Transizione 1985
rà gradualmente almeno a qualche paese satellite di riguadagnare la libertà con mezzi pacifici. Ma non sarebbe solo inutile, bensì anche stolto cercare di promuovere cambiamenti rapidi e violenti; avendo a che fare con una nazione smisurata, che possiede un enorme campionario di armi nucleari, i rischi sarebbero eccessivi ed i risultati impreve dibili. Ciò ci porta alla terza ipotesi strategica, che è, come sospetto, la premessa centrale, sebbene inespressa, che determina la mag gior parte della politica nucleare dell ’ amministrazione Reagan. Es sa prevede che, insistendo con forza nel dispiegamento di armi nucleari e forzando il passo alla competizione, si possa alzare la posta fino a che il Cremlino non potrà più “ vedere ” . È un argo mento frequentemente riassunto nella frase “ Possiamo batterli investendo molto più di loro ” . Ma possiamo davvero costringere i sovietici a lasciare? Come reagirebbero se scoprissero le loro ri sorse tecnologiche e materiali ormai giunte al limite estremo delle loro possibilità? Opterebbero docilmente per l ’ uscita dalla corsa al riarmo o non sarebbero più inclini a imporre condizioni sempre più restrittive al popolo sovietico, fino alle più crudeli pri vazioni? E se, dopo di ciò, si vedessero irrimediabilmente supe rati, non sarebbero tentati di colpire per primi mentre possono ancora farlo? Nessuno conosce la risposta a queste domande, ma certi fatti sono evidenti. Si richiederebbe un drastico cambiamento di sentimenti o più verosimilmente di personale prima che i leaders sovietici accettino una permanente subordinazione agli “ imperialisti capitalisti ” . Of fenderebbe il loro istinto non solo come russi, il cui paese è stato invaso da ovest due volte in questo secolo, ma anche come devoti indottrinati di un sistema comunista che hanno faticosamente co struito in sette decenni. Probabilmente l ’ intenzione strategica di Reagan non è di for zare i sovietici a “ chiedere pegno ” , ma piuttosto di indurli a ne goziare. Se è così, non si comporta in maniera coerente con questo obiettivo. Se cercasse realmente di indurre i sovietici a negoziare seriamente, smetterebbe di parlare di “ primi colpi nucleari ” , “ guer re nucleari vincibili ” e “ combattere guerre nucleari ” . Finirebbe di scagliare ingiurie contro l ’ Unione Sovietica, smetterebbe di dubi tare pubblicamente della legittimità del suo sistema e di predire il suo collasso. Né sfregherebbe deliberatamente col sale una vec chia ferita affermando, come ha fatto recentemente, che “ gli Stati 112
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