Transizione 1985
strie chiave (petrolio, chimica, ingnegneria, basate sulle tecnologie più avanzate) e servizi (beni di consumo e servizi)» e «le aree centrali di crescita industriale... sono tra le aree in cui il capitale straniero è meglio rappresentato in Gran Bretagna» 18 . Ogni tentativo di fare un bilancio dell ’ impatto del thatcherismo dipende dalla stima che si fa delle possibilità esistenti di consoli dare una strategia delle «due nazioni», basata sulla crescita delle industrie nascenti e del Sud-Est, mentre il resto del capitale bri tannico (soprattutto l ’ industria manifatturiera) vive un declino continuo. Tutto ciò poi dipende dalla capacità del governo a conte nere le ripercussioni politiche di questa riorganizzazione radicale dell ’ economia britannica, con tutte le implicazioni conseguenti, in termini di disoccupazione, segmentazione della forza lavoro, diffe renziazione dei tenori di vita, aggravarsi delle diseguaglianze re gionali e marginalizzazione delle minoranze etniche, nonché di altri gruppi sottoprivilegiati. Il governo chiaramente spera che — una volta finito il petrolio — le rendite derivanti dagli investimenti oltremare sosterranno il settore ora in espansione, quello dei servizi, basato su bassi salari. Ma questo comporta un dilemma più grande, che riguarda proba bilmente il rapporto tra salari, produttività e la bilancia dei paga menti. Se il rapporto tra salario medio e il livello di disoccupazione mantiene l ’ odierno equilibrio, le prospettive di un calo significativo della disoccupazione nel medio periodo sono scarse. Per contro, le misure intraprese sul lato dell ’ offerta non sembrano in grado di correggere la bassa produttività dell ’ economia britannica. Dietro a ciò giace una contraddizione fondamentale della strategia neo-libe rale. Queste politiche hanno lo scopo di promuovere una effi cienza di tipo neo-classico nella distribuzione delle risorse. Ma sul lungo periodo, la crescita della produzione del settore manifat turiero e la competizione internazionale dipendono soprattutto da un ’ efficienza dinamica. Una distribuzione efficiente delle risorse richiede un mercato con un sistema dei prezzi flessibile (soprattutto per quanto riguarda la forza lavoro) e la mobilità della forza lavoro. Ma tale efficienza dipende dalla cooperazione nell ’ uso della forza lavoro all ’ interno della ditta. Con la caduta della domanda e la mancanza di un progetto di pianificazione per la ristrutturazione industriale, le logiche dei due tipi di efficienza entrano in conflit to 19 . Mentre tali politiche danno alcuni vantaggi sul breve periodo in termini di produttività, sul lungo periodo riducono la efficienza e la competitività. Questo si può già vedere nella grave perdita di 49
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