Transizione 1986
per lungo tempo esercitato. La supremazia in campo tecnologico di cui essi hanno goduto nei decenni seguenti la II guerra mondiale ha permesso alle altre economie di investire assai più intensamente per sfruttare un «ritardo» che costituiva per queste un campo assai ricco di opportunità tecnologiche (Rosenberg, 1982). Alla base di queste tesi, sviluppate in alcuni casi in vere e proprie teorie, è la proposizione che il progresso tecnico è un potente stimolo per gli investimenti. Nella tradizione classica e schumpeteriana questo è un elemento essenziale dei processi di crescita. Nella teoria di Kal- dor (1957; 1961; 1967) la possibilità di sfruttare attraverso Fin- vestimento, aumentando l ’ intensità di capitale, le opportunità del progresso tecnico costituisce una fonte di incremento della produtti vità e di un circolo virtuoso di crescita per l ’ intera economia. La crescita della domanda e della conseguente produzione è motivo, via la legge di Verdoorn, di ulteriore crescita della produttività. Processi cumulativi che sfruttano alcuni dei principi enunciati sono una caratteristica dei modelli che spiegano la più rapida cre scita di alcune economie relativamente sviluppate, ma che accusano un «ritardo» tecnologico rispetto all ’ economia leader. Ciò avviene perché in quest ’ ultima il progresso tecnico si è tradotto in innova zioni che si sono diffuse o sono in via di diffusione con velocità data. Per le economie che gradualmente pervengono a livelli di reddito pro-capite tali da generare domanda per quelle merci la cui produzione è suscettibile di utilizzare tali innovazioni, queste costituiscono un corpo di conoscenze già disponibili (tanto più quanto più la tecnologia è «matura»). Ne segue che tanto più è vasto il differenziale tecnologico tra un paese ed il leader tanto più esiste la possibilità di rapidi aumenti della produttività per effetto dell ’ applicazione di innovazioni nel processo produttivo (Cornwall, 1977). Un ruolo cruciale nella dinamica descritta è assegnato alle industrie che producono beni capitali. Sono queste, infatti, che attraverso le proprie innovazioni di prodotto contribuiscono so stanzialmente a quelle di processo dell ’ intera economia e dunque alla crescita della produttività aggregata. La crescita della produttività inserisce il sistema in un circolo virtuoso: essa consente l ’ espansione della domanda interna ed este ra e dunque l ’ occasione di accrescere l ’ accumulazione in nuovi be ni-capitali in grado di sfruttare tecnologie già sviluppate. In questo modello, come nel precedente, le variabili che crucialmente impri mono moto al sistema sono gli investimenti. L ’ interesse di questo modo di vedere il recente sviluppo e le differenze tra le economie 100
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