Transizione 1985

LE ALLEANZE SOCIALI DA TOGLIATTI A OGGI

Gianfranco Pasquino

Quando Togliatti pronunciò il suo famoso discorso Ceto me dio e Emilia rossa 1 (il 24 settembre 1946), perseguiva numerosi obiettivi. Non si trattava soltanto di lanciare un messaggio ai molti e forti settori operaisti del partito, che la sola classe operaia non sarebbe stata in alcun modo sufficiente a perseguire la via italiana al socialismo e soprattutto a fare passi avanti. Né era soltanto l ’ avver timento agli altri partiti (socialisti compresi) che il Pei non si sarebbe fatto rinchiudere nella fortezza della classe operaia (che, d ’ altronde, nell ’ Emilia rossa tale non era). Né era soltanto il tenta tivo di fare rivivere un ’ alleanza anti-fascista, soprattutto efficace e «interclassista» in Emilia-Romagna. Si trattava di qualcosa di molto più ambizioso: la prospettazione della nuova strategia di alleanze sociali. In nuce, questa strategia era contenuta nella decisione togliat- tiana di creare un partito nuovo, che, seguendo alcune intuizioni gramsciane, fosse di massa e quindi largamente aperto a strati sociali diversi da quelli operai. Ma le resistenze non erano mancate, cosicché Togliatti affrontava il problema anche dal punto di vista dei rapporti sociali fra le classi che avrebbero dovuto costituire il blocco grazie al quale si sarebbe potuto creare il socialismo in Italia. L ’ attenzione di Togliatti si indirizzò anzitutto verso la fonda mentale distinzione fra i capitalisti e i salariati e verso l ’ essenziale individuazione del largo spazio aperto fra questi due gruppi. «Tra chi è salariato e chi è capitalista si colloca infatti una gamma molto numerosa di gruppi sociali». Il secondo cruciale passaggio consistet te nella rilevazione che «esistono nella nostra società numerosi gruppi che si posson chiamare intermedi, i cui orientamenti ideolo gici e politici, però, possono essere dall ’ uno all ’ altro di essi assai 119

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