Transizione 1986
sottolineare, il problema è proprio questo: i paesi europei nel recen te passato non hanno affatto dimostrato, nemmeno all ’ interno della Cee, di sapersi comportare come un unico sistema economico co sciente dei propri interessi comuni e del fatto che il grado di apertura dell ’ area nel suo complesso nei confronti del resto del mondo non è molto più elevato di quello degli altri colossi indu striali, come gli USA ed il Giappone. D ’ altra parte, prima che questa presa di coscienza possa tradur si in politiche di sostegno della domanda e dell ’ occupazione più coraggiose e meno condizionate dai vincoli delle singole bilance dei pagamenti nazionali, la Cee dovrà uscire da una contraddizione fondamentale: da un lato, il grado di integrazione tra i mercati dei singoli paesi membri diventa sempre maggiore e quindi il vincolo esterno per ognuno di questi diventa sempre più stringente; dal l ’ altro, l ’ unificazione monetaria e politica — che sola potrebbe consentire di superare o per lo meno attenuare i vincoli nazionali trasformando le singole bilance dei pagamenti in un ’ unica bilancia europea — tende a segnare il passo e forse ad allontanarsi come obiettivo in misura direttamente proporzionale all ’ allargamento della Comunità. Note 1. Canada, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Italia, Stati Uniti d ’ Ame rica. 2. La curva di domanda aggregata dei beni, com ’ è noto, deriva a sua volta dalle curve IS e LM. Si veda al riguardo R. Dornbusch, S. Fischer, Macroeconomia , Bolo gna, Il Mulino, 1985, cap. I, e P. Pettenati, Salari, distribuzione del reddito e do manda effettiva nella teoria keynesiana e nella teoria neoclassica, in V. Cao Pinna (a cura di), Econometria e pianificazione, Milano, Etas Kompass, 1971. 3. Cfr. O. Blanchard, R. Dornbusch, J. Drèze, H. Gierscb, R. Layard e M. Monti, Employment and Growth in Europe: a Two-Handed Approach, Bruxelles, CEPS, 1985.
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