Transizione 1985

ha l ’ uomo il diritto di disporre della (propria) vita? Per cercare una risposta abbiamo varie strade. Qui ne indico due: 1) possia mo controllare il tipo di giustificazione che sta alla base delle varie posizioni. Questo ci porta in campo metaetico. La posizione anti- eutanasica si appoggia spesso al diritto naturale oggettivo, men tre quella pro-eutanasica di solito fa appello alla relatività dei va lori. Dal punto di vista storico è quest ’ ultima la tendenza preva lente, ma dal punto di vista logico nulla vieta che le posizioni possano mutare e che anche la posizione pro-eutanasica possa esser difesa in base ad un ’ etica obiettivista. In generale, comunque, la questione merita attenta disamina. 2) Possiamo cercare una ri sposta considerando le intuizioni morali diffuse nella moralità di senso comune o considerando le soluzioni adottate dal diritto nei vari paesi (occidentali). In questo caso, comunque, non sembra che abbiamo una chiara risposta: la questione della liceità del sui cidio razionale è ancora assai incerta, mentre l ’ obbligatoria ri chiesta di consenso del paziente prima di un intervento medico può esser vista sia come un ’ affermazione del diritto di disporre della propria vita, sia come una richiesta di valutazione dell ’ ordi- narietà o straordinarietà dei mezzi di intervento. Non potendo qui approfondire ulteriormente tali questioni, cerco di esaminare altri problemi riguardanti le due posizioni. Chi difende la posizione pro-eutanasica si trova davanti al fatto che l ’ eutanasia comporta un ’ azione su terzi e per questo sembra esser radicalmente diversa dal suicidio. Per contro si può osservare che si ha un continuum perché il suicidio può esser compiuto in molti modi: c ’ è chi da solo si procura i mezzi e compie l ’ atto; c ’ è chi chiede ad altri di procurargli i mezzi a lui irraggiungibili e compie l ’ atto; c ’ è chi non è in grado di compiere l ’ atto e chiede ad altri di farlo, ecc. In questo senso si può affermare che l ’ eutanasia su persona consenziente è una sorta di suicidio razionale. Ma nuovi problemi si affacciano: come facciamo a stabilire se e quando un individuo è consenziente? E basta il consenso o deve esplicita mente richiedere l ’ eutanasia? C ’ è differenza tra consenso e ri chiesta? Perché? Le difficoltà in proposito nascono dal fatto che sembra plausibile tener debito conto delle reazioni psicologiche degli individui di fronte alla morte e ci sono poche conoscenze empiriche in materia. Problemi ancor più gravi nascono quando l ’ individuo non può dare il consenso perché non è in grado di decidere, cioè è incom petente. Chi deve decidere in questi casi? I familiari? Il medico? 86

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