Transizione 1985
(lamentali delle società in cui viviamo, alla luce del criterio distribu tivo che presiede all ’ allocazione delle opportunità di vita (o capacità fondamentali) fra concittadini, se prendiamo sul serio l ’ idea che ci riconosciamo membri di pari dignità della cooperazione sociale. Com ’ è facile vedere, si tratta ancora una volta, in uno scenario per tanti versi mutato, del ricorrente motivo della tensione fra il nucleo dell ’ utopia di valore e credenza politica socialista e qualcosa come un impegno alla valutazione e alla giustificazione etica del capita lismo e, se si preferisce, del mercato. Dunn sostiene che il fine di una società socialista (di un ideale di socialismo credibile e plausibi le) è quello di esprimere nella struttura e nel disegno delle relazioni sociali i giudizi e i sentimenti che la gente (la maggioranza della gente? il 51% di essa?) condivide a proposito di come le relazioni sociali dovrebbero essere. La speranza socialista, egli afferma, è quella per cui la cultura possa dominare e modellare la struttura e i valori umani possano plasmare le organizzazioni della produzione e della riproduzione sociale. «Socialismo» vuol dire impegnarsi a rimodellare o riformare la società, questa società, in «conformità a un modello moralmente più accettabile». Ho spesso insistito, in proposito, sulla prospettiva di un «socialismo della preferenza». Nella mia prospettiva — e credo che Dunn sia d ’ accordo con me — il socialismo o è preferito o non è. Perché sia preferito, esso deve catturare, modellare e dare coerenza alle credenze e ai giudizi intuitivi di giustizia sociale propri della maggior parte degli uomini e delle donne cui è accaduto di avere una vita da vivere (e questioni di vita) in società capitalisti- che: società in cui il conflitto politico ha luogo secondo le regole della competizione democratica, in cui la moneta politica è (o dovrebbe essere solo) la fiducia, e la direzione dei processi econo mici ha luogo per via privata e per via pubblica (più o meno ampiamente, a seconda dei casi). La democrazia politica è la forma in cui il socialismo è, per noi, possibile. Naturalmente, esso non è affatto necessario. Ma, perché sia possibile, deve essere in grado di tradurre, in una prospettiva coerente e riconoscibile , una concezione appropriata di giustizia sociale. Essere plausibili e credibili è per la sinistra, come sostiene Dunn, qualcosa come un dovere, da inserire al primo posto nell ’ agenda politica. Dal punto di vista dell ’ efficien za è difficile contestare che le società capitalistiche e il mercato possono vantare meriti di superiorità sulle varie esperienze di socia lismo reale. Non solo: come ha recentemente osservato Michele Salvati, non vi è dubbio che «nei paesi capitalistici avanzati la
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