Transizione 1985
Il linguaggio di tutti e due suona antiquato, e infatti lo è: nel primo caso per scelta esplicita; nel secondo perchè il vecchio prota gonista di tante battaglie non sa più cambiare visione o metodo dialettico. Ma dopo decenni di scontro politico basato sui numeri, sulle tecniche di gestione economica, sui modi per raggiungere la crescita economica più veloce, sulla bilancia dei pagamenti, la pro duttività, il costo del lavoro per unità prodotta, l ’ inflazione, i costi e i benefici della CEE, ecc., un ritorno a considerazioni morali e sociali più profonde non può non suonare come una novità grossa. È Joseph Schumpeter che ha messo in rilievo più di ogni altro teorico in che misura il funzionamento effettivo dei sistemi capita listici industriali dipenda dal cemento sociale di valori pre-indu- striali e pre-capitalistici — il lavoro, il risparmio, l ’ auto-abnegazio ne, il rispetto per l ’ autorità, la stabilità familiare, il dovere — tutti valori che il sistema non solo nega, ma che nel libero operare dei vari mercati sociali ed economici vengono sistematicamente di strutti. Prima o poi, scrisse il grande economista viennese, questa contraddizione avrebbe portato tutto il sistema alla disgregazio ne 10 . Non è forse possibile che l ’ Inghilterra, prima nazione struttu ralmente post-industriale, sia avviata verso una crisi di questo genere? La disgregazione morale, sociale e persino geografica è sotto gli occhi di tutti, e viene lamentata in tanti modi la scomparsa delle vecchie certezze, a sinistra quanto a destra. Come lotta per difendere un intero modo di vita, non soltanto dei posti di lavoro, lo stesso sciopero dei minatori ha assunto un significato profonda mente conservatore e ha dimostrato quanti sacrifici e quanta tenacia può esprimere una battaglia condotta in questi termini. Anni fa Eric Hobsbawm ha scritto che l ’ Inghilterra si dimostra così conser vatrice (non tradizionalista in sé) «perché l ’ interesse di tipo corpo rativo nel passato è stato così forte, più compiacente perché più protetto; e forse anche meno disponibile a sperimentare nuove strade economiche perché nessuna di quelle prospettate sembra promettere un futuro paragonabile in gloria a quelle del passato» n . Sotto la Thatcher tanti scudi protettivi sono stati tolti, a volte con violenza, a volte in modo più subdolo, sempre con una determina zione molto esplicita a “ lasciare fare ” alle libere forze del mercato internazionale la scelta delle nostre strade future. È una scelta ideale (anzi idealistica) anche questa; il ritorno ad uno di quei “ valori vittoriani ” che la Thatcher ama predicare per il bene di tutti. Ma, fuori dal suo cerchio, lo scetticismo avanza, 10
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