Transizione 1985

ò. Il dibattito sui parchi scientifici L ’ ultimo punto che vorrei toccare è quello relativo al dibattito sul « distretto tecnologico » e sui parchi scientifici. È difficile tro vare in Italia e probabilmente anche in Europa, un concentrato di sinergie fra industria e ricerca universitaria, analogo a quello che caratterizza situazioni statunitensi sul tipo dell ’ università di Stan ford. Una realtà di quel tipo è del tutto incomparabile con ciò che avviene in qualsiasi Università, non solo emiliana, ma for se anche europea. Le capacità di in vestimento del sistema in dustriale americano sulla ricerca e sviluppo sono senz ’ altro par ticolari, ma soprattutto è lo stesso mercato del lavoro intellettuale ad essere profondamente diverso: si tratta di un mercato del la voro a carattere continentale con fortissima propensione anche psicologica, alla mobilità. Se penso alla mobilità degli intellettuali italiani o a quella dei miei colleghi universitari, per i quali spo starsi da Bologna a Parma è un problema così drammatico da richiedere che si mobilizzi un ’ intera sessione di consiglio di fa coltà, mi viene francamente da ridere a pensare che ci sia un pro fessore universitario disposto a correre il rischio dell ’ innovazione shumpeteriana in una qualsiasi « Secchia valley » o « Panarus valley » (anche perché sarebbe difficile spostarsi fra due valli che distano otto Km nel loro punto più stretto). Di fronte a queste considerazioni, che non sono ciniche, ma che mi portano a pensare che le condizioni per lo sviluppo di un « distretto tecnologico » forse si realizzeranno con sforzi di lungo periodo, ritengo che l ’ ERVET sia impegnato in modo abbastanza preciso, partendo dai nostri programmi, a ritenere che dove esistano delle concentra zioni di ricercatori, dove siano possibili delle iniziative che pos sono avere la collaborazione fra Università, mondo della produ zione, mondo della amministrazione pubblica, vadano perseguite. Riteniamo che le iniziative che stiamo portando a termine, come l ’ osservatorio tecnologico, un centro di servizi per le tecnologie dei metalli ed un altro per le industrie delle costruzioni, debbano trovare una collocazione assieme alle iniziative che l ’ ENEA e il CNR stanno portando avanti nella nostra regione. Ritengo che a Bologna sia possibile arrivare ad una concentrazione di questo tipo, poiché una collocazione territoriale precisa può costituire la base materiale per giungere a scambi di informazioni e di espe rienze; può creare una situazione ambientale, un punto di riferi mento, per le imprese, per i ricercatori, per chiunque sia interes 26

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