Transizione 1985
progetto di riforma non apparente di assetti sociali (a meno che non si tratti del l ’ eliminazione di un sistema di potere dispotico) richiede una riduzione più o meno significativa del numero delle forze in gioco nel sistema politico; e) last but not least — si potrebbe sostenere che alla coppia categoriale schmittiana di stato normale o ordinario e stato di eccezione (di cui non è possibile qui discu tere il significato e lo statuto epistemologico), Heller sostituisce ed oppone la coppia status quo o equilibrio / innovazione, che riprende e sviluppa la distinzione formulata da R. Smend fra amministrazione e governo. 10. Handivoerterbuch der Soziologie, a cura di A. Vierkandt et al., Stoccarda 1931. 11. Una sezione intitolata Die gesellschaftliche Wirklichkeit (III, 162-220) precede nella Staatslehre quella centrale dedicata allo Stato. 12. L ’ opera di H. Freyer (1887-1969), una delle figure più importanti della socio logia tedesca, che influenzò Heller e fu da questi influenzato, è finora rimasta ignorata in Italia. In Germania stessa è finita per ora nel dimenticatoio, a causa del suo avvicinamento al nazismo. Dalla sua scuola vengono A. Gehlen ed H. Schelsky. 13. La traduzione italiana di questo articolo apparirà nel prossimo numero dei « Quaderni Costituzionali ». 14. Si veda su quest ’ ultimo problema, dal punto di vista metodologico e con ri ferimento ad un ambito culturale diverso da quello tedesco, l ’ interessante contri buto di A.E. Galeotti nel volume Politica a cura di S. Veca, di prossima pubblica zione presso l ’ editore Bibliopolis di Napoli. 15. Un ’ opera sul cui significato ha per primo attirato l ’ attenzione in Italia G.F. Miglio, in Le origini della scienza dell ’ amministrazione , Atti del I Convegno di Studi di Scienza dell'Amministrazione, Milano, 1957, pp. 20 e sgg. 16. Cfr. di chi scrive « La rappresentanza politica », in « Quaderni Piacentini », 12, 1984, pp. 72-73, e più estesamente L. Jaume, « La théorie de la personne fictive dans le Leviathan de Hobbes », in Kevue franqaise de science politique, 1983, pp. 1009-1035. 17. H. Heller: Staat und Kultur, Baden-Baden 1983, pp. 38 e sgg. 18. Western politicai theory in thè face of thè future, Cambridge 1979, tr. it. Mi lano 1983, cap. 1. 19. Qui seguo da vicino le idee sviluppate da E. Kaufmann (un ’ altra delle grandi figure di giuristi dell ’ epoca di Weimar, scomparso anch ’ egli, come Heller, dietro le lunghe ombre di C. Schmitt e H. Kelsen) in un articolo singolarmente importante del 1954: « I fondamenti antropologici delle teorie dello Stato », cit. da Gesammelte Schriften, voi. Ili, Gottinga 1960, pp. 365-374. Tengo a ringraziare F. Fiore che ha attirato la mia attenzione su questo testo. 20. Ivi, p. 367. 21. « La nascita faticosa dei governi di coalizione sul continente europeo, la loro breve durata, così come la loro mancanza di effetti significativi, sono altrettanti sintomi evidenti di una insufficiente omogeneità sociale, e segni molto inquietanti di crisi delle nostre democrazie » (II, 428). 22. Su questa polemica di Heller nei confronti di Schmitt mi sono soffermato in un articolo su « Il concetto del politico nella dottrina costituzionale della Germania di Weimar », che apparirà nel volume Politica, già cit. 23. C. Mortati, che conosceva l ’ opera del giurista tedesco, ebbe ad esprimersi in questi termini sulla questione che qui ci occupa: « Uno Stato democratico parla mentare, qual è quello posto in essere dalla nostra costituzione, presuppone resi stenza di un nucleo fondamentale di interessi comuni a tutti gli strati della popo lazione, di una comune concezione generale della vita, così da lasciare al contrasto di interessi un campo limitato [...]. Finalità fondamentale [della costituzione ita liana] deve ritenersi quella rivolta all ’ eliminazione della lotta fra le classi ed alla ricomposizione dell ’ omogeneità sociale », cfr. « Funzioni ed ordinamento dello Stato moderno », (Resoconti del HI Convegno Nazionale dell ’ Unione dei Giuristi Catto 141
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