Transizione 1986
della sua diffusione. Il contrasto è stato ed è marcato: accanto ad incrementi di produttività notevolissimi, al rapido innalzarsi della forza produttiva di ogni singolo lavoratore, è apparso un numero vasto e crescente di lavoratori senza lavoro. L ’ implicazione per il sistema delle relazioni industriali e per lo stesso «contratto sociale» che regge le democrazie, specialmente europee, è del tutto evidente. Interrogarsi sulle ragioni del relativo successo americano è, da questo punto di vista, un modo per approssimare una risposta al dramma europeo. Quale ne è, dunque, la chiave? Rudiger Dornbusch, nel primo dei saggi presentati, esamina il comportamento macro-economico degli Stati Uniti paragonandolo a quello dei paesi europei presi nel loro insieme. L ’ autore circoscrive le possibili ragioni del generale aumento della disoccupazione e del differenziale tra i due sistemi a tre punti fondamentali: (z) un eccesso di salario reale, (zz) un generale peggioramento dei costi del lavoro non strettamente salariali e (zzz) una carenza di domanda ag gregata. Il primo, generalmente associato a varie versioni della scuo la neo-classica, viene rapidamente e convincentemente scartato co me infondato teoricamente e come implausibile sul piano dell ’ evi denza empirica: i salari reali sono cresciuti, nel primo quinquennio degli anni ’ 80, assai meno della produttività. Il secondo è, invece, accettato come una delle cause principali del generale aumento del tasso di disoccupazione. Esso si riferisce alle complesse trasformazio ni nelle relazioni industriali avvenute nei paesi industrializzati dal dopoguerra in poi e che hanno reso il mercato del lavoro assai rigido e l ’ occupazione in una data struttura produttiva simile ad un investimento di medio se non di lungo periodo. Il rischio ed il relativo costo di un eccesso di occupazione rispetto al volume di produzione erano trascurabili quando l ’ economia cresceva, fino alla fine degli anni ’ 60, a saggi di crescita alti e stabili. Con la fine del «periodo d ’ oro» della crescita e con l ’ incedere delle recenti crisi internazionali la prospettiva è drasticamente cambiata. A saggi di crescita generalmente più bassi ed instabili si sono associate aspetta tive ad essi congrue. La conseguenza è stata che il rischio ed il costo atteso di un eccesso di occupazione sono notevolmente aumentati. La rigidità del mercato del lavoro è, dunque, vista come una causa importante dell ’ aumento del saggio di disoccupazione. Sul problema della rigidità di questo mercato, tuttavia, si soffermerà lungamente il saggio di Michael Piore, mentre un ’ analisi delle sue caratteristiche fondamentali sarà effettuata dal contributo di Michele Bruni e Franco B. Franciosi con uno studio comparato tra Italia e Stati 10
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