Transizione 1986

terno di questo processo la crescita della produttività non è affida ta a fattori accelerativi che sfruttano opportunità tecnologiche eso gene ma è essa stessa presupposto e conseguenza del processo di investimento. È un corollario delle proposizoni esposte che la possibilità di essere e di svilupparsi di un siffatto «circolo virtuoso» dipende in modo assai generale dalla presenza e della forza del settore dei beni-capitale. In effetti, il suo dispiegarsi, ossia lo stabilirsi dei legami descritti, dipende da molti fattori. Tra questi di particolare importanza è la composizione, e non solo la grandezza relativa, del settore. Perché un ’ innovazione possa effettivamente sviluppare il potenziale che possiede in termini di incrementi di produttività, è necessario che essa si diffonda nel sistema economico rapidamente e capillarmente. Questo implica che il settore dove essa si verifica sia legato al numero più alto possibile di settori utilizzatori. For malmente è necessario che un dato settore innovativo alimenti, nella matrice delle relazioni inter-industriali che esprime i flussi materiali di capitale, un numero elevato di altri settori. Da questo punto di vista, a poco varrebbe un flusso di innovazioni assai sofisticate tecnologicamente ma di scarsa applicabilità nei settori «a valle». Assai più efficaci sono invece quelle modeste innovazioni, anche di tipo incrementale, suscettibili di essere prontamente diffu se tra gli utilizzatori. Con l ’ aumento della capacità innovativa diventa possibile ele vare nuovamente i saggi di profitto attesi degli utilizzatori secondo i principi di un movimento che, in linea di massima, è cumulativo nel tempo. In realtà, il processo non è lineare. Come si è visto, un presupposto della dinamica che esso esprime è la strategia compe titiva delle imprese appartenenti ai settori dei beni-capitali. Il con flitto spinge le imprese a ricercare continuamente il modo di mi gliorare i mezzi di produzione che esse producono, per proteggere se non espandere la propria quota di mercato. Diversi autori, tut tavia, hanno argomentato in modo convincente che l ’ assetto di mercato, il numero delle imprese, e dunque il grado di competitivi tà sono risultato, e conseguenza, del conflitto stesso. Le imprese che sopravvivono sono, in generale, una frazione di quelle inizial mente presenti nel processo e, perciò, la coalizione oligopolistica diventa più forte (Nelson e Winter, 1982). La ragione fondamenta le sta nel fatto che i «vincitori» rafforzandosi acquisiscono maggio ri profitti, fondi propri, così come conoscenze ed esperienze. In questo modo rafforzano più e meglio la propria capacità innovati 104

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