Transizione 1985

Cosicché, tranne le rare eccezioni delle giunte di sinistra (le quali, peraltro, a lungo rifiutarono di utilizzare quell ’ innovativo stru mento keynesiano che è il deficit spending, preferendogli, per ra gioni anche di timore politico, il bilancio in pareggio), l ’ uniformità di aspettative e comportamenti caratterizzò la maggior parte del personale amministrativo locale. La sua selezione poteva, dunque, essere basata essenzialmente su criteri politici, di partito. Anzi, in taluni casi e massimamente per la DC e il PCI, si trattò di un vero e proprio imperativo funzionale. I democristiani dovevano crearsi una classe dirigente, oltre ad annodare legami saldi con le varie realtà locali e con le associazioni cattoliche (dalle quali pro venne la grande maggioranza del loro personale politico nel Nord) e con i notabili (ai quali dovettero fare appello specialmente nel Sud). Dal canto suo, il PCI doveva strutturare il partito, ramifi carlo, consolidarlo. Le posizioni elettive locali potevano e doveva no essere utilizzate sia per addestrare il personale politico comu nista, per metterne alla prova le capacità, sia per rassicurare la cittadinanza sulle reali capacità e sui desideri di governo del par tito. Ma, per l ’ appunto, lo scettro del comando doveva essere e restare nelle mani del partito che si faceva garante dei processi di reclutamento, selezione, promozione e ricambio della classe diri gente a livello locale. Soprattutto, i militanti attivi riconoscevano nelle scelte del partito motivazioni che li gratificavano e li spin gevano a migliorarsi. Tutto questo che, seppure sommariamente vale la pena ricor dare, è profondamente cambiato. Secondo alcuni un altro elemento sarebbe mutato. Mentre l ’ entusiasmo che seguì alla Liberazione del paese e all ’ instaurazione della Repubblica, da un lato, e l ’ osti lità fra i due campi contrapposti che caratterizzò gli anni Cinquanta avrebbero consentito un reclutamento vasto in un pool di energie disponibili, oggi la propensione ad entrare in politica sarebbe net tamente inferiore. Ne conseguirebbero difficoltà di reclutamento, la cosiddetta caccia al candidato, vere e proprie crisi di selezione degli amministratori. Anche se fare confronti non è facile, poiché i dati relativi al passato sono largamente incompleti, talvolta sono poco attendibili e comunque “ inquinati ” dal semplice fatto che il numero delle posizioni elettive che i partiti debbono “ riempire ” è cresciuto con siderevolmente nel corso del tempo, rimane che in un certo senso l ’ osservazione coglie nel segno. I partiti hanno attualmente diffi coltà nel reclutare candidati di un certo livello. Spesso coloro che 74

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