Transizione 1985

venerabile figura di Harold Macmillan, 92 anni, l ’ ex-Primo Mini stro degli “ anni d ’ oro ” 1957-63. Per lui e per molti altri della sua tendenza centrista, è il negativismo di questo governo che offende, la ricerca del conflitto senza alcun conseguente risultato positivo, la mancanza di obiettivi costruttivi, la distanza fra le conquiste annun ciate ufficialmente e l ’ esperienza quotidiana di stagnazione, il decli no e la disgregazione. Come ha scritto persino il «Daily Telegraph»: «la sicurezza nelle vecchie certezze (economiche) è svanita e nessu no sa veramente con che cosa rimpiazzarle» 6 . Si tratta di una sensazione molto diffusa nella realtà inglese, e non da oggi soltanto. La sinistra conosce questa sensazione almeno dal 1979, se non dal 1976. Non vogliamo comunque soffermarci sulle travagliate vicende che continuano ad affliggere il partito laburista (nonostante l ’ affermazione personale e politica sempre più evidente del leader Kinnock), le quali vengono trattate in dettaglio nell ’ articolo di Philip Daniels. Piuttosto vogliamo sottolineare che “ l ’ intenso di battito sui meccanismi economici di fondo del sistema capitalistico ” coinvolge ormai le aspettative, le norme politiche e morali, le definizioni di legittimità di tutte le componenti sociali del paese: la lotta per affermare una nuova “ saggezza convenzionale ” è in realtà una lotta per costruire e far accettare nuove culture politiche, basate su valori individuali e collettivi che vengono analizzati e ricostruiti sempre più esplicitamente 7 . Ecco il nuovo presidente del partito conservatore, l ’ ex-Ministro del Lavoro Tebbitt: «Io so che nell ’ avanguardia della campagna per un ritorno ai valori della de cenza e dell ’ ordine si troverà sempre il Partito conservatore, poiché noi capiamo, come nessun altro partito, che la difesa della libertà significa la difesa di quei valori che rendono possibile la libertà, evitando la sua degenerazione nel permissivismo» 8 . In contrasto, Michael Foot si è espresso nella maniera seguente ad un certo momento, verso la fine dell ’ ultima campagna elettorale: «Noi diciamo a tutti: non siamo disposti ad accettare (l ’ estinzione) dei paesi di queste valli. Non siamo disposti a lasciare che le forze del mercato determinino quali comunità noi possiamo costruire. Troppo preziose sono le comunità di queste valli per permettere che diventino vittime delle leggi del profitto. Azione pubblica, azione socialista, la mobilitazione delle risorse di tutta la collettività devo no garantire che non cadano in pericolo le norme basilari del nostro modo di vita: ecco il principio in cui noi crediamo nelle grandi comunità socialiste di queste valli» 9 . 9

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