Transizione 1985

teorica successiva? Tale è il rilievo mosso anche da M. Vacatello, per il quale il «secondo marxismo lukacsiano, come non rappresenta la corretta messa a punto del primo, non può neppure essere ridotto a semplice involuzione o ripiegamento tattico di Lukàcs» (Crisi e sviluppo del marxismo nell ’ analisi del secondo Lukàcs, in Annali dell ’ istituto Giangiacomo Feltrinelli, anno V, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 1172). 34. G. Lukàcs, Il giovane Marx, cit., p. 123. 35. Ivi, p. 116. 36. Ivi. pp. 117-118 (ultimo corsivo nostro). 37. G. Lukàcs, Il giovane Hegel, cit., p. 759. 38. Ivi, p. 762. 39. Ivi, p. 401. 40. G. Lukàcs, Storia e coscienza di classe, cit., pp. 28, 89, 106. 41. G. Lukàcs, Prefazione a Storia e coscienza di classe, cit., p. XXXIII. Queste sue autocritiche sono state non di rado interpretate in modo scorretto o addirittura malevolo e insinuante al fine di intaccare l ’ integrità morale del loro protagonista, ma, in ogni caso, calpestate nel loro alto valore di etica militante e rivoluzionaria. Come bene afferma M. Vacatello, «la serietà e onestà intellettuale di Lukàcs è al di là di ogni dubbio. Anche quando andava contro il suo convincimento, come per le Tesi di Blum, la ritrattazione aveva sempre lo scopo di consentirgli di restare dentro il movimento operaio, di continuare a lottare per il socialismo» (Lukàcs. Da Storia e coscienza di classe al giudizio sulla cultura borghese, Firenze, La Nuova Italia, 1968, p. 129). Ci viene quindi spontaneo associarci allo «sfogo» di G. Oldrini quando, a conclusione della sua amara constatazione delle deformazioni e dei silenzi di cui sono così spesso vittime le opere del Lukàcs maturo, dice, con «brutale franchezza», che i paesi socialisti, pur con tutti i loro problemi, «godono per lo meno del vantaggio di non dovere ritrovarsi a dare udienza a teorici “ marxisti ” della fatta di coloro per i quali persino la “ fedeltà al partito e al socialismo” passa per un crimine» “ (Onoranze (mancate) a Gyòrgy Lukàcs ” , cit., pp. 310-311). 42. Dirà Formai ultraottantenne Lukàcs (nel 1969) con l ’ animo sereno di chi ha compiuto il proprio dovere: «Se mi volgo a guardare indietro, il problema di come esprimermi e, dopo il 1917, quello di come servire il movimento socialista — così come l ’ ho sempre concepito — sono divenuti due tendenze convergenti fra loro» (Cultura e potere, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 134). Il «primo elemento della grandezza di Lukàcs» sta proprio qui, nel «carattere di militante rivoluzionario, marxista, carattere che per più di cinquanta anni, in momenti e modi anche drammatici, ha improntato tutta la sua opera, così come la sua presenza» (dichiara zione di C. Luporini a «L ’ Unità», 6 giugno 1971, p. 6. Si veda, ibidem, anche la dichiarazione di L. Lombardo Radice, che parla di «insegnamento etico-politico che il compagno Lukàcs ha lasciato come tacito testamento ai militanti comunisti, in particolare agli intellettuali comunisti. Disciplina di lotta e autonomia di pensiero: questi sono stati i due poli della dura dialettica che ha stretto nella sua morsa la lunga, fedele e libera milizia comunista di Gyòrgy Lukàcs. Egli era una voce della ragione, della critica, del coraggio intellettuale che si levava dentro il comuniSmo e per il comuniSmo. Criticare il movimento restando parte di esso: questo ci sembra l ’ insegnamento del comunista Lukàcs a tutti gli intellettuali comunisti, anzi, a tutti i compagni, intellettuali e no»). 43. G. Lukàcs, Postscriptum a La mia via al marxismo, cit., pp. 17-18. «E quando questo onesto intellettuale, che, al di là di ogni possibile errore o deficienza teorica, ha sempre saputo pagare di persona la fedeltà alle proprie convinzioni, afferma che alla difesa dello stato socialista era disposto a subordinare tutto, anche “ l ’ opera stessa della sua vita, ” è difficile non riconoscere la convinta e “ oggettiva ” validità della sua scelta» (C. Vasoli, Lukàcs tra il 1923 e il 1967, cit., pp. 226-227). C. Vasoli è, a quanto ci risulta, uno dei pochi ad aver dedicato ampio spazio a queste pagine di Lukàcs, ed ha inoltre il grosso merito di averne colto l ’ importanza derivante dal valore etico-educativo e dalla carica rivoluzionaria che possiedono («la 106

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