Transizione 1985
che tali aggettivi sono ambigui: se sono intesi in senso valutativo, la posizione diventa circolare; se invece sono intesi in senso de scrittivo, la posizione appare debole, perché una nuova scoperta può di fatto rendere “ ordinario ” un intervento che solo poco tempo prima era “ straordinario ” . Per questo, molti, anche teologi, dubi tano che la distinzione sia utilizzabile. Se questa e le altre distin zioni intermedie non sono sostenibili, allora è probabile che il principio di indisponibilità della vita porti a conclusioni equiva lenti a quelle derivanti dalla tesi (più forte) della vita come valore intrinseco. Di qui il pericolo di confusione sopra ricordato in cui è facile incorrere. Anche la posizione pro-eutanasica presenta problemi. Molti sono disposti a sostenere che l ’ individuo ha diritto di disporre della propria vita, ma non ritengono sia consentito l ’ intervento at tivo teso a provocare la morte di terzi. Anche se c ’ è il consenso dell ’ interessato, resta pur sempre che si compie un atto che per sua natura porta alla morte di altri. Ci sono varie ragioni per op porsi a questo, ad esempio perché l ’ ammissione di tale intervento attivo viene a modificare l ’ immagine del medico che non dà mai la morte ad una persona: l ’ American Medicai Association ha infatti protestato perché ai medici viene demandato il compito di iniet tare l ’ endovenosa letale ai condannati a morte. Per evitare tale difficoltà si ricorre alla distinzione tra “ fare ” e “ non-fare ” , cioè tra “ uccidere ” e “ lasciar morire ” . In questo mo do si distingue tra eutanasia attiva, che non è mai permessa, ed eutanasia passiva, che invece è consentita. Tuttavia, la distinzione tra fare e non-fare, anche se appare sensata ed è condizione ne cessaria per limitare la responsabilità, non è sempre anche condi zione sufficiente allo scopo: se un medico non opera di appen dice, in un senso “ non-fa ” e lascia morire, ma in un altro omette di soccorrere il che equivale al “ fare ” . Poiché la distinzione tra “ fare ” e “ non-fare ” dipende dal contesto in cui si svolge l ’ atto, secondo alcuni anch ’ essa in pratica è inservibile. Se questa distin zione sfuma, allora la posizione pro-eutanasica deve ammettere la liceità dell ’ eutanasia attiva e anche sul piano pratico la distanza con la posizione anti-eutanasica diventa sensibile. Se invece le va rie distinzioni intermedie sono difendibili, allora le due posizioni possono convergere per quel che riguarda molte soluzioni concrete anche se restano profondamente diverse le loro giustificazioni teo riche. Si torna così ancora una volta al problema centrale: ha o non 85
Made with FlippingBook flipbook maker