Transizione 1986
l ’ occupazione al variare della produzione. Ciò fa ritenere che le differenze strutturali tra i due mercati del lavoro siano molto mag giori di quanto sembrano ritenere Dornbusch e soprattutto Piore. Tali differenze dipendono in parte dalla maggiore abbondanza e dalla più rapida crescita dell ’ offerta di lavoro negli USA e quindi dall ’ effetto calmierante esercitato sui salari; in parte dai minori vincoli istituzionali e contrattuali presenti nell ’ economia americana, dove la mobilità geografica, settoriale, tra imprese e tra mansioni diverse è certamente molto più alta che in Europa; in parte infine dalle caratteristiche della struttura produttiva e quindi della do manda di lavoro. Non va infatti dimenticato che il peso e lo svi luppo del settore terziario sono negli USA molto maggiori che negli altri paesi industriali ed è noto che, mentre nell ’ agricoltura e nell ’ industria l ’ aumento della produzione tende a trasformarsi prin cipalmente in incrementi di produttività, nel terziario tende a pre valere (o per lo meno è molto più ampio) l ’ effetto occupazione. Segue da tutto ciò che l ’ aumento della domanda aggregata può rivelarsi in Europa e soprattutto in Italia un ’ arma in parte spunta ta, almeno sino a quando non verranno messe in atto le misure necessarie per il ritrasformare il lavoro da fattore fisso, particolar mente costoso e rischioso per l ’ impresa, in fattore sia pure in parte variabile. In questo senso si è espresso, del resto, anche il terzo rapporto annuale presentato recentemente dal Gruppo di politica macroeconomica del Centre for European Policy Studies 3 , del qua le lo stesso Dornbusch fa parte. Secondo tale rapporto la politica dell ’ occupazione dovrebbe, infatti, reggersi su due pilastri: a) una serie di interventi strutturali volti a trasformare la ga ranzia del posto di lavoro da microeconomica a macroeconomica, attraverso la rimozione delle rigidità che riguardano l ’ assunzione, il licenziamento, la flessibilità degli orari e delle retribuzioni, l ’ impie go a tempo definito ed a tempo parziale, l ’ apprendistato ed il salario di ingresso, gli oneri sociali, le differenze tra piccole e grandi imprese, i servizi pubblici e privati, le locazioni, gli affitti, e così via; b) una espansione della domanda (da attuare con coraggio, soprattutto con una riduzione dei tassi di interesse e con sgravi fiscali sui profitti non distribuiti, nel momento in cui cedono i prezzi del petrolio e le quotazioni del dollaro). Su questo secondo strumento, che Dornbusch sembra ora privilegiare rispetto al primo, 128
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