Transizione 1985
negli anni ’ 70 e la internazionalizzazione del capitale bancario e commerciale hanno significato che la prosperità della City e la sua influenza economica e politica non dovrebbero venir confuse con la prosperità e la influenza degli operatori finanziari britannici. Le prospettive per l ’ industria sono molto meno chiare. L ’ impatto delle politiche governative è ambiguo: così decidere se il loro effetto generale sia da considerarsi razionale dal punto di vista capitalista dipenderà dall ’ adozione di una prospettiva capitalista nazionale o internazionale, e di un punto di vista fordista o post-industriale, per quanto riguarda le precondizioni dell ’ accumulazione del capitale nella congiunta attuale. Dal punto di vista dello sviluppo intensivo sostenuto dalle teorie post-industriali su scala internazionale (nei termini di specializzazione flessibile e di forme differenziate di consumo) gli effetti del thatcherismo sono stati, intenzionalmente o meno, assai positivi. Dal punto di vista del consolidamento del fordismo in Inghilterra (inteso come produzione e consumo di massa), il suo impatto è stato misto, poiché la recessione ha imposto un certo livello di modernizzazione, ma ha principalmente contri buito alla distruzione dell ’ industria manifatturiera, favorendo il settore dei servizi e il consumo improduttivo, così come la disoccu pazione e l ’ aumento dei costi dei sussidi. In entrambi i casi, l ’ ap proccio riluttante del governo è stato di poco aiuto alla accumula zione del capitale; molto meno che nel caso di una politica di intervento più direttamente produttivistica, come avviene in Ger mania Ovest o in Giappone. Lo sviluppo a livello internazionale del sistema post-industriale si rispecchia in stime recenti, secondo le quali il 48% delle vendite delle 50 multinazionali britanniche più importanti sono da attribui re a produzioni di oltremare e il 39% dei dipendenti sono localizzati nella stessa area I6 . In generale, i surplus petroliferi e quelli invisi bili hanno permesso un grande aumento degli attivi esteri: da 75,1 miliardi di sterline nel 1979 a 172,5 miliardi di sterline nel 1983. Gli attivi dall ’ estero, al netto dal debito con l ’ estero, sono aumenta ti, da 13 a 56 miliardi 17 . Nel contempo il governo ha incoraggiato le multinazionali a investire in Gran Bretagna. Questo finirà per riprodurre quell ’ eco nomia basata sui bassi salari tipica della Gran Bretagna del dopo guerra (riflettendo anche la maggior segmentazione del mercato del lavoro post-industriale) e sfrutterà le possibilità di accesso al resto della Comunità Europea. Perciò, il capitale industriale in Gran Bretagna sta «raggruppandosi attorno a un nuovo nucleo di indu 48
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