Transizione 1985

politica urbanistica emiliana ha assunto come valori validi per l ’ intera società, per sanare discriminazioni e ingiustizie fra classi, per contrastare fenomeni di rendita e speculazione, per rendere la città più vivibile, siano risultati, alla prova dei fatti, valori equiva lenti di uguaglianza sociale e non di discriminazione. E allora emerge, come una sottile ma profonda linea di demarcazione, la considerazione che come — secondo un ’ affermazione di Berlin guer — « nell ’ Emilia Romagna si manifestano, e per certi aspetti al sommo grado, le contraddizioni dell ’ intero paese », così nella cit tà dei servizi, nella città opulenta, la donna vive le contraddizioni della sua emancipazione. Difatti, se da un lato è vero che proprio in virtù di questa diffusa e articolata struttura di attrezzature e servizi pubblici, frutto dell ’ incontro tra lotta riformista, battaglia per l ’ emancipazione e buon governo locale, la donna è riuscita ad avere maggiori occasioni di emancipazione, dall ’ altro, nell ’ impatto con una società che co munque non registra una modificazione strutturale del ruolo della donna, la donna emancipata ha pagato e paga molto duramente questa conquista: in termini di maggior impegno fisico, laddove il doppio lavoro — dentro e fuori casa — viene ulteriormente aggra vato dai tempi d ’ uso delle varie attrezzature scolastiche e ricreative, dalla rigidità degli orari della rete dei servizi commerciali, ammi nistrativi, dalla congestione e dall ’ inefficienza della mobilità, pub blica e privata. Ma soprattutto la donna paga in termini di maggior impegno e rischio « psicologico », laddove la mancanza di cultura di parità, fa suscitare e vivere contraddizioni, angosce, sensi di colpa, in un continuo perpetuarsi di banchi di prova, di doveri e obblighi: dall ’ uso e consumo dei servizi, all ’ assolvimento dei nuovi obblighi domestici, al cimentarsi in condizione di non parità nella conquista di un ruolo pubblico nella società avanzata; o per converso, essa vive stati di solitudine e isolamento, laddove la città, il quartiere, la casa, non offrono sufficienti luoghi di relazione sociale, ed il quar tiere ed il vicinato divengono inevitabilmente, per la donna che non lavora, luogo di emarginazione e ghettizzazione, di vero e proprio isolamento dalla città-identità urbana. La città luogo di servizi, la città opulenta, diventa quindi una macchina i cui ingranaggi sono costituiti dai vincoli dei tempi e degli orari, snodo tra produzione e riproduzione, e che non riduce, ma perpetua verso l ’ alto, dalla sfera materiale alla sfera psicologica, la discriminazione sessuale.

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