Transizione 1986
sua instabilità, o ne è il presupposto? È difficile dare una risposta definitiva. I recenti contributi di Minski sulla instabilità del siste ma finanziario in rapporto con quello «reale» forniscono una dire zione di analisi assai suggestiva, soprattutto se si tiene conto della crescita della dimensione finanziaria del capitalismo americano. È opinione dell ’ autore, tuttavia, che una risposta esauriente possa essere trovata solo analizzando simultaneamente l ’ assetto sociale, le istituzioni del processo e del controllo politico, l ’ organizzazione statuale. È però possibile una conclusione. L ’ apparente debolezza del «circolo virtuoso» che è stato discusso precedentemente, e perciò il permanere di un sostanziale differenziale nella crescita della pro duttività getta seri dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di rigua dagnare il ruolo egemone che nel complesso delle relazioni econo miche era loro garantito dal ruolo di paese centrale del sistema monetario internazionale. Allo stesso tempo, in Germania e in Francia, il processo cumulativo espresso dal «circolo virtuoso» sembra essersi affievolito. Ciò è da porsi in relazione con la pro lungata e persistente stagnazione della domanda aggregata, spe cialmente nel primo dei due paesi. È chiaro che il «circolo virtuo so» perché produca effetti sostanziali ha bisogno di prospettive di domanda nel medio e nel lungo periodo. Il danno che questa irragionevole carenza di domanda che «flagella» l ’ Europa arreca, può essere maggiore dei semplici effetti di breve periodo. Note 1. È superfluo ricordare i risultati fondamentali della teoria del capitale ora larga mente (si spera) acquisiti dalla professione economica. 2. In quegli anni gli investimenti mostrano un «ritardo» rispetto all ’ andamento della domanda. Se questo venisse eliminato dal calcolo del saggio medio, la proprietà enunciata sarebbe mantenuta. 3. Per quanto riguarda i due paesi europei il rapporto in questione sottostima la grandezza effettiva del settore «beni-capitale». Ciò perché la bilancia commerciale dei due paesi, per questo tipo di beni, è positiva e di un ordine di grandezza più che significativo. In via indicativa si riporta il rapporto tra detto sovrappiù e gli investimenti in macchinari ed impianti in tre anni di riferimento.
USA 0,18 0,11 0,06
Francia
Germania
1960 1970 1979
0,28 0,15 0,54
1,02 1,05 1,50
4. Questa differenza deve, purtroppo, essere in parte attribuita alla diversa classi ficazione, recentemente modificata dall ’ OECD.
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