Transizione 1985

— dice — “ che tutto ciò che si fa oggi non è che un ’ alba palli dissima che prepara il sorgere del sole ” . C ’ è, quindi, un ’ insistenza sul futuro da preparare. Anche gli studi sul “ minimo esistenziale ” a saper leggere sono rivolti al domani, in quanto intendono garantire un livello inferiore, di base, al di sotto del quale non sia consentito andare, in vista — il domani — della soluzione del problema della casa per tutti. A Francoforte nel ’ 29 Gropius riassumerà ampliandola la de finizione di “ minimo vitale ” , al quale farà corrispondere requisiti progettuali corrispondenti a esigenze insostituibili, ma anche l ’ ur genza di lotta allo spreco. È questo senso ricorrente dellWZ^ che va colto, non il senso del traguardo. La ricerca si sposta alla nuova entità della struttura sociale, per pervenire alla nuova spazialità dell ’ abitare. L ’ architettura — a volte invocata, a volte emergenza potente, a volte vittima di intrighi resta forse sempre ancorata a questa ambiguità fra alba e traguardo. A noi interrogarci sul bisogno di quegli ingredienti vitali e di quei requisiti di qualità spaziale ed espressiva che sono espressio ne non della decadenza, ma della crescita, nella prospettiva di un secolo che muore e di uno nuovo che nasce. E se chiamassimo architettura la qualità complessiva del co struito?

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