Transizione 1985

superiorità dell ’ ordine capitalistico rispetto ai suoi sfidanti storici in termini di libertà individuali, di pluralismo politico, di dinamica sociale, sembra difficilmente contestabile». Ma, come Salvati ragio nevolmente aggiunge, questo non è vero «in termini di sicurezza, eguaglianza, solidarietà». E ciò a partire dall ’ obiettivo ricorrente- mente proprio delle sinistre che è un obiettivo o un fine tanto economicamente e socialmente rilevante quanto eticamente centra le: quello dell ’ occupazione o, se si è più esigenti, della «buona» occupazione. Dunn sostiene che nel capitalismo permangono forme di immoralità e di ingiustizia che offendono la sensibilità morale della maggioranza delle persone. Una prospettiva socialista credibile deve muovere da un resoconto razionale della collera e dell ’ oltrag gio morale di uomini e donne, i cui prospetti di vita sono pervasi- vamente e arbitrariamente modellati dagli esiti della lotteria di mercato. Si tratta, io credo, della sfida reale di una prospettiva socialista che sia oggi coerente con l ’ accettazione del pluralismo politico e delle eguali libertà di cittadinanza (onore al cittadino Sakharov!) e che non rinunci all ’ obiettivo dell ’ eguale valore delle libertà e dei diritti di cittadinanza. Che punti all ’ eguaglianza o all ’ egualità nella distribuzione di capacità o opportunità fondamenta li, per dirla con A. Sen e J. Rawls. Una società migliore è, in questa prospettiva, una società il cui modello delle istituzioni fondamentali sia informato dall ’ idea guida del punto di vista della eguale cittadinanza sociale. Il «vento di destra» non sembra generare società particolarmente attraenti per coloro che le abitano, né per i loro nipoti, sia dal punto di vista della giustizia sociale sia da quello dell ’ efficienza. Una prospettiva europea di progresso e di riforma della società può semplicemente muovere di qui. E non limitarsi, naturalmente, alle discussioni accademiche sui modelli di teoria politica (le cose di cui John e io ci occupiamo professionalmente), ma farsi pratica sociale e speranza condivisa per chiunque continui a ritenere che, per sé e per i propri figli, una società giusta sia un ’ utopia ragionevole di giudizio e credenza politica. Qualcosa come un impegno a plasmare il proprio, comune, destino. (La politica assomiglia a qualcosa del genere, nei suoi momenti più alti e — ahimè — rari). A meno che il dr. Stranamore (malgré lo spirito simbolico di Ginevra ’ 85) non abbia un tic. Ma, allora, contrariamente a quanto sostenuto da J.M. Keynes, è sul «brevissimo periodo» che siamo tutti morti. (Esseri umani di sinistra e di destra, più esseri non umani di qualsivoglia specie inclusi!).

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