Transizione 1985
solidarietà con il suo partito e l ’ Unione Sovietica nel momento più cruciale della lotta politica e militare dei nostri tempi costituì per lui un impegno di carattere squisitamente etico, non diverso da quello che aveva portato il giovane intellettuale, universitario, ad aderire alla Repubblica ungherese dei Consigli»: ivi, p. 228). In quel breve passo di Vasoli non è difficile cogliere la spinta polemica rivolta contro quei critici (molti, purtroppo) che più o meno in buona fede negano la convinzione e la validità della scelta di Lukàcs di sposare la causa dell ’ Unione Sovietica e di sostenerne pienamente quella lotta dalla quale — egli lo vedeva bene — dipendeva no le possibilità di esistenza dello stesso socialismo nel mondo («Lukàcs è convinto che le sorti del comuniSmo si identifichino, in questa tappa storica, con la sopravvivenza della Russia sovietica»; «Lo studio approfondito della teoria della rivoluzione in Lenin, e poi la partecipazione appassionata alle lotte all ’ interno del PCUS, spostano gradualmente la sua collocazione maturando un ’ adesione alla linea di sviluppo del socialismo in Unione Sovietica alla fine degli anni Venti, che sarebbe rimasta una costante per tutta la sua vita. A quarantanni di distanza Lukàcs poteva ancora scrivere che l ’ operato di Stalin nella seconda metà degli anni Venti era stato l ’ unico capace di salvare l ’ eredità di Lenin, M. Vacatello, Cròi e sviluppo del marxismo nell ’ analisi del secondo Lukàcs, cit., pp. 1173, 1167). 44. G. Lukàcs, Postscriptum a La mia via al marxismo, cit., p. 19. Commenta in modo esemplare C. Vasoli questa decisione di Lukàcs: «il militante rivoluzionario poteva ignorare che la guerra era alle porte e che l ’ Unione Sovietica stava per affrontare la sua lotta decisiva contro il nazismo? E l ’ uomo di cultura, l ’ intellettuale poteva, a sua volta, dimenticare che da questa lotta dipendeva non solo l ’ avvenire del socialismo, bensì persino la sopravvivenza delle forme più elevate di civiltà prodotte dalla storia? Sono domande nient ’ affatto retoriche, che conservano anche oggi la stessa lacerante violenza e la sconvolgente tensione di trent ’ anni fa; e sono alternative alle quali non è possibile rispondere con le ragioni fin troppo valide nell ’ anno 1969, a venticinque anni da Stalingrado e dalla disfatta del nazismo» (Lukàcs tra il 1923 e iL 1967, cit., p. 228).
107
Made with FlippingBook flipbook maker