Transizione 1985
solo pochi mesi, in Spagna, alla presa del potere da parte di Hitler. Fra i primi provvedimenti del regime ci fu la soppressione della sua cattedra di dottrina dello Stato presso l ’ Università di Franco forte sul Meno. Con lui la Germania perdeva “ la sua migliore te sta teorica ” , come dirà cinquantanni dopo il suo avversario al processo di Lipsia, C. Schmitt.
Note
1. Pp. 116-117; 120-121. 2. Il problema storico dell ’ arretratezza economica, Torino, 1965, pp. 283 e sgg. 3. Heller, dopo aver conseguito la libera docenza nel 1920, ottenne un posto di ricercatore nel 1926 presso il Kaiser Wilhelm Institut fuer auslaendisches oeffentli- ches Recht und Voelkerrecht. Straordinario nel ’ 28 di diritto pubblico e di dot trina dello Stato presso l ’ Università di Berlino, fu nominato ordinario nel ’ 32 e chiamato presso l ’ Università di Francoforte sul Meno. 4. Le scarse notizie biografiche che riferisco relative ad Heller, si trovano nel l ’ articolo di K. Meyer, H. Heller -Eine biographische Skizze, in « Politische Viertel- jahresschrift », 7, 1967, pp. 293-313. 5. Brockhaus, Vili ed., voi. Ili, 1840, p. 372, cit. da W. Conze, in Geschitliche Grundbegriffe, Stoccarda, 1972, pp. 868-869 (la sottolineatura è di chi scrive). 6. Gli scritti di Heller saranno citati con l ’ indicazione del volume e delle pagine dell ’ edizione delle sue opere in tre volumi, curata da Ch. Mueller: H. Heller, Gesammelte Schriften, Leiden, 1971. 7. Si intende qui quella tedesca, cui l ’ opera di Heller era ed è nota. 8. « Pluralismus als Strukturelement der freiheitlich-rechtsstaatlichen Demokratie » (1964), cit. da E. Fraenkel, Deutschland und die westlichen Demokratien, Stoccar da, VII ed., 1979, pp. 197-221; la citazione nel testo è alla p. 209. 9. Vorrei osservare che se si esclude, come credo si debba fare, una concezione hobbesiana della teoria politica, in base alla quale esisterebbe una risposta, unica e valida in ogni circostanza, ai problemi della vita umana associata, ne segue che pluralismo ed antipluralismo, nel senso cui si fa riferimento qui, non possono essere in modo assoluto il contenuto ultimo di una dottrina dello Stato. Sarebbe più op portuno considerarli variabili dipendenti all ’ interno di una teoria politica che do vrebbe tener conto di almeno altri due fattori: I) quanto più grande è l ’ eterogeneità sociale, tanto meno il pluralismo può coesistere con la realtà di un ’ unità politica democratica; II) quanto più intenso è il processo di innovazione (intesa come mutamento dello status quo) constatato, o auspicato dalla teoria, tanto minore è il tasso di pluralismo tollerato dal sistema. Da ciò risultano, o a ciò sono con nessi, alcuni punti che meriterebbero in altra sede una più ampia discussione: a) l ’ antipluralismo è il carattere di ogni esperienza rivoluzionaria (si pensi all ’ idea di ‘ nazione ’ e di ‘ rappresentanza nazionale ’ sviluppata da Sieyes all ’ inizio della Rivo luzione francese); b) il pluralismo sembra particolarmente adeguato a descrivere, o ad auspicare, una situazione di equilibrio del sistema politico (simile a quella con cui gli economisti neoclassici hanno concettualizzato il mercato perfetto); esso esprime bene una condizione di status quo; c) il pluralismo — al di sopra di una data soglia di omogeneità sociale — può fungere da meccanismo di integrazione trasponendo nella sfera politica i conflitti sociali (cfr. A. Pizzorno, « Sulla razio nalità della scelta democratica », in Stato e mercato, 7, 1983, pp. 3-45); d) un 140
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