalla capacità dì superare il dualismo riformismo-massimalismo nello svi luppo di una reale partecipazione di massa al movimento. Ed ancora non sarebbe uscito da un narcisistico compiacimento senza la capacità di comunicare all'esterno le proprie esperienze poli tiche. Fuori dall'università pur battendosi nella università. O in termini più operativi, canale di comunicazione di un nuovo rapporto teoria-prassi e non mero donatore di sangue agli anemici qua dri di alcune istanze del movimento operaio. (Ludovico fucker) Santo Padre. abbiamo letto uno stralcio della sua dichia razione sui problemi dell'Università, fatta in S. Pietro il 31 marzo u.s. La citazione testuale diceva: « Il tema univer sitario sì è fatto delicato e difficile per le agita zioni che proprio in questo periodo hanno tur bato, oltre i limiti della legalità e della nobiltà ideale proprie delle manifestazioni degne dell'alta scuola e delle forme cavalleresche della gioventù pensante e rifuggente da ogni forma violenta e volgare ». Noi, studenti cattolici dell'Università di Pado va, che abbiamo partecipato alle agitazioni di que sti ultimi mesi, condividendo senza riserve ì ri schi, le responsabilità c gli ideali dì tutto il mo vimento studentesco, non possiamo non rimanere stupiti di fronte alle sue parole. Ci stupisce in primo luogo il linguaggio che lei usa quando parla di « manifestazioni degne dell'alta scuola », e di « forme cavalleresche della gioventù pensante ». Tutto ciò, dopo le esperienze che abbiamo vissuto in questi mesi, suona stonato alle nostre orecchie; ormai più nessuno di noi pensa o parla in questo modo eccetto qualche goliardo retrivo, perdigiorno e buontempone. Chi ha tentato seriamente di cambiare qual cosa ha sperimentato sulla propria pelle (con ca riche della polizia, schedature, ricatti di proce dimenti giudiziari e disciplinari) che le « forme cavalleresche della gioventù pensante » non rie scono a smuovere d'un passo le strutture acca demiche e politiche attorno alle quali si sono cristallizzati enormi interessi economici e di pre stigio. Questa è la verità. Santo Padre. Diamo pur colpa alla cattiva informazione che lei può aver avuto degli avvenimenti universita ri, in verità di poco conto di fronte agli enormi problemi della guerra, della fame e del sottosvi luppo mondiale, ma ci spiace profondamente sentire sulta sua bocca gli stessi discorsi di co loro che hanno interesse a mantenere le cose come stanno. Ci spiace soprattutto che lei non difenda con coraggio e in tutte le sue conseguenze il diritto di tutti i cittadini di una nazione a godere di un servizio scolastico che sia strumento dì libera zione e non meccanismo repressivo al servizio dello sfruttamento di una classe o di un sistema economico. Filiali saluti. Lettera aperta al Pontefice Signor Direttore, le invio, con preghiera di pubblicazione, l'alle gata lettera, sottoscritta da un centinaio di stu denti cattolici della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Padova. Tale lettera è stala inviata per la pubblica zione ai seguenti quotidiani e periodici: l'Avve nire d'Italia, il Gazzettino, il Resto del Carlino, l'Unità, l'Espresso, il Mulino, Testimonianze, Quest'Italia, Settegiorni, il Regno, Quindici, il Ponte. l'Astrolabio. Politica, Rinascita. Mondo Nuovo. Cordiali saluti per il gruppo dei firmatari (Maurizio Maddalena) S. Marco 2981 Venezia Padova, 2 Aprile 1968

Tor ino momenti di verifica

sistematico andare davanti alle fabbriche per spiegare con pazienza il senso delle lotte. In ve rità, la prima sortita « tra gli operai » è stata un mezzo fallimento. Alla Bovisa (quartiere del la periferia milanese) il corteo degli studenti è svolto nella generale indifferenza di popolo. Un modo più corretto di comportarsi è stata l'azione dì picchettaggio davanti all'OM, in oc casione di uno sciopero, per cui gli operai stessi avevano richiesto l'intervento degli studenti. La questione della saldatura politica con le lotte operaie è il punto principale su cui s'im pegna il dibattito dei gruppi intemi al MS, e rispetto al quale nascono le differenziazioni. Schematizzando, le varie posizioni — emerse anche nella tavola rotonda — si rifanno a tre modelli interpretativi del conflitto studentesco, o — in generate — del conflitto sociale: 1) Per alcuni (il gruppo « Falccmartello »; certi marxisti-leninisti, ecc.) i| MS non ha suf ficienti titoli di legittimità per pretendere auto nomia e possibilità di intervento politico. Può esistere solo se fornisce quadri (di estrazione borghese) al partito rivoluzionario (che non c'è ancora). Le lotte studentesche sono del tutto strumentali alla lotta dell'avanguardia del prole tariato. Gli studenti (che non sono un possibile soggetto rivoluzionario) agiscono democratica mente solo negandosi e passando — come avan guardia — al servizio della classe operaia. 2) Secondo altri (cattolici di sinistra; « si tuazionisti ». ecc.) il quadro storico-sociale di riferimento è opposto: quello cioè di una società pienamente « integrata », priva di antagonismi strutturali ancora aperti, in cui la lotta degli stu denti costituisce l'ultima « zona calda » nel cuore della società. 3) Per la parte forse più cospicua del MS, le lotte studentesche si svolgono in un tempo di generale ricostruzione degli istituti della società civile, con cui il capitalismo tende a raggiungere una precisa efficienza. La scuola — in tale mo mento — diviene luogo di passaggio obbligatorio della forza-lavoro, e la cultura strumento di inte grazione sociale. 11 meccanismo di selezione — prima estemo — si trasferisce all'interno della scuola, attraverso il potere accademico usato come forma di controllo sociale. Da qui l'importanza e le possibilità del MS, che lotta per acquisire un progressivo allar gamento della coscienza politica. Nel corso delle lotte, che nascono da una gene rica non-disponibilità dello studente alla raziona lizzazione capitalistica, si pongono nuove forme di organizzazione e problemi di potere: analoga mente a quanto succede nelle nuove lotte operaie, dalle quali sole dipende l'equilibrio politico ge nerate. Se la prima posizione e ricca di suggestioni e richiami storico-affettivi, le altre invece portano alla coscienza quello che di fatto è stato negli ultimi mesi il movimento. Di esse però la seconda (cattolici, ecc.) presenta seri rischi politici, legati al fatto che, se non si hanno riferimenti scienti fici alla dinamica sociale (cioè saltando la lotta dì classe), l'azione pare guidata da una « filoso fia dell'azione » fine a se stessa: un tirar pugni in ogni parte, perché in ogni punto sta il nemico. La lotta del MS viene sì riconosciuta e promossa, ma senza capirne gli sbocchi e senza prospettive politiche d'insieme. Per cui essa sembra del lutto irrazionale (• il movimento ha un'intima contrad dittorietà — dice il cattolico Spada — quella di una categoria sociale che però vuole la rivolu zione ») e stenta a superare le secche dello spon taneismo: tutt'al più può recuperare t temi della lotta di minoranza oppressa (vedi Black Power), o, meglio, di un gruppo coerente solo sul piano ideologico, che non ha collegamenti di sorta con gli istituti storici dell'opposizione operaia (ve di SDS): con tutti i pericoli che la scelta di un tale modello strategico comporta, quando venga poi applicato al nostro Paese. In effetti, negli interventi dei rappresentanti della SDS òlla tavola rotonda è emerso chiara mente il pericolo, per il movimento studentesco italiano, di un apporto meccanico e non dialet tico con l'esperienza tedesca. Da un lato, infatti, i tempi di approccio della SDS — lunga elabora zione teorica di gruppi ristretti che si cala poi nella realtà della condizione universitaria, produ ccndo un movimento che si allarga in modo omo geneo in una prassi abbastanza ben sintonizzata con la teoria — se evidenzia la debolezza teorica del movimento italiano, legata alla sua esplosione quasi spontaneistica, e fornisce strumenti di cri tici di riferimento, non può far percorrere a ritroso la storia. Ai due tempi tedeschi va sosti tuita di necessità la contemporanea crescita e teo rica e pratica del MS: un ritomo al gruppo di avanguardia « che studia • potrebbe verificarsi solo in seguito ad una disfatta di vaste propor zioni, ed allora porrebbe il problema in termini affatto nuovi anche rispetto all'esperienza tedesca. Per quanto poi concerne la proiezione del MS studentesco fuori dell'università, la meccanica imitazione de] modello tedesco o dell'esperienza del Black Power riprodurrebbe nel MS le stesse fossilizzazioni carismatiche che hanno per de cenni bloccato il movimento operaio italiano nell'adorazione del modello leninista della presa del potere. Certo — si diceva prima — molti termini non sono risolti. In un certo senso, il movimen to pane da zero, perché molle tradizionali me diazioni della lotta anticapitalistica sono più difficili e sfuggenti che mai. Però non tentenna nel vuoto. Per la gestione interna della lotta ci sono alcuni punti fermi. Dove mancano le indicazioni è a proposito dell'organizzazione e dell'uscita all'esterno del movimento. Qualche spunto può comunque nascere dalla prossima fase di conflitti, quando gli studenti (della Sta tale e della Cattolica) faranno rientro nelle Uni versità prima occupate, e poi chiuse dai Rettori. Su che basi avverrà il ritomo? Diceva, nella tavola rotonda, il cattolico Spada: « per con cludere questo periodo di lotta il movimento deve realizzare la spaccatura dell'Università al l'interno dell'Università». Cioè deve crearsi de gli « ambiti autonomi » in cui gli siano garan tite la sopravvivenza e l'organizzazione. II che vuol dire disponibilità di aule, diritto di riunio ne, riconoscimento legale dei controcorsi (cioè di una parte di attività didattica gestita dalla assemblea). Ad altri il discorso di Spada pare eccessivamente moderato: la forza del MS — es si dicono — anche se è solo al termine del pri mo scontro, non può lasciare inalterate le strut ture accademiche, in cerca di un impossibile dualismo di poteri. Bisogna consentire la ripresa dell'attività normale solo col riconoscimento al l'assemblea del diritto di veto su qualunque deliberato delle autorità accademiche, e a patto di legittimare e continuare l'attività didattica • illegale » svolta nelle settimane di occupazio ne. E' facile prevedere che intomo a quest'ulti mo punto le resistenze saranno durissime. Già il Rettore del Politecnico ha assunto un atteg giamento di rifiuto verso i corsi sperimentali che da qualche mese si svolgono ad Architet tura occupata. Difficilmente Polvani farà altri menti nei riguardi dei seminari organizzati clan destinamente da studenti e professori di Lettere e Filosofia. In effetti l'attività seminariale (controllata dagli studenti) realizza una spaccatura non in differente all'interno del potere accademico, iso landone le componenti più conservatrici, e stru mentalizzando le rivalità interne alle categorie dei docenti (ordinari, incaricati, assistenti). Le dimissioni del preside di facoltà dì Lettere, le riunioni di un Consiglio di Facoltà finite a caz zotti sono i primi sintomi di una putrefazione più generale. Per ora i seminari vanno giudicati più per il valore critico di cui sono portatori che per l'effettivo lavoro didattico svolto. Spesso, oscil lano tra tentazioni culturalistiche c quella che è la loro specifica funzione, cioè l'essere stru mento di estensione della lotta nel vivo della formazione professionale. I seminari sarebbero quegli • ambiti » permanenti e autonomi in cui è dato al MS vivere e riprodursi anche nei periodi più calmi delle lotte. Imporre il riconoscimento dei seminari sarà molto difficile (per non dire del diritto di veto). Del resto il momento della contrattazione non ha oggi in Italia l'importanza e l'interesse che ha rivestito in Germania nello scorso anno, quando — come hanno sottolineato gli studenti della SDS — venne utilizzato come strumento per la crescita del movimento e per togliere alla controparte l'aureola tradizionale di sacralità. Tutti sono convinti che la dialettica reale ha nel Governo uno dei suoi poli, non già nella singola autorità accademica, per quanto la di sgregazione dei poteri locali sposti l'equilibrio di forze a favore del movimento.

Possibilità e limiti a Milano

A 5 mesi di lotta, il M.S. di Torino si pre senta chiaramente qualificato da una prospettiva che va oltre l'ambito limitatamente universitario e riformistico, per un impegno eversivo nei con fronti dell'intero sistema sociale. Le condizioni specifiche alla sede universitaria e alla matrice studentesca del M.S. rimangono, tuttavìa, fattori di fondo per l'impostazione della sua politica. Si tratta, cioè, da tener presente: a) la mobilitazione e la maturazione conte stativa globale non sono certo partiti dalla pro paganda verbale di un discorso ideologico-a=trat to, ma, al contrario, dal riferimento alla situa zione di disagio immediato, di esperienze verifi cabili degli studenti in quanto tali; con lo svi luppo e fusione di critica, organizzazione, prassi nell'ambito diretto della struttura universitaria; in una lotta contro una controparte ravvicinata quale le autorità accademiche. Quindi, anche se gli studenti si sono poi tro vati di fronte ad altre più decisive controparti, se si è venuta definitivamente chiarendo l'ili uso rietà della trasformazione democratica dell'uni versità senza il rovesciamento del sistema totale di potere, se la lotta si è trasferita in piazza e davanti alle fabbriche, il M.S. deve però sem pre portare avanti in tutta la sua importanza anche ¡1 confronto e lo scontro all'interno del l'università, che è il suo proprio luogo di con traddizione, impegno permanente, afflusso con tinuo di nuove forze. Più precisamente è urgen te, ora, garantirsi la disponibilità e il controllo di un'area autonoma per assemblee, controcorsi, commissioni dì lavoro politico e. per quello che riguarda la parte tradizionale dell'attività uni versitaria, imporre determinate condizioni che servono a ridurne ü peso (snellimento, piani di studio, contrattazioni materie esami, facilitazio ni laurea etc.) e ¡I controllo (abolizione firme, appelli, colloqui, discussione pubblica dei voti). Su tali punti il M.S. di Palazzo Campana sta entrando in fase di trattativa con le autorità ac cademiche, lasciando completamente fuori dalle sue considerazioni a questo riguardo quella sem plicistica e astratta di una presunta incoerenza tra la direzione politica contestativa affermata e il limitato livello rivendicativo interno univer sitario. Perché se, né il teorico rifiuto di principio della trattativa, né ìl paravento artificioso di ri vendicazioni che si sanno chiaramente inaccettabi li, hanno di per se significato rivoluzionario, d'altra parte neppure tutti gli obiettivi immediati realizzabili sono di per sè riformistici. Quest'ul timi vanno invece valutati e sostenuti in base al criterio di una loro attuale funzionalità al l'allargamento quantitativo e alla formazione qua litativa della base studentesca, nonché al conso lidamento della capacità organizzativa e della li bertà di azione politica. Alta luce di tale criterio è ovvio che le offerte di « cogestione » con cui le autorità accademiche hanno sempre cercato dì confondere il M.S. vengono ad essere automaticamente escluse. Ma appaiono ora anche inadeguate le proposte ela borate dal M.S. stesso, cioè la Carta rivendicativa delle Facoltà umanistiche, che finirebbe di in globare tutto l'impegno e le aperture del MS. in una illusoria quanto pesante « autogestione » globale dell'università. Il «potere studentesco» rifiuta così l'ambigui tà di significati come « cogestione » o come « au togestione » per precisarsi in quello suo proprio politico di organizzazione permanente della non collaborazione e della radicalizzazionc dell'anta gonismo; b) prospettandosi come forza a finalità ri voluzionaria, il M.S. deve fare i conti con la problematicità della sua collocazione e ruolo all'interno del contesto generale del capitalismo e della lotta di classe. Problematicità che, se non significa affatto la riserva sulla portata polìtica del M.S. in nome di vecchi schemi dì sottova lutazione dell'ambito sovrastrutturale o del vel leitarismo borghese transitorio e riassorbibile del le lotte studentesche, tuttavia esige dagli studen ti la consapevolezza che la loro autonoma azione non è sufficiente senza quella delle forze antagoni stiche e decisive nella prospettiva rivoluzionaria — e in particolare la classe operaia —. Tuttavia la coscienza della necessità di riferirsi al movimento operato non può tradursi attualmen te in collegamento — e convergenza — su piano strategico comune: la classe operaia e le sue or ganizzazioni non sono di fatto su di una linea dì contestazione altrettanto radicale come quella del movimento studentesco. La situazione politica ge nerale non è naturalmente un'alibi ad una falsa coscienza che blocchi l'azione degli studenti net riguardi del problema operaio in posizioni di attendismo prudente. Perché, al contrario, pro vando a trarre dalla sua particolare situazione verificabile indicazioni generalizzabili, ti M.S. di Palazzo Campana non può lasciar cadere e sot tovalutare l'interesse dimostrato da gran parte degli operai di Torino per l'agitazione e la mobi litazione studentesca, in quella sua novità, esem pio, richiamo alla durezza, alla radicalizzazionc, alla chiarezza frontale. Infatti a Torino — come in tutta Italia e in altri vari paesi capitalistici — non si può certo parlare di classe operaia « apa tica e integrata », ma al contrario si sta assistendo a un fenomeno di forte reazione e tensione di lotta, nel quale il M.S. ha quindi una oggettiva, non volontaristica o intellettualistica, possibilità di rappresentare un fattore di stimolo e di matu razione politica del potenziale di classe della base operaia. Allo scoppio degli scioperi alla Fiat, gli stu denti non hanno avuto perciò dubbi sulla oppor tunità della loro presenza di massa al picchet taggio e ogni giorno davanti ai cancelli, dove ìl contatto con gli operai è stato portato avanti ap punto approfittando dell'aggancio immediato agli interessi e carenze a livello sindacale e or ganizzativo: ed è proprio ¡1 mettersi a servizio delle esigenze scaturite a tale livello (es. giornale e volantini di informazione e denuncia. « leghe », « circoli » operai-studenti per il collegamento e il dibattito collettivo) che ha costituito l'imposta zione e il progetto che la Commissione Operaia del M.S. ha dato a questo primo rapporto di retto con gli operai. Si tratta però di una impostazione che se da una pane si è tenuta aderente ai dati concreti di recezione della massa operaia, dall'altra non deve ovviamente adeguarvisi, ponendosi perciò di fronte in tutta urgenza al problema dell'ela borazione della corretta linea e direzione poli tica, trovando le mediazioni che colleghino gli sforzi già portati avanti con l'obiettivo finale, evitando di cadere all'interno di confronti steril mente sindacabili o di assumere acriticamente come espressione propria del M.S. indicazioni derivanti da esperienze e condizioni estranee. E' su tali argomenti che ora nel M.S. di Torino la Commissione Operaia sta sottoponendosi a cri tica e verifica, che però vengano a porsi in modo costruttivo all'interno della sua dinamica, senza che la grave carenza di precisazione strategica politica nei confronti del lavoro a livello di fab brica venga giudicato sufficiente per la soppres sione o la sospensione di tale lavoro stesso. Anche perché un'alternativa che soddisfi lo stesso, senza porsi a livello di fabbrica, la ne cessità di riferimento — come stimolo politico — alla classe operaia non esiste. Infatti anche se l'organizzazione del dissenso in città, come è in atto e in progetto attualmente, è sempre comun que uno stimolo generale, la tensione operaia nel la sua specificità non viene certo politicamente coinvolta solo con manifestazioni di piazza su temi comuni (repressione-autoritarismo) ma lon tani a ogni indicazione operativa, o con quell'al tro tipo di iniziative che è il lavoro a livello di quartiere. Il lavoro di quartiere è certo importante tn alcune strutture cittadine come strumento di ag gancio e di sbocco a pressioni come quella del sottoproletariato, ed è comunque sempre inte ressante anche in generale per la ricchezza di condizioni e di conflitti, dove inoltre alcuni settori rientrano nell'ambito specìfico di competenza del M.S. (es. scuole elementari), ma è forse marginale rispetto a una fondamentale contrad dizione conilittuale-antagonistica di una città co me Torino: che è Fiat, che è massa operaia in condizioni esplosive all'interno del sistema pro duttivo. (Gabriella Filippi)

Ingegnerìa. Scienze, Agraria libere; Architet tura e Medicina occupate; Legge, Lettere e Filosofia e la Cattolica presidiate dalla PS e chiuse fino al 18 aprile. Per quasi un mese, lo « status quo territoriale » che il sindaco di Mi lano Aniasi aveva garantito agli studenti subito dopo gli scontri con la polizia, ha retto perfet tamente ogni tentativo perturbatore. 11 MS, scar tata l'ipotesi della riconquista militare delle sedi, sì è trovato a dover considerare una prospet tiva di più lunga scadenza: il ritorno nelle Uni versità (quando verranno riaperte), la gestione della fase contrattuale, il rilancio e l'estensione delle lotte per i prossimi mesi. Certo, riman gono dei punti caldi: l'intervento della Procura della Repubblica ad Architettura, con inchieste, interrogatori, etc. prepara forse lo sgombero definitivo, maria militari, della Facoltà. Ma in generale, le cose hanno preso a svolgersi secon do tempi più lunghi: è arrivato il momento dell'autocritica, in cui il MS rimette in discus sione strategia e metodi di intervento. L'avver sario non fa diversamente: per l'inizio della nuova legislatura prepara l'assalto più perico loso. Magistratura, potere esecutivo e braccio militare sosterranno l'offensiva di pace col fine di ingabbiare e devitalizzare il MS. La concre tezza di questa possibilità, avvertita da tutto il movimento, ripresenta in termini decisivi i pro blemi di spontaneità — organizzazione, avan guardia — masse, lotte studentesche — lotte operaie, autonomia — partito politico. E' probabile che non a Milano il MS sapra dare una risposta complessiva alla sfida riformi stica organizzata dalla controparte; ma è possi bile che qui si compiano per la prima volta delle esperienze di allargamento del movimento, che in altre sedi non sono tuttora prevedibili. Questa almeno sembra essere un'indicazione desumibile da un sommario bilancio delle lotte che il MS quest'anno ha condotto. Sono state lotte del tutto nuove, in cui, facendo Í conti con la realtà, molte forze politiche si sono ridimensionate, scrollandosi di dosso una tradi zionale astrattezza. La storia dell'occupazione della Statale (legge, lettere e filosofia) ha un valore esemplare: per concretare una linea poli tica cj sono voluti più di venti giorni, durante i quali si è colmata la distanza che tutte le lince politiche avevano nei confronti della realtà del movimento. Cominciata finalmente l'attività di dattica alternativa, è arrivata la polizia a imporre la piazza per continuare il discorso. Siccome poche ore prima anche la Cattolica era stata sgomberata dalla polizia, c'erano tutti i presupposti per costituire una reale unità cit tadina del movimento. 11 duro scontro in Largo Gemelli ha mostrato che il movimento teneva bene, soprattutto sul fronte degli studenti medi. In seguito, per alcuni giorni, 4-6 mila persone riuscivano regolarmente a tener bloccato il cen tro di Milano in compatte manifestazioni di piazza. Mancando una escalation di obicttivi, su cui impegnare il movimento (l'assalto alle università presidiate sarebbe stata una inutile, sanguinosa mischia), lentamente l'unità citta dina si è spezzata nei suoi componenti. Era ab bastanza inevitabile. In un ordine di fenomeni in cui la specificità e la spontaneità contano moltissimo, la dispersione delle sedi universi tarie (4 Atenei in una città), l'inconciliabilità di molte esperienze eterogenee, e la mancanza — in passato — di una lotta comune, dove vano alla fine risultare fattori decisivi. Al di là dei fatti dì cronaca, l'importanza di questa unità resta tuttavia indiscussa, perché ha fatto regi strare il massimo livello della lotta; perché ha posto l'esigenza di superare lo spontaneismo e il particolarismo; perché ha reso possibile la crescita della coscienza politica degli studenti « tecnici »; perché tuttora suscita la questione dell'efficacia degli strumenti del MS, dentro e fuori dalle Università. In generale, dall'esperienza di queste ultime settimane, emerge il tema della « comunicazio ne » del conflitto politico (all'interno e all'ester no del mondo universitario), della trasmissibi lità dell'impulso antagonistico a settori ancora in quiete del corpo sociale (in primis, agli stu denti spoliticizzati). Temi che fanno • mn con quello della organizzazione più avanzata delle lotte. Su questi punti è interessante il contributo portato da una tavola rotonda, tenutasi recen temente a Milano e da cui quest'articolo prende le mosse: erano presenti rappresentanti del MS dì Genova, Pisa e di facoltà milanesi, nonché due militanti della SDS di Berlino. Per quanto concerne il problema della comu nicazione del conflitto politico all'interno della università, è emerso chiaramente come il primo grosso ostacolo che il MS incontra a Milano nel suo sviluppo sia quello degli ingegneri. Non superandolo, si taglia una grossa possibilità di crescita. In effetti la facoltà di ingegneria è sempre stata estranea a qualunque discorso politico con' sapevole. Il Politecnico crea — in un clima di pieno impiego molto vicino allo sfruttamento di fabbrica — un'ideologia aziendalistica che occulta negli studenti l'obiettivo stato di mani polazione e dipendenza in cui si trovano. Quc stn realtà è tanto scontata, che si gridò al mira colo quando più d¡ mille ingegneri per un paio di giorni confluirono nel MS cittadino, parte cipando alte manifestazioni. Fu quello ìl punto più elevato di mobilitazione. In successive as semblee tenute davanti al Poli (con l'intento di allargare la spaccatura) lo spirito « apolitico » e separatista fece di nuovo progressi. Era suc cesso che jl discorso del MS saltava troppo oltre 1 livelli di coscienza della base. Lo stesso les sico rimaneva estraneo e sgradito. La linea poli tica proposta non indicava, nella particolare situazione del Poli, agganci precisi su cui provo care e impegnare un conflitto. Al contrario, prendeva piede la paura di essere strumenta lizzati, di fare ti gioco di oscure forze politiche, come del resto i giornali andavano dicendo. La via da battere non è — secondo gli stu denti più politicizzati della facoltà — quella di un gradualismo che preindirizza gli studenti del Poli nel medesimo tipo di sviluppo che si è veri ficato nelle facoltà di punta. Cioè è probabile (qui sta la novità) che per essi il punto di coe sione non sarà di tipo ideologico-culturale; ma strettamente legato alla degradazione in cui si trova lo studio di ingegneria, che si svolge in omaggio alla produzione e agli interessi corpo rativi dei docenti. Non bisogna scordare che al Poli non c'è divisione tra studenti frequentanti e studenti non frequentanti: il livello di coscien za politica, anche se basso è tuttavia estrema mente omogeneo (alle assemblee — che si ten gono per la prima volta quest'anno — la fre quenza è ritenuta quasi obbligatoria). Probabil mente questa compattezza si manterrà anche quando il discorso si qualificherà di più. In quel momento, la crescila delle lotte studente sche avrà raggiunto un potenziale molto elevato, e messo in moto una serie di azioni e risposte, di cui non è facile anticipare le conseguenze. Il compito che in questi momenti ¡I MS si assegna, di estendersi e allargarsi, non si rife risce in realtà solo alla facoltà di ingegneria, ma anche a quelle di carattere tecnico o « scienti fico » per le quali valgono le stesse considera zioni (ad es. Economia e Commercio). Anzi, da un punto di vista più generale, bersaglio della «comunicazione» è tutta la società. Siamo così arrivati al punto in cui il discorso si apre in termini del tutto ipotetici. Più umile che in altri paesi (Francia. Germania), fin dalla nascita il MS italiano ha cercato dei riferimenti, delle alleanze politiche con altre forze sociali. Ma ha subito constatato che il quadro tradi zionale della lotta politica è mutato rispetto a certi schemi di comodo. Da qui la creazione di strategie politiche generali dirette a recupe rare le forze rivoluzionarie della società. Da qui il bisogno di uscire all'esterno, di portare il discorso del MS all'interno della lotta di classe. Ma non tutti i termini delle varie linee poli tiche sono — come vedremo — risolti. L'unico dato acquisito è che, a Milano, il mo vimento si è trovato a lottare contro un blocco sociale: il sistema dell'informazione, le istitu zioni politiche (cfr. il Consiglio Comunale) han no creato una specie di ghetto intomo agli stu denti, sull'esempio (in scala ridotta) di quanto succede nelle città tedesche. I] dialogo con le forze di opposizione non riusciva a tradursi in qualcosa di fattivo. Nelle ultime settimane (pri ma di Pasqua) si è cercata la via d'uscita: un

Documenti 5

La repressione a Pisa A Pisa lo stato italiano sta impiegando con particolare violenza il proprio apparato repres sivo. Alle occupazioni delle università, agli scioperi e agitazioni degli studenti medi e degli insegnan ti, alle manifestazioni antimperialiste, alle lotte operaie si risponde da alcuni mesi con le cariche e le botte della polizia, con ; mandati di com parizione e di cattura, con i licenziamenti in tronco, con i provvedimenti disciplinari, con gli arresti. Polizia, magistratura, senato accademico, prov veditorato agli studi, ciascuno ne) suo campo ma tutti allo stesso fine, concorrono al tentativo di stroncare l'avanguardia delle lotte studente sche, operaie e antimperialiste. Si sono avuti studenti feriti, centinaia di de nunce, dicci arresti di insegnanti, studenti e ope rai, tre mandati di cattura a carico di latitanti, sospensioni c licenziamenti nelle scuole, ecc. Ogni azione di protesta o di rivolta è perseguita con crescente accanimento. Caduta la finzione demo cratica, imperversa la violenza « legale » degli organismi statali. Si confida in tal modo di terrorizzare il mo vimento in lotta, che a Pisa è detcrminato attra verso una precisa definizione di obicttivi e da un lavoro sistematico di intervento c di mobilitazio ne politica nelle fabbriche e nelle scuole. Si ottiene esattamente il risultato opposto per ché l'intervento repressivo è viziato da una con traddizione di fondo: è infatti la definizione di obiettivi e la loro capacità di mobilitazione e di azione politica a preoccupare la classe dirigente la quale, giustamente, avverte che non si e di nanzi ad astratte formulazioni ideologiche o a esplosioni velleitarie destinate a non durare al di là dell'occasione; ma a tutta una serie di pa role d'ordine ricavate da una esperienza polì tica radicata nelle condizioni materiali, concrete, degli operai, degli studenti, della società insom ma. Ma proprio perché la lotta è impostata e portata avanti in termini concreti; proprio per ché, gradualmente, gli obiettivi si precisano e si collcgano uno all'altro diventando cosi linea po litica, la repressione ottiene il risultato, certo non voluto, di renderli più e meglio espliciti, di ri chiamare su di essi l'attenzione delle masse, di popola rizzarli insomma, con ¡1 risultato di raf forzare in quantità e qualità il movimento che li porta avanti. A questo ottimo risultato politico concorre un altro fatto: t compagni pisani che sono impegnati in questa lotta, e che fanno capo a « Potere ope rato », reagiscono alla violenza statale e padro nale, non subiscono cioè passivamente l'attacco, né sì piegano a più miti consigli, cioè alle solu zioni riformistiche. Questo tipo di reazione determina certamente delle incomprensioni c scatena i filistei i quali vorrebbero ricondurre ogni forma di protesta en tro gli argini dell'ordine costituito e del suo sviluppo cosiddetto « equilibrato ». Ma provoca anche turbamenti e crisi in chi ha pur avuto una coscienza rivoluzionaria, fa uscire dall'inerzia e dalla passività elementi sfiduciati e scettici, serve insomma a chiarire le idee. Tutto questo è puntualmente avvenuto a Pisa, e la conseguenza politica è stata che le organiz zazioni politiche e sindacali della sinistra tradi zionale (PCI, PSIUP, CGIL) si sono trovate di nanzi alla necessità di fare delle scelte che ben volentieri avrebbero evitato. Nei limiti locali in cui tali scelte si sono determinate, si può dire che si è trattato di decidere tra una linea politica riformistica e una linea politica rivoluzionaria. E chi ha scelto una linea politica riformistica, proprio perché la lotta si è radicahzzata, ha finito col trovarsi schierato con le forze reazio narie. Si sono tentate, è vero, le solite coperture solidaristiche, la strumentalizzazione equivoca di alcuni degli obiettivi portali avanti da « Potere operaio ». Ma proprio perché lo scontro diretto, violento, ha portato a una sintesi di tali obicttivi, li ha resi complessivamente in una linea politica più ampia, il gioco non è ruscito. Cosi è avve nuto che tutta una serie di rapporti interni alla sinistra tradizionale entrassero in aperta crisi, investendo addirittura la coscienza dei singoli militanti. Si tratta di rapporti fra PSIUP c PCI. di rapporti all'interno dì questi due partiti, di rapporti in seno al sindacato, sicché, una ricom posizione unitaria opportunista, risulta difficile, e nella misura in cui « Potere operaio » porta avanti e anzi rafforza, estende e precisa il proprio intervento, le difficoltà sono destinate ad aumen tare. Va tuttavia precisato che gli sviluppi positivi dell'azione di « Potere operaio » sono stati resi possibili dagli sviluppi rivoluzionari della lotta di classe nel mondo. La guerra di popolo nel Vietnam, la rivoluzione culturale cinese, la guer riglia nell'America latina, la guerriglia del pro letariato negro negli Stati Uniti che ha via via precisato i propri contenuti di classe e antimperia listi, alcuni episodi di lotta operaia, contadina e studentesca in Europa occidentale da un Iato; le sconfìtte subite in Grecia e in Indonesia dal proletariato, e la sempre più chiara involuzione riformista, capitalista, nazionalista in atto nel l'URSS e nelle democrazie « popolari », dall'altro; e infine tutte le indicazioni e tutti ì « valori » nuovi, socialisti, che sono scaturiti dalla lotta di classe e dalle teorie conscguenti in Cina, nel Vietnam, a Cuba, costituiscono altrettanti punti di riferimento che stimolano e alimentano la lotta rivoluzionaria in Italia, le dànno una pro spettiva intemazionale, forniscono contenuti pra tici e ideali con cui si recuperano anche finalità comuniste messe in crisi dalla politica revisio nista dell'URSS e dei suoi alleati. Ma l'anello che lega la lotta in Italia con la lotta intemazionale è costituito dalle motivazio ni di fondo che rendono necessaria qui la rivolu zione perché provengono dalle condizioni dì sfruttamento del proletariato in Italia. Partendo da situazioni concrete di oppressione e di sfruttamento si arriva, gradualmente ma si stematicamente alla identificazione del nemico intemazionale che comprende, attraverso tutta una serie di legami capitalisti e imperialisti, il nemico presente in casa nostra. L'organizzazione politica cresce col crescere di questa coscienza. Portando avanti lotte che incidano sulle con dizioni date in fabbrica, nella scuola, nelle cam pagne, nella società in generale, con obiettivi ever sivi rispetto ai margini sempre più rigorosi entro cui il sistema tenta di realizzare il proprio svi luppo ordinato, si arriverà a un grado di ten sione sociale che porrà il problema del potere. Se lungo questo cammino crescerà, attraverso tutta una serie di lotte parziali con contenuti rivoluzionari, via via generalizzate o generalizza bili, una organizzazione politica a livello nazio nale, il problema del potere potrà essere affron tato correttamente, cioè con la distruzione del potere esistente. Quello di Pisa è un episodio di questa lotta, e il riconoscimento di questa realtà dà a qual siasi forma di solidarietà politica un contenuto che non sopporta ambiguità, equivoci e impossi bili recuperi a strategie morte e da seppellire quanto prima è possibile. (Il Potere Operaio)

s o ce

2 1

E

ARTI FLEX

Volete ricevere un

d

>

TEATRO-PACCO gratis?

Indirizzate le richieste a:

ARTI FLE X Via Monte Senarlo, 23 - Roma

Made with FlippingBook Annual report maker